fbpx

Aborto, diritto solo sulla carta in Sicilia: è la regione con più obiettori d’Italia

Legale ma difficile da ottenere. L'accesso all’interruzione volontaria di gravidanza è limitato dall'alto livello di obiezione. In Sicilia si arriva all'81,6 per cento tra i ginecologi, al 73 per cento tra gli anestesisti e a oltre l'86 per il personale non medico, secondo i dati ufficiali del ministero della Salute

L’Italia ha legalizzato l’aborto nel 1978, quando la legge 194 ha dato alle donne il diritto di interrompere gratuitamente le proprie gravidanze negli ospedali pubblici. Gli aborti possono essere eseguiti durante i primi novanta giorni di gravidanza con un periodo di attesa di sette giorni. Successivamente a questo termine, gli aborti sono consentiti solo se esiste un grave rischio per la salute della madre o anomalie fetali. La legge ha però una clausola: i medici possono non praticare l’aborto sulla base di motivi religiosi, morali o personali. Oggi, quasi 45 anni dopo l’approvazione della norma, in Italia il 64,6 per cento dei ginecologi in servizio nelle strutture dove è prevista l’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) sono “obiettori di coscienza”. Una percentuale che in Sicilia arriva al 81,6 per cento, la più alta d’Italia dopo Abruzzo (83,8) e Molise (82,8).

La Sicilia regione “record” per obiettori

I dati sono raccolti nella relazione annuale del ministero della Salute sulla legge 194/78 e si riferiscono all’anno 2020. Oltre al numero di ginecologi obiettori, a quota 307 in Sicilia nel 2020, contiene anche dati relativi alle altre figure impegnate nei servizi di IVG. Gli anestesisti obiettori sono in Sicilia 331, il 73,1 per cento, contro la media nazionale del 44,6, e segnano in questo caso un record a livello italiano. Altissima è anche la percentuale tra il personale non medico: l’86,1 per cento è “obiettore di coscienza” contro una media nazionale del 36,2. Peggio, anche qui, fa solo il Molise, che arriva a una percentuale del 90 per cento di obiettori tra i “non medici”, ma con numeri assoluti non paragonabili: sono appena 99 individui in Molise, 726 nell’Isola. Sommando le varie categorie, la Sicilia risulta in testa nella percentuale di personale che nega il servizio: i circa 1300 obiettori rappresentano l’81,5 per cento di tutto il personale, un record nazionale.

Dati ufficiali e pubblici, ma da ricostruire

L’Associazione Luca Coscioni, che tra le varie attività sostiene pubblicamente il diritto all’aborto, ha fatto partendo dai dati ministeriali una ricerca apposita contattando i nosocomi d’Italia. Dai risultati si rileva come in almeno 31 ospedali italiani tutti i medici o gli operatori sanitari che dovrebbero assistere le pazienti richiedenti l’interruzione di gravidanza si sono poi rivelati obiettori. Nella relazione, pubblicata nel maggio 2021, si legge che “il dato nazionale non compare nella relazione sulla legge 194/78 del ministero della Salute che, aggregando i dati per Regione, di fatto non rende pubbliche le percentuali di obiettori sulle singole strutture”.
Tra gli ospedali siciliani emerge il caso del Polo Ospedaliero “Salvatore Cimino” di Termini Imerese, dove il 100 per cento del personale sanitario adibito all’interruzione di gravidanza si è dichiarato obiettore (dieci obiettori su dieci impiegati). Laiga, Libera associazione italiana ginecologi per l’attuazione della Legge 194, nata nel 2008 per raccogliere tutti i fornitori di aborti e diffondere informazioni sull’applicazione della legge e sul diritto all’aborto, ha pubblicato una mappa nazionale che elenca tutti gli ospedali e le cliniche che invece forniscono questo servizio sanitario, compresi numeri di telefono e indirizzi.

Negli ultimi dieci anni il numero di obiettori è aumentato del 12 per cento

Se oggi circa il 64 per cento di tutti i ginecologi in Italia è “obiettore di coscienza”, analizzando le variazioni nei reports annuali del ministero della Salute, si evidenzia come la percentuale sia aumentata del 12 per cento nell’ultimo decennio, nonostante un lieve decremento del 2020 sul 2019, quando la quota di obiezione tra i medici ginecologi era del 67 per cento. L’accesso all’aborto è stato complicato anche a causa del ruolo influente della Chiesa cattolica nel sistema sanitario italiano: le rilevazioni statistiche operate sempre dal Ministero della Salute riportano che i circa sette ginecologi su dieci che in Italia si rifiutano di praticare aborti lo fanno proprio per motivazioni religiose.

Aborti in diminuzione, ma si usano anche poco i contraccettivi

Dal 2005, il numero di aborti legali è diminuito e la percentuale di ginecologi che si rifiutano di eseguire aborti per motivi morali è aumentata. Secondo l’ultimo rapporto del ministero della Salute italiano, pubblicato nel 2020, nel corso dell’anno di riferimento in Italia sono state registrate 66.413 interruzioni volontarie di gravidanza, confermando il continuo calo del fenomeno. Rispetto al 2019, si parla del 9,3 per cento di aborti in meno e il nostro rimane uno dei Paesi con i più bassi livelli di ricorso alle IVG. Tuttavia, secondo lo stesso report il basso tasso di aborti è il risultato di una politica di prevenzione delle gravidanze indesiderate nel Paese. Questa interpretazione dei dati sembra però particolarmente problematica da sostenere poiché, al di là del citato piccolo numero di aborti, l’Istituto nazionale di Statistica Istat riporta altresì una mancanza dell’uso della contraccezione (anche tra i giovani): il riferimento più recente, cioè l’analisi intitolata “La salute riproduttiva della donna” del 2019, riporta che, nonostante “un maggior ricorso a metodi moderni, come pillola e preservativo”, il 20 per cento delle coppie eterosessuali utilizza ancora il coito interrotto come “metodo più diffuso per evitare una gravidanza”). Così, l’indisponibilità di servizi di aborto nel paese non si configura come semplicemente il risultato di un’applicazione inadeguata della legge 194: le difficoltà di accesso all’aborto legale si riflettono nella mancata attuazione della legge, a monte della quale sta un conservatorismo che stigmatizza e scoraggia la scelta delle donne di rifiutare una gravidanza, evidenziato dai dati pubblici.

- Pubblicità -
Emanuele Liotta
Emanuele Liotta
Catanese itinerante, sono un insegnante e mi occupo di visibilità LGBTQIA+ per passione, per attivismo e per lavoro. I libri sono il mio pane quotidiano, li leggo, li studio, li divoro e ogni tanto li scrivo; li condisco con la passione per il cinema, per le arti figurative e per le serie TV. Dal 2020 lavoro nel campo della diversity per la pubblica amministrazione e per la comunicazione aziendale.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

20,945FansMi piace
511FollowerSegui
341FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli