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Agricoltura, dal ministero la “Carta risparmio spesa” per Dop e Igp di Sicilia

Crollano i prezzi di vendita dei prodotti della fascia trasformata nel Sud-Est siciliano. E soffre anche il comparto dell’uva da tavola. I produttori delle eccellenze siciliane, ricevuti al ministero dell'Agricoltura, chiedono soluzioni rapide e uno "stato di crisi"

I nodi di una crisi che attraversa tutto il comparto della produzione agricola, con una diminuzione dei consumi e un crollo verticale dei prezzi alla produzione al centro dell’incontro al ministero all’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida. Anche se lui era impegnato in Consiglio dei ministri. Nel mercato ortofrutticolo di Vittoria il pomodoro viene venduto a 40 o 50 centesimi, una parte ingente rimane invenduto o confluisce nelle produzioni industriali. Molte aziende sono sull’orlo del collasso. L’uva da tavola ha fatto registrare prezzi molto bassi, nettamente inferiori rispetto agli ultimi anni. La crisi ha riguardato soprattutto la produzione la varietà dell’uva “Italia” e la produzione dei mesi che vanno da settembre a dicembre. Per l’uva da tavola, la zona di produzione comprende circa 8000 ettari di produzione vitata, almeno 600 aziende) e il calo di fatturato è di almeno 50 milioni di euro.

La folta delegazione dal Sud-Est siciliano

Folta la delegazione di siciliani che ha partecipato all’incontro con il ministro. C’erano i rappresentanti delle categorie produttive e dei consorzi presenti sul territorio delle province di Ragusa, Siracusa, Caltanissetta, Agrigento, Catania: una vasta zona che corre lungo la fascia costiera per più di 170 chilometri, con numerosi insediamenti anche all’interno, come accade per l’uva da tavola di Licodia Eubea, Mazzarrone, Acate e Chiaramonte Gulfi. Rappresentanti di prodotti d’eccellenza come il pomodoro Igp di Pachino o l’uva da tavola Igp di Canicattì e di Mazzarrone, ma anche i rappresentanti dei commissionari ortofrutticoli del mercato di Vittoria, il Distretto Orticolo del Sud-Est Sicilia (Doses), che raggruppa circa 100 imprese, in cinque provincie siciliane e i rappresentanti dell’Associazione Agroalimentare Sicilia Sud Est (Aasse), nata anch’essa con l’obiettivo di raggruppare e rappresentare le istanze degli agricoltori.

Le cause della crisi

La crisi nasce da diverse variabili. L’inflazione ha determinato una diminuzione dei consumi. Si mangia meno ortofrutta e soprattutto meno ortofrutta di qualità. Le temperature anomale e il forte caldo hanno portato a maturazione anticipata alcune varietà e, in alcuni casi (come per il pomodoro) ad accorciare il ciclo di maturazione, con tempi di raccolta più brevi e un surplus di produzione. Inoltre, sono aumentati i quantitativi di merce che provengono dalla Spagna e dal Marocco, dove spesso confluisce anche merce prodotta in altri paesi africani.

Una “Carta risparmio” contro la crisi di uva e ortofrutta

La delegazione vittoriese ha chiesto la proclamazione dello stato di crisi di mercato per il comparto dell’uva da tavola siciliana e dell’ortofrutta coltivata nella fascia trasformata e dello stato di crisi per calamità naturale causati da fattori climatici avversi (alte temperature) e l’indennizzo per i produttori. Chiedono inoltre di intensificare i controlli lungo la filiera commerciale per contrastare le pratiche commerciali sleali. Tra le richieste anche un piano di controllo sulle frodi alimentari ed un monitoraggio dei prodotti orticoli provenienti dall’estero. Il governo ha annunciato l’avvio della “Carta Risparmio Spesa” che permetterà l’acquisto di alcuni beni di prima necessità per nuclei familiari indigenti. La richiesta siciliana è stata dunque di inserire nella “carta” anche alcuni ortaggi e primizie orticole italiane (pomodoro, peperone, melanzana zucchina).

I problemi dell’accesso al credito

Altri provvedimenti dovrebbero riguardare l’accesso al credito. Oggi troppe aziende si trovano in sofferenza bancaria e sono state segnalate al centrale dei rischi della Banca d’Italia. Per aiutare il comparto servirebbe una moratoria (anche tenendo conto del fatto che, a fronte delle posizioni debitorie, molte aziende vantano anche dei crediti non ancora riscossi) e una diversa formulazione del Durc. Troppe aziende indebitate (pur in presenza di crediti non riscossi), oggi non possono accedere ai finanziamenti europei proprio a causa del Durc. Chiesto anche l’abbattimento dei costi sulle operazioni di rinegoziazione dei mutui con le banche e il blocco della ristrutturazione delle pratiche per 18 mesi.

Chiesto un contributo da 25 centesimi

Per l’uva da tavola destinata alla trasformazione industriale che non può essere commercializzata o per il conferimento alle cantine viene chiesto anche un contributo straordinario integrativo di almeno 25 centesimi. “Questo tipo di intervento – spiega il presidente del Consorzio Igp di Mazzarrone, Giovanni Raniolo – consentirebbe di sostenere la produzione, permettendo al produttore di recuperare almeno le spese ed evitando che la merce in più, magari di qualità inferiore perché sovramatura, venga immessa nel mercato”.

Zarba: “Ascoltati e ricevuti dopo una settimana”

“Ci hanno ascoltati e ricevuti in meno di una settimana e questo non è poco – spiega il presidente dei concessionari, Giuseppe Zarba – in passato erano necessari mesi di proteste e scioperi prima di poter avviare un’interlocuzione. Alcuni provvedimenti potrebbero essere varati nell’immediato, come quelli che riguardano la “Carta Risparmio Spesa” e l’inserimento dei prodotti dell’ortofrutta. Per altri servono tempi più lunghi. Noi rimaniamo vigili e attendiamo che alle parole seguano i fatti. L’ortofrutta siciliana ha un fatturato di almeno cinque miliardi, stimiamo la presenza di almeno 150 mila persone che vi lavorano, compreso l’indotto. Al ministero hanno compreso che questo è un settore importante”.
Dello stesso avviso anche il presidente del Doses, Gianni Polizzi: “Il problema serio è il disallineamento tra i prezzi alla produzione e i prezzi di vendita sul banco del supermercato. Chiediamo di poter essere presenti anche nell’interlocuzione con la Gdo. Ci è stata data la disponibilità. Attendiamo ora i provvedimenti concreti”.

Sallemi: “Spetta alla Regione la dichiarazione della crisi”

“Al ministero conoscevano bene la situazione del sud est siciliano – spiega il senatore Salvo Sallemi – su ogni tema è arrivata una risposta, anche se le soluzioni non saranno immediate. Spetta alla regione la dichiarazione dello stato di crisi. Il ministero potrà poi prevedere dei provvedimenti finanziari. Abbiamo detto che bisogna rafforzare i controlli anche sulla merce che entra in Italia, spesso attraverso il canale della Spagna, ma di cui non conosciamo la provenienza reale. A volte si tratta di merce del Marocco, della Somalia, dell’Eritrea, di qualità inferiore e senza le nostre stringenti regole di produzione. Se alcuni settori commerciali preferiscono approvvigionarsi lì, con prezzi inferiori, ne soffrono i produttori italiani e ne soffrono i consumatori, che mangiano prodotti non sicuri. Chiediamo controlli più forti e ci è stato assicurato che si farà. Questo tavolo di confronto è un primo passo. Da oggi i problemi dell’agricoltura siciliana possono arrivare, con più celerità, nei tavoli romani”.

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