fbpx

Agricoltura, in Sicilia meno semina. Il 2024 andrà peggio, e c’entra il clima

"Sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal caldo al maltempo hanno prodotto effetti devastanti" spiega Istat. Le Isole mostrano un trend in diminuzione, con superfici dedicate a cereali scese dal 14,2% al 13,7%. La soluzione? Colture più resistenti: a Catania presentato Mixwheat

In Sicilia, come in diverso modo nel resto d’Italia, il climate change pesa più delle oscillazioni economiche del mercato in agricoltura. Per questo i dati sull’uso dei terreni agricoli stanno cambiando, complice anche la chiusura delle aziende. Quest’ultimo è però un processo di lungo periodo ed infatti la Sau (superficie agricola utilizzata) in Italia è aumentata, seppure molto poco, nell’ultimo anno. Lo spiega Istat specificando però che nel 2023 c’è più terreno disponibile rispetto quello effettivamente coltivato a seminativi. Difficile capire quale sarà il futuro dell’agricoltura italiana e siciliana di fronte cambiamenti del clima così repentini, servirà adattarsi, anche introducendo delle coltivazioni resistenti alle nuove condizioni metereologiche. Un esempio arriva dalla Sicilia, la prima regione italiana per Sau con 1,342 milioni di ettari e con la maggiore estensione di terreni (360.000 ettari) votati all’agricoltura biologica, ma che da lunghi mesi affronta una grave siccità, che ha portato anche a una grave crisi nella produzione di foraggio. In Sicilia sono stati presentati i risultati di un progetto di ricerca per una maggiore diffusione di una varietà di frumento che può resistere maggiormente al clima arido.

Leggi – Stop fotovoltaico nei terreni produttivi. “Toglie un’entrata all’agricoltura”

Più superficie per l’agricoltura in Italia, ma solo lo 0,6%

La superficie agricola utilizzata, nell’annata agraria 2022-2023, ha mostrato un andamento in leggera crescita, con un aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente. I dati censiti da Istat evidenziano però un andamento negativo nel Mezzogiorno per i seminativi e i cereali, con previsioni di cali ulteriori nel 2024 (frumento tenero -6%, frumento duro -4,1%, orzo -5,9%). La diminuzione più intensa si regista a Sud, dove l’incidenza dei seminativi sulla Sau scende dal 47,7% al 44,1%, e nelle Isole dove il dato si è assestato al 32,3%, dopo essere sceso dal 33,5% del 2021. All’opposto le aree geografiche che hanno mostrato un aumento più significativo nei seminativi si trovano al Centro (dal 62,8% al 63,3%) e nel Nord-ovest (da 68,2% a 71,5%). Aumenti comunque così contenuti non permetteranno, verosimilmente, di recuperare il terreno perduto in questi anni per colpa di inondazioni o mancanza di piogge. “Nel corso del 2023 – scrive infatti Istat – il susseguirsi di eventi climatici estremi ha procurato molti danni all’agricoltura nazionale tra coltivazioni e infrastrutture”, con una Sau in aumento solo dello 0,6% la prospettiva non è rosea.

Leggi – Grano turanico, varietà autorizzata “sparita”. Grani antichi salvi (per ora)

Perso il 42% di superficie agricola in 60 anni

Affrontando il tema del cambiamento climatico, Istat ha elencato i tipi di fenomeni che hanno condizionato l’utilizzo della Sau e il suo impiego in Italia. “Sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense e il rapido passaggio dal caldo al maltempo hanno prodotto effetti devastanti, come hanno dimostrato anche le alluvioni in Romagna, Lombardia, Piemonte e in Toscana, con frane, fiumi e corsi d’acqua esondati e allagamenti”. Dietro questi cambiamenti strutturali del clima c’è l’attività dell’uomo, così invasiva da essersi sostanzialmente ritorta contro gli stessi produttori nel lungo periodo. Sono “conseguenza della cementificazione e dell’abbandono dei terreni – ha spiegato ancora Istat – i risultati del settimo Censimento dell’agricoltura hanno mostrato che, negli ultimi 60 anni, l’Italia, ha perso circa tre aziende agricole su quattro e circa il 42% della Superficie agricola utilizzata”.

Leggi – Diga Ragoleto Dirillo: “3 volte più acqua ad EniChem che all’agricoltura”

Futuro incerto, meno cereali, lieve flessione nelle Isole

In questa fase di chiara instabilità fare previsioni è difficile, ma la tendenza è al ribasso in particolare per l’utilizzo delle superfici per la coltivazione dei cereali. Tra il 2022 e il 2023, Istat ha registrato un andamento in realtà stabile delle superfici investite su questo tipo di coltura (+0,2%) in Italia, ma le previsioni per il 2024 denotano invece un brusco calo che arriva al -6,7%, spiega Istat. Questo il dettaglio per macro area. Tra il 2022 e il 2023, i cereali hanno registrato una lieve diminuzione delle superfici a Sud, passando dal 23,1% al 22,6%; mentre per l’annata 2023-2024 le previsioni delle aziende registrano un aumento fino al 6,1% che spingerebbe questa porzione di paese a posizionarsisubito dopo il Nord-est (+26,8%). Le Isole mostrano invece un trend in diminuzione (-0,5%), con Sau a cereali scese dal 14,2% al 13,7%. All’opposto, lo scorso anno, le superfici destinate ai cereali del Nord-ovest hanno coperto il 22,6% del totale delle superfici cerealicole nazionali, con un incremento soltanto dello 0,3% rispetto all’anno precedente. Le previsioni di semina per il 2024 indicano un sensibile calo che porterebbe il valore al 21,2%.

Leggi anche – Siccità, i grani antichi resistono meglio: lo dice l’Intelligenza artificiale. Lo studio

Progetto siciliano per frumento resistente: Mixwheat

In risposta alla fragilità dell’agricoltura in aree a clima semiarido come la Sicilia, è stato sviluppato il progetto Mixwheat, finanziato con la sottomisura 16.1 del PSR Sicilia 2014-2022. I risultati sono stati presentati il 28 maggio all’Università di Catania. Lo studio è durato tre anni e ha analizzato la possibilità di incentivare l’introduzione di una varietà di frumento capace di adattarsi ai climi semi aridi. Proviene dalla Siria e si chiama “Furat Li Rosi”. Affinate le tecniche, l’innovazione di processo verrà gestita direttamente dagli agricoltori e diffusa con una licenza open source per garantirne il più ampio accesso e utilizzo potenzialmente a livello mondiale. Sono sette le aziende agricole bio certificare che hanno partecipato allo sviluppo di Mixwheat, Dara Guccione Biofarm, Agricola Cavalli, Green Bio di Terre di Sant’Agata, Società Agricola di Pietro e Filippo Riolo, Terre Frumentarie di Giuseppe Li Rosi, Antichi Granai dei f.lli Mirella Santa e Salvatore Passamonte, e il Molino Quaglia. Permettendo di adattare e diffondere la popolazione evolutiva del “Furat Li Rosi”, introdotto in Italia più di un decennio fa e coltivato in Sicilia dal 2010.

- Pubblicità -
Chiara Borzì
Chiara Borzì
Sono una giornalista specializzata nei temi di economia, impresa, ambiente, cultura e sport. Attualmente dottoranda di ricerca e cultrice della materia di "Storia Contemporanea" presso l’Università degli Studi di Enna "Kore".

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Social

25,010FansMi piace
712FollowerSegui
392FollowerSegui
679IscrittiIscriviti
- Pubblicità -

Ultimi Articoli