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Alluvioni, frane, terremoti: quanto rischiano le imprese siciliane

Non sono mancate alluvioni che hanno danneggiato produzioni agricole o allagato la zona industriale di Catania, ma quel che fa più paura è il rischio sismico, con le province di Siracusa e Catania al quinto e sesto posto in Italia e un impatto potenziale su oltre 53 mila addetti

L’alluvione che ha drammaticamente colpito le Marche riaccende i riflettori sull’esposizione delle diverse aree italiane agli eventi metereologici estremi, ai fenomeni di degrado ambientale (anche accentuati dal cambiamento climatico), agli eventi di natura sismica, che “possono avere un impatto significativo sull’economia reale e sul settore finanziario”, come evidenzia il Cerved nel suo Rapporto Italia sostenibile 2022. Partendo dai dati territoriali di Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) sul rischio di alluvioni, frane e terremoti, Cerved ha sviluppato una serie di indicatori che consentono di valutare l’esposizione di imprese e immobili alle diverse componenti del rischio fisico. Nel Rapporto regionale Pmi 2022 di Cerved e Confindustria, elaborato sulla stessa base di dati, emerge il quadro di rischio fisico delle piccole e medie imprese. Considerando questo comparto di riferimento, la Sicilia può considerarsi limitatamente esposta al rischio di frane e alluvioni ma molto esposta al rischio di terremoti. Questo fa salire il complessivo rischio fisico, facendo rientrare le province di Siracusa e Catania nella top 15 delle più esposte d’Italia.

Fonte: Rapporto Cerved Italia sostenibile 2022
Fonte: Rapporto regionale Pmi 2022 (Cerved e Confindustria)

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Alluvioni: rischio basso, ma i casi non mancano

Ottobre e novembre 2018: ripetute alluvioni colpiscono centinaia di aziende agricole in quasi tutte le province della Sicilia. Per il ristoro dei danni il ministero delle Attività agricole ha assegnato un fondo di oltre 14 milioni di euro, la cui fetta più cospicua è andata a Siracusa (7.941.014 euro), seguita da Catania (3.048.276 euro) ed Enna (1.843.543 euro), con 1.059 imprese agricole danneggiate dalle avversità atmosferiche. Ottobre 2021: ennesimo allagamento della zona industriale di Catania e ad oggi nulla di rilevante pare sia stato fatto per assicurare una sistematica manutenzione dei canali di scolo. Si tratta di due esempi non da poco, seppure l’Isola non sembri essere molto esposta a questa tipologia di rischio. Come la gran parte delle aziende italiane, che opera in contesti caratterizzati da un basso grado di esposizione alle alluvioni. Secondo la mappa di pericolosità di Ispra, nell’intero territorio italiano le unità produttive più soggette al rischio alluvioni sono 550 mila su un totale di 6,3 milioni, appena l’8,8 per cento. In Sicilia le unità produttive a rischio alluvioni sono 57 (lo 0,4 per cento sul totale delle 14.249 sedi produttive) mentre gli addetti potenzialmente interessati rappresentano lo 0,5 del totale: 738 lavoratori su 147.698 censiti.

Fonte: Rapporto Cerved Italia sostenibile 2022

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Dissesto: basso rischio anche per le frane

Il rischio frane si inquadra nella definizione più ampia di dissesto idrogeologico, ovvero l’insieme di “quei processi che vanno dalle erosioni contenute e lente alle forme più consistenti della degradazione superficiale e sotto-superficiale dei versanti fino alle forme imponenti e gravi delle frane”. L’esposizione a fenomeni franosi coinvolge un numero limitato di imprese. In base ai dati, soltanto il 2,6 per cento (165 mila) delle unità produttive presenti in Italia si colloca in aree ad alto rischio frane, impiegando poco più di 352 mila addetti (il due per cento). Nelle zone a medio rischio si osservano, invece, valori lievemente superiori, con 300 mila unità locali e quasi 700 mila addetti a rischio (rispettivamente il 4,9 per cento e il 4 per cento del totale), mentre la gran parte degli insediamenti produttivi (92,5 del totale con il 93,9 per cento degli addetti) si localizzano in aree del nostro territorio a rischio frane basso o molto basso. In Sicilia il rischio coinvolge solo 14 sedi produttive (lo 0,1 per cento) e lo 295 lavoratori (lo 0,2 per cento). Nessuna provincia siciliana rientra nella top 15 delle più esposte a livello nazionale.

Fonte: Rapporto Cerved Italia sostenibile 2022

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Il rischio sismico è il più elevato in Sicilia

Un’ulteriore componente del rischio fisico è legata al verificarsi di fenomeni di natura sismica. La pericolosità sismica viene definita dall’Ingv come la probabilità che in una data area e in un certo intervallo di tempo si verifichi un terremoto che superi una soglia di intensità o magnitudo. Anche in questo caso, Cerved ha integrato la classificazione delle zone sismiche dell’Ingv con le altre informazioni sul sistema di imprese al fine di mappare l’esposizione al rischio terremoti del nostro sistema produttivo. In Italia le unità produttive localizzate in aree ad alto rischio sismico sono quasi 600 mila (il 9,3 per cento del totale), con possibili impatti si circa 1,3 milioni di addetti (7,7 per cento). In Sicilia il rischio interessa potenzialmente 1.603 aziende (il 38,1 per cento del totale) posizionate per lo più nella Sicilia orientale e ha un impatto teorico su oltre 53.300 addetti (il 36,1 per cento dei lavoratori), con Siracusa e Catania al quinto e sesto posto nella graduatoria nazionale.

Fonte: Rapporto Cerved Italia sostenibile 2022
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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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