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Almaviva, tavolo al ministero per scongiurare 1600 esuberi

Gli ammortizzatori sociali sono in scadenza e c'è lo spettro di centinaia di esuberi. Sarà un autunno caldo. Che inizia oggi, 25 settembre, con il primo incontro dopo l’insediamento del Conte bis

Con gli ammortizzatori sociali in scadenza e lo spettro di centinaia di esuberi all’orizzonte, si preannuncia un autunno caldo per i lavoratori Almaviva di Palermo. Dopo un’estate torrida, contrassegnata dall’annuncio di tagli per circa 1600 unità, sono tanti i nodi ancora da sciogliere al centro dell’incontro previsto oggi alle 11 al ministero del Lavoro. Una riunione prevista da mesi e calendarizzata dopo l’incontro a Palazzo delle Aquile con il ministro per il Sud Giuseppe Provenzano e l’annuncio di volere attivare un tavolo nazionale sulla vertenza Almaviva, in sinergia con il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli e il ministro del Lavoro Nunzia Catalfo. Intanto, oggi sarà il primo incontro ufficiale dopo l’insediamento del nuovo governo Conte bis.

L’origine della crisi e le cifre della vertenza

Ma la sfida che attende il nuovo esecutivo non sarà certo di rapida soluzione. Perché la vertenza del capoluogo siciliano ha radici lontane, strettamente intrecciata al destino del colosso di call center in Italia e dell’intero settore. Da tempo, infatti, si parla di crisi strutturale in un settore che conta nel Paese oltre 80 mila posti di lavoro e, solo nell’Isola, 20 mila. Da un lato le delocalizzazioni selvagge, e dall’altro, le gare al massimo ribasso e l’assenza di adeguati controlli hanno drenato sempre più le commesse verso i Paesi al di fuori dell’Unione Europea. Con effetti a catena sull’intero settore in un contesto in cui i volumi di traffico delocalizzato all’estero hanno percentuali che superano il 60 per cento. Al punto che nel corso degli ultimi anni Almaviva ha ridotto sensibilmente il perimetro occupazionale nelle sedi italiane. A Palermo, ad esempio, sia con l’applicazione della clausola sociale nel passaggio di alcuni lavoratori a Exprivia, sia con esodi incentivati, da circa 4500 dipendenti a tempo indeterminato, oggi se ne contano appena 2700, quasi tutti part time a quattro ore. Più altri 400 con lavoratori a progetto (lap). Con il conseguente abbandono degli storici uffici in via Marcellini, e l’ipotesi di dismissione anche per quelli in via Ugo La Malfa.

Il calo delle commesse e il nodo Alitalia

A pesare sensibilmente sul fatturato dell’azienda, l’emorragia apparentemente irreversibile delle commesse. Così, dal primo luglio, l’azienda ha avuto accesso al Fis, il fondo di integrazione salariale, con picchi di ricorso agli ammortizzatori sociali fino al 60 per cento. Per effetto del calo dei volumi dei principali committenti Tim e Wind 3, con punte del 70 per cento. Le due società assorbono circa 1800 operatori palermitani. E poi c’è l’annosa vicenda che riguarda Alitalia con circa 600 unità. La commessa è stata prorogata ma il destino della compagnia di bandiera potrebbe avere ripercussioni anche sul capoluogo. Tim e Wind 3, invece, seppur al momento non a rischio, non garantiscono i livelli minimi di volumi di traffico. Senza dimenticare che gli ammortizzatori sociali scadono il 30 novembre, termine entro il quale occorre trovare nuove soluzioni.

Leggi anche Almaviva, nessun licenziamento. Nuovo tavolo a Roma il 14 ottobre

Le richieste dei sindacati e le possibili soluzioni

Di certo c’è che l’azienda, che aveva individuato la prima settimana di settembre per aprire le procedure di licenziamento, non l’ha ancora fatto. Probabilmente a influire positivamente la convocazione del tavolo e l’apertura di un dialogo con il nuovo esecutivo. Ma la soluzione non può essere ancora una volta il ricorso alla cig, avvertono i sindacati. “Al governo chiediamo un intervento che vada in due direzioni – affermano Massimiliano Fiduccia, Alice Corso ed Emiliano Cammarata, rsu della Slc Cgil Palermo – sia scongiurare il rischio di nuovi licenziamenti sia di intervenire in maniera strutturale sul settore”. Le organizzazioni dei lavoratori chiedono da tempo un fondo strutturale destinato anche alla riqualificazione del personale, rispetto a quelli che sono i temi legati alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale. E ancora, misure contro le delocalizzazioni extra Ue, e il rispetto delle norme che disciplinano il costo minimo del lavoro, spesso disattese dagli stessi committenti che giocano al ribasso. “Ci auguriamo che si possa superare l’emergenza a Palermo con interventi che scongiurino drammi sociali – concludono – L’auspicio è l’istituzione di un tavolo permanente, anche al Mise, per risolvere un rebus che riguarda l’intero settore”, concludono.

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