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La protesta degli ambulanti: “Il virus ci ammazza il lavoro”

È crisi per gli ambulanti siciliani. E se per chi vende alimenti si avvicina la riapertura è tutto fermo per gli altri. Una lettera a prefetti e Musumeci con alcune proposte

Guadagnano tra i 15 e i 20 mila euro annui, ma tutto è molto variabile. Se un giorno c’è un buon ricavo quello successivo potrebbe non esserci nulla, esattamente come in questo periodo di quarantena. Sono i venditori ambulanti il cui lavoro è appunto itinerante tra feste, sagre e fiere più o meno stabili. Si avvicina la fase della ripartenza, ma tante rimangono le incognite sulle modalità e sugli aiuti economici alla categoria. Si pagherà il suolo pubblico, ad esempio? Per questo è pronta anche una lettera indirizzata ai prefetti e al presidente della Regione Nello Musumeci. Oggetto della missiva: aiutateci.

Settore già in crisi da anni

Sono circa 20 mila i venditori ambulanti siciliani che da mesi non guadagnano nulla. I loro incassi stanno a zero e per questo la categoria chiede aiuto alle istituzioni. “Siamo disposti a restare ancora fermi, ma ci devono garantire un sostegno economico per andare avanti”, afferma il rappresentante sindacale di categoria alla Confcommercio Catania, Arturo Coglitore. Qualcuno ha già ricevuto il bonus di 600 euro stabilito con il decreto Cura Italia, altri stanno aspettando. “Ma non è certo sufficiente”. La situazione di emergenza si aggiunge alla crisi del settore. “Da circa cinque anni le vendite vanno male. Si tira a campare”. Secondo Coglitore il rischio è dunque che molti non riapriranno: “il virus ammazza il lavoro oltre le persone”.

Pronti alla ripartenza nei mercati alimentari

Dal quattro maggio, lunedì, le cose dovrebbero cominciare a muoversi. Il presidente Musumeci spinge per la ripartenza di alcune attività e i vari Comuni si stanno attrezzando per la riapertura dei mercati rionali. A Catania, ad esempio, l’assessore alle attività produttive Ludovico Balsamo ha spiegato che è stato stabilito un protocollo di sicurezza e che proprio dal 4 maggio ci saranno le prime riaperture. Il primo passo, però, è “un esperimento” e riguarda solo chi vende generi alimentari. Le misure per il mantenimento della sicurezza, a carico dei lavoratori ma vagliate dalle amministrazioni comunali, “sono molto restrittive”. Gli ambulanti si dicono preoccupati, per Coglitore “forse non conviene riaprire”. Un forse che vale per chi vende alimenti e che invece diventa certezza quando si parla altri tipi di prodotti. Per comprare vestiti, scarpe o accessori la gente si ferma più: il dubbio dei venditori è che quindi che non possa esserci abbastanza ricambio di clienti nello spazio riservato alle vendite. “Ne possono entrare tanti quanti ne escono”.

Alcune proposte a prefetti e Musumeci

I lavoratori del non alimentare stanno riflettendo molto sull’opportunità di riaprire o meno. Coglitore spiega inoltre che non potrebbero accedere neanche alla possibilità di prestiti statali a fondo perduto. Un’opzione non ancora definita, ma che per il mondo degli ambulanti sarebbe comunque inapplicabile. Guadagnano troppo poco. “Valgono per chi ha almeno 100 mila euro di fatturato, impossibile”. Ecco perché hanno deciso di scrivere ai prefetti e al presidente della Regione Nello Musumeci. Da una parte chiedono un sostegno subito, per il periodo di fermo, dall’altra uno per la ripartenza. “Chiediamo 15 mila euro a fondo perduto per ogni azienda”. A questa richiesta aggiungono l’azzeramento del contributo all’Inps. “Paghiamo 3.600 euro all’anno che per la pensione fruttano pochissimo, ma che se non li paghiamo in tasca pesano abbastanza”. Oltre alle proposte ci sono delle misure di cui si parla concretamente e che potrebbero avere un risvolto immediato. Tra queste l’azzeramento della tassa per il suolo pubblico. A Catania l’amministrazione sta pensando a un dimezzamento per tutto il 2020, dalla Regione a un azzeramento totale. La Finanziaria non è ancora stata votata però e non è ben chiaro se in questa opzione rientrino anche gli ambulanti.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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