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Ambulatori nuovissimi, senza medici e infermieri: le grandi falle nel Pnrr

Quasi 800 milioni di euro all'Isola, per le nuove strutture, ma ancora non si pianificano le risorse umane, mentre i nostri medici lavorano in condizioni critiche e fuggono all'estero. Il punto con Conti (UIl Fpl) e Bonsignore e Vaccaro (Cimo)

Il timore è che alla fine si avrà una sanità con tante strutture nuove di zecca ma vuote e senza personale. Grazie al Pnrr, alla Sicilia andranno quasi 800 milioni di euro, su oltre 20 miliardi di euro disponibili per le regioni e provenienti non soltanto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, ma anche dal fondo React EU20 (un piano di assistenza alla ripresa per la coesione e i territori d’Europa) e da un fondo complementare alimentato con 2,90 miliardi di euro di scostamenti di bilancio. I dati li ha ricostruiti l’ultimo rapporto Crea sulla Sanità e i fondi, da spendere entro il 2026, per il 45 per cento sono indirizzati a reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza territoriale e per il 55 per cento in innovazione, ricerca e digitalizzazione del servizio sanitario. Alle Regioni meridionali viene assicurato oltre il 40 per cento delle risorse totali. “A questo punto si attende il riscontro dei fatti – scrivono gli esperti di Crea Sanità – cioè la capacità di tradurre operativamente riforme e investimenti in risultati concreti per i cittadini”. Diverse le difficoltà da affrontare: tempi di realizzazione che appaiono assai brevi, disomogeneità delle Regioni nella capacità di progettare e realizzare, nuovi standard dell’assistenza territoriale da innestare nei servizi sanitari esistenti. Inoltre, c’è da sciogliere il nodo del personale: medici e infermieri indispensabili per far funzionare le strutture previste, che in Sicilia saranno 146 case di comunità, 49 centrali operative territoriali e 39 ospedali della comunità.

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Bonsignore (Cimo): “I nostri medici fuggono all’estero”

Quelle del Pnrr “sono risorse – spiega Giuseppe Bonsignore, segretario regionale del sindacato dei medici Cimo Sicilia – unicamente dedicate alla ristrutturazione di edifici, per migliorare la medicina territoriale attraverso case e ospedali di comunità, creando strutture nuove o ristrutturando quelle esistenti. Non si parla però di personale, né di modelli organizzativi, mentre gli ospedali sono rimasti tagliati fuori da questa pioggia di miliardi per il rilancio presunto del sistema sanitario”. Al momento è in corso una programmazione del fabbisogno di personale ma non ci sono ancora dati ufficiali. “Già manca personale medico e infermieristico negli ospedali, da chi saranno gestite queste nuove strutture? Avranno lo stesso problema che hanno oggi i pronto soccorso: carenza di personale”. Il segretario del Cimo ricorda che “secondo alcuni dati Ocse di fine 2022, la spesa pro capite italiana per la sanità è tra le più basse in Europa: Germania e Francia invfestono l’11 per cento del Pil, l’Italia il sette. All’estero i medici vengono pagati con stipendi che sono il triplo di quelli italiani”. Per questo, ricorda Bonsignore, “si sta verificando una fuga all’estero: molti giovani medici imparano una lingua e vanno a lavorare in Francia, in Germania, in Belgio”. Il Pnrr aiuterà? “La Regione e le aziende sanitarie cominciano a capire che si sono delle difficoltà – osserva Bonsignore – e limitarsi a ristrutturare e lasciare vuote le strutture sarebbe veramente un gran peccato”.

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Conti (Uil Fpl): “Rivedere il modello delle Asp”

“Da qui al 2026 ci sono tre anni – osserva Mario Conti, segretario Uil Fpl Catania – e sul personale si può cominciare a ragionare sin d’ora. Va tenuto presente che, mentre di operatori socio-sanitari ne abbiamo in abbondanza disponibili, la grossa carenza è soprattutto nel personale infermieristico e mancano anche unità di personale tecnico-amministrativo. L’avvio di nuove strutture come ospedali e case di comunità potrà dare qualche risposta occupazionale, dove finora non ci sono state le risorse per implementare le piante organiche delle strutture esistenti”. Nella nuova previsione servirà un infermiere ogni tremila abitanti: facendo due conti, alla Sicilia ne serviranno 1.600. “Tutto quello che dovrebbe nascere – aggiunge Conti – probabilmente dovrà comportare una rivisitazione del modello delle Asp territoriali, che oggi si occupano sia di assistenza domiciliare che di assistenza ospedaliera di secondo livello. Domani sarebbe un grosso onere organizzativo, quindi una revisione della legge regionale 5/2009 per ridisegnare il sistema organizzativo è secondo me necessaria. Le Asp dovrebbero occuparsi di assistenza territoriale, prevenzione in primo luogo, promozione della salute e non di risposte assistenziali dirette come quelle ospedaliere. La soluzione potrebbe essere quella di accorpare i piccoli ospedali alle aziende ospedaliere”.

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Vaccaro (Cimo): “Ad Agrigento situazione esaperante”

“I medici che sanno lavorare vengono boicottati e fuggono verso altri lidi”, denuncia la vice segretaria del Cimo, Rosetta Vaccaro, evidenziando in particolare la situazione in provincia di Agrigento, dove lei presta servizio. “Da qui un cardiologo se n’è andato dall’Asp di Caltanissetta e una ginecologa a Trapani, per non lavorare nelle condizioni in cui si lavora a Licata, cioè senza il personale. Un altro collega a breve andrà a Caltanissetta e così Licata rimarrà senza medici ginecologi. Siamo costretti a turni massacranti, senza sicurezza e senza poter fruire delle ferie”. Per Vaccaro, la realtà agrigentina ha problemi esasperanti: “È un mondo a parte: ci sono i capitani e manca l’esercito – prosegue – per esempio i cardiologi dell’Uoc di Agrigento vanno all’Uoc di Licata, dove c’è il primario e un solo dirigente medico” e gli stessi specialisti “vengono usati anche per il Pronto soccorso di Agrigento. Fanno la mattina ad Agrigento e la notte a Licata, senza le 15 ore di riposo. A Licata c’è un collega che sta per andare in pensione e ha accumulato cento giorni di ferie”. Quanto incideranno in questo le nuove strutture finanziare dal Pnrr? Per la vice segretaria del Cimo, “Sarà un business per le gare d’appalto, ma saranno castelli nel deserto”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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