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Aree interne della Sicilia, la Snai è una scommessa persa: spesi 4 milioni su 32

La Strategia nazionale per le aree interne (Snai), in Sicilia sembra una scommessa persa: a quasi dieci anni dall'inizio, solo 4,4 milioni di euro sono stati spesi. Il 13,6 per cento. E tra i finanziamenti andati a buon fine spicca un corso di produzione e trasformazione della carne, ma della Valle d'Aosta

Spopolamento, carenza di servizi, disoccupazione. Per contrastare questi fenomeni le aree interne della Sicilia hanno 32,4 milioni da spendere. Divisi in tre macro aree: trasporti e mobilità (il 67 per cento dei fondi), reti e servizi digitali (17 per cento), cultura e turismo (15 per cento) attraverso la Strategia Nazionale per le aree interne (Snai). I fondi ci sono, ma restano nel cassetto. Sono cinque le aree su cui è possibile investire dal 2014, Calatino, Madonie, Nebrodi, Terre Sicane e Val Simeto. Dopo quasi dieci anni è andato in pagamento solo 13,6 per cento delle somme, pari a 4,4 milioni di euro. Questo secondo i dati OpenCoesione aggiornati allo scorso 31 agosto. La Sicilia spende male e trascura i finanziamenti per la manutenzione o il rifacimento delle strade provinciali. Oltre che per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e lo sviluppo di piattaforme per incrementare i servizi turistici nei borghi. I comuni sono stati però più rapidi ad investire 123 mila euro puntando alla formazione, fornita però da aziende Valdostane. Tra questi un corso sulla preparazione e trasformazione della carne alpina costato 31,6 mila euro.

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23 milioni di euro fermi per le strade provinciali

Il 72 per cento degli interventi che potrebbero essere attivati utilizzando il fondo della Strategia Nazionale per le Aree interne resta riservato alle infrastrutture. I comuni siciliani sono riusciti a presentare 26 progetti, ma nessuno è stato completato. 23,4 milioni di euro restano disponibili per migliorare la viabilità delle aree periferiche di tutta l’isola. Solo per fare qualche esempio, 3 milioni di euro sono accessibili, ma non spesi per il progetto della messa in sicurezza della strada provinciale che collega Castel di Lucio a Mistretta (Messina). 830 mila euro sono fermi per il rifacimento del piano viabile e la segnaletica della strada provinciale 75 nel Comune di Grammichele (Catania). 565 mila euro non sono utilizzati per i lavori di manutenzione straordinaria dei tratti dissestati della strada provinciale 11 di Blufi (Palermo). Fermi anche 512 mila euro che potrebbero essere utilizzati per la manutenzione straordinaria della strada provinciale 86 che collega Mineo a Vizzini (Catania). 200 mila euro sono disponibili per i lavori di sistemazione della strada provinciale 28/II per il suo piano viabile, l’installazione delle barriere, la segnaletiche e il rifacimento dei muretti franati a Militello Val di Catania.

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8,7 milioni di euro disponibili per pa digitale e turismo

Le zone interne della Sicilia potrebbero essere le aree in cui, ipoteticamente anche rinunciando ai fondi Pnrr, e solo grazie agli stanziamenti provenienti dalla Strategia Nazionale, potrebbe essere avviata la digitalizzazione della Pubblica amministrazione e lo sviluppo di piattaforme digitali strategiche per il turismo. Per i comuni siciliani sono già disponibili 8,7 milioni di euro grazie al finanziamento di 17 progetti finalizzati all’acquisto di beni e servizi digitali. Anche in questo caso alcuni esempi sono eloquenti. 887 mila euro restano da spendere per la nascita del sistema turistico integrato “Info Pont Sicani”. Ad Agrigento il Comune di Ribera non sfrutta 883 mila euro finanziati interamente dalla Comunità Europea per avviare il programma “Inclusione digitale – Competenze digitali”. Sant’Agata di Militello (Messina) ha disponibili 700 mila euro non spesi per “Aineb 19”. Una suite applicativa di open government è stata finanziata all’ente “Unione Madonie” per 600 mila euro nel palermitano. L’obiettivo è sviluppare i servizi online per il cittadino nel rapporto con la pubblica amministrazione, ma il progetto è in ritardo di tre anni. 

Ok a 31,6 mila euro per la formazione sulla carne valdostana

Finora i piani per la formazione hanno raccolto i risultati migliori nelle zone interne della Sicilia, in particolare attraverso l’utilizzo di un fondo Po Fesr Valle d’Aosta da oltre 100 mila euro. Tra il 2022 e il 2023 sono stati spesi nel dettaglio 58 mila euro per pagare la Formazione Podium 4.0 svolta dalla valdostana Avi Servizi Srl per il reinserimento occupazionale. Nelle aree interne delle Terre Sicane (Agrigento) questo progetto è servito per “accrescere le competenze” e “agevolare l’inserimento o il reinserimento lavorativo”.
33,1 mila euro sono stati stanziati per il corso di “Manutentore del verde” organizzato dalla valdostana CnosFap nell’area interna Val del Simeto (Catania ed Enna). La CnosFap agisce da ente senza scopo di lucro. Altri 31,6 mila euro sono stati destinati al corso di produzione e trasformazione della carne Valdostana organizzato dal Consorzio per le Tecnologie e l’Innovazione CTI, servito anche in questo caso per aumentare le skills dei lavoratori, ma delle zone dei Nebrodi. Tutti i corsi si sono già conclusi nell’estate del 2023.

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Chiara Borzì
Chiara Borzì
Sono una giornalista specializzata nei temi di economia, impresa, ambiente, cultura e sport. Attualmente dottoranda di ricerca e cultrice della materia di "Storia Contemporanea" presso l’Università degli Studi di Enna "Kore".

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