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Perché autotrasportatori e Forconi protestano nei porti siciliani

Le organizzazioni di categoria contestano il caro tariffe, scattato a inizio anno. E si rivede il movimento che bloccò le strade della regione nel 2012

Protesta doveva essere e protesta è stata. Gli autotrasportatori contestano il caro delle tariffe navali scattato a inizio anno, che pesa sul settore. Lo aveva già annunciato a Focusicilia il segretario nazionale di Assotir Claudio Donati. E all’Associazione delle imprese di autotrasporti si sono accodate altre organizzazioni, come Trasportunito, Aitras e Aias. Supportate dai Forconi, il movimento che nel 2012 paralizzò le strade siciliane. La protesta si concentra nei porti di Palermo, Catania, Messina e Termini Imerese.

Perché protestano gli autotrasportatori

Il ritocco delle tariffe si deve all’adozione di nuove norme europee, che puntano all’ammodernamento delle flotte navali in direzione green, con l’adozione di sistemi di depurazione dei gas di scarico a bordo o l’uso di biocarburanti. Sono costi che gli armatori sono obbligati a sostenere. Che però sono stati in parte scaricati sui passeggeri attraverso un ritocco delle tariffe attorno al 25 per cento. Il peso maggiore ricade proprio sugli autotrasportatori, perché l’aumento oscilla da 3 a 14 euro al metro lineare. Cioè un incremento di 250 euro per un autoarticolato di 16,5 metri che viaggia sulla Catania-Ravenna. “Una mazzata”, come l’ha definita Assotir. Più modesta sarà invece la ricaduta sulle auto, che pure non saranno esenti da rincari su alcune tratte. Le associazioni degli autotrasportatori protestano, in sostanza, per due ragioni. La principale, come denotano le tariffe più salate, è economica. Ma, secondo Assotir, ci sarebbero anche una questione ambientale. In apparenza un paradosso, visto che il prezzo è salito proprio per assorbire norme “green”. Le tariffe così alte rischiano di neutralizzare l’ecobonus che incentiva l’uso della nave. Risultato: più tir sulle strade. E quindi più emissioni.

Leggi anche – Navi, tariffe più care. Assotir: “Proteste dopo l’Epifania”

Da Assotir ai Forconi

Per Assotir, “gli investimenti degli armatori vanno pagati dagli armatori e non dagli autotrasportatori”. Ancor più duro è Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito: “Il tempo è scaduto e ciὸ a causa della totale assenza di provvedimenti urgenti, finalizzati ad attenuare i costi dei trasporti marittimi, nonché di una qualsivoglia capacità di pianificare azioni in grado di sostenere politiche economiche in territori resi degradati; non si è cioè compresa e non si comprende la gravità della situazione, e ciὸ renderà scontato il compattamento delle categorie economiche, e delle famiglie, sulle ragioni delle proteste”. Secondo Longo, il Paese “continua in modo sempre più ottuso a considerare la maggioranza degli autotrasportatori come una sorta di emarginati da spremere sino a farli fallire costringendoli a operare in condizioni di sfruttamento ed ai limiti della legalità e della sicurezza stradale”. E poi sono rispuntati i Forconi, la cui partecipazione alle proteste è stata annunciata su Facebook dal loro leader Mariano Ferro: “Ci piacerebbe sapere quanti morti servono nel crollo di qualche viadotto per essere presi in considerazione alla pari della Liguria. O capire se per avere qualche risposta su vertenze che riguardano la mobilità e l’economia dell’isola, serve bloccare la Sicilia con disordini e arresti. Il 2020 si apre con questi interrogativi. E su questi argomenti le associazioni degli autotrasportatori, con le quali condividiamo le motivazioni dell’agitazione, stanno semplicemente cercando di avere risposte dal governo nazionale. Ma non arrivano segnali e noi che di tutto abbiamo bisogno tranne che di ulteriori disagi o ancora peggio di rincari delle tariffe per portare le nostre merci fuori dall’isola, ci prepariamo ad aprire sulle strade un nuovo contenzioso col governo”. La Cna di Vittoria ha invece chiesto al governo regionale di prendere le distanze. La confederazione, nonostante riconosca il caro tariffe come “un tema fondamentale e condiviso”, definisce “non condivisibili” le forme scelte. E chiede quindi di “scongiurare il blocco dei porti”, che peserebbe “sull’economia siciliana e sul settore agricolo in particolare”.

La posizione del governo Musumeci

Gli autotrasportatori hanno incassato “la solidarietà” del governo Musumeci: “La Regione continuerà a fare pressioni sul governo nazionale affinché si possa trovare, il prima possibile, una soluzione. In tal senso, abbiamo già chiesto a Roma un incontro urgente e restiamo in attesa della convocazione. Nel frattempo, alle compagnie di navigazione abbiamo chiesto, e da alcune ottenuto, il congelamento dell’aumento delle tariffe”. L’assessore regionale alle Infrastrutture Marco Falcone ha promesso il proprio impegno per “scongiurare una protesta a oltranza che paralizzerebbe i porti di Sicilia e Sardegna, con ripercussioni pesantissime sul sistema degli scambi commerciali dell’intero Paese”. Nella mattinata delle proteste, Falcone ha diffuso una nota con la quale ha annunciato una riunione straordinaria della Consulta regionale dell’Autotrasporto: “Il Governo nazionale – ha spiegato Falcone – ha ritenuto di non invitare la Regione Siciliana e i rappresentanti regionali degli autotrasportatori al tavolo che si svolge oggi, a Roma, sugli aumenti del costo del trasporto marittimo. Valuteremo, assieme ai rappresentanti della categoria, le iniziative da intraprendere sui pesanti rincari dei biglietti che l’autotrasporto sta subendo, colpo durissimo per uno dei settori più strategici per l’economia siciliana”.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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