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Giugno mese di tasse. Il Durc e la scadenza ballerina

Tra Ires, Irpef, Iva e Imu, Unimpresa stima un impegno di circa 29 miliardi per famiglie e imprese. Il 15 scade il Durc, ma le aziende protestano

Sono tante le scadenze in termini di tasse e contribuzioni da parte delle aziende nel mese di giugno. Tra Ires, Irpef, Iva e Imu, Unimpresa stima un impegno di circa 29 miliardi per famiglie e imprese. La prima scadenza è quella di giorno 15 ed è relativa al Durc. Si tratta di un documento di attestazione della regolarità contribuiva da parte delle aziende, ma sono tante le difficoltà a causa del lockdown e dei mancati introiti così, oltre alla mancanza di liquidità, c’è la tegola della burocrazia che potrebbe mettere a rischio anche l’economia del futuro. Senza il Durc regolare, ad esempio, non si può partecipare ai bandi pubblici, ma spesso sono proprio le amministrazioni pubbliche a non pagare con regolarità. Si crea così un circolo vizioso che intrappola le aziende. Lo spiega Daniele Virgillito, presidente di Confprofessioni Sicilia e già presidente dell’Unione nazionale giovani commercialisti.

Coraggio e fiducia

Le aziende si sentono vessate e anche un po’ abbandonate e si ritrovano a districarsi tra “una giungla di disposizioni”. “Probabilmente fatte con spirito positivo e propositivo” dice Virgillito, ma che si stanno rivelando “difficili da applicare e molte non sono effettivamente di liquidità”. Le misure sono considerate dunque insufficienti, ma anche vecchie, ovvero legate a un sistema che, a causa della diffusione del virus e le relative conseguenze, non esiste più. Ecco perché secondo Virgillito, le parole d’ordine per rilanciare l’economia italiana sono coraggio e fiducia. Secondo l’esperto occorrerebbe azzerare la burocrazia, almeno per un periodo, “senza avere paura che le aziende utilizzino questa semplificazione per eludere le tasse o fare delle azioni scorrette”. D’altra parte, aggiunge, “gli italiani si sono dimostrati molto rispettosi delle regole in questo periodo il che vuol dire che c’è un senso dello Stato”.

Possibili bocciature del Durc

Il Documento unico di regolarità contributiva ha scadenza trimestrale. L’abbiamo detto, è una procedura burocratica che attesta che l’azienda ha versato, correttamente e in tempo, i contributi per i propri dipendenti. Ecco perché secondo Virgillito “le aziende non sono contro latu sensu”. La richiesta burocratica, però, non sarebbe proprio facile da portare a termine e Virgillito spiega che sono due i grossi problemi ad esso legati. Da una parte la difficoltà di liquidità, dall’altro le possibili incongruenze o piccoli errori tecnici. Opzioni che fanno sì che il Durc possa essere bocciato e precludere i lavori futuri. Spesso la liquidità manca perché i committenti, anche Enti pubblici, non hanno saldato i propri debiti e in un sistema di rotazione del denaro questo porta a non pagare tutto e subito, ma distribuire le risorse all’occorrenza. Con il lockdown si sono azzerate o quasi. “Pensiamo a chi si occupa delle mense scolastiche, non avere un Durc regolare significa non potere partecipare alle prossime gare pubbliche proprio a causa dei mancati pagamenti dell’ente pubblico”.

Il balletto delle scadenze

Ciò che però fa più arrabbiare le aziende è una sorta di balletto nelle scadenze. Con il decreto cura Italia è stato deciso che tutti i Durc in scadenza tra il 31 gennaio e il 15 aprile avrebbero conservato la validità fino al 15 giugno. Nel momento di conversione del decreto in legge, quindi nell’ambito del Parlamento, la scadenza è stata portata alla fine di ottobre. Il decreto Rilancio è però intervenuto di nuovo in materia riportando la scadenza dei documenti unici di regolarità contributiva al 15 giugno. Un dietrofront che non è piaciuto alle aziende.“Deprechiamo e contestiamo il dietrofront del Governo Conte. Siamo colpiti dalla leggerezza con cui viene improvvisamente revocata una misura di aiuto concreto alle imprese”, dichiara Michele Cappadona, presidente regionale dell’Associazione generale delle cooperative italiane. E la contestazione non sarebbe una “mera speculazione delle aziende”, secondo Daniele Virgillito. Lo dimostra il fatto che la regione Piemonte ne ha deciso il congelamento per tutto l’anno. “Probabilmente ci saranno degli interventi del legislatore perché non è argomento di competenza regionale”, spiega Virgillito, ma dimostra che è qualcosa che alle aziende serve.

Non solo Durc

Quella del Durc non è la sola scadenza imminente. Entro la fine del mese andranno versate anche Ires, Irpef, Iva e Imu. Unica “eccezione positiva” è l’Irap per cui non dovrà essere pagato il saldo 2019. Un annullamento in pratica “che però crea qualche problema nei bilanci per chi li ha già approvati”. Almeno dal punto di vista contabile. “A seconda del momento in cui è stato fatto il bilancio, la cifra per l’Irap o è ricompresa contabilmente nel bilancio o, nel caso in cui fosse approvato dopo il decreto, sembra che il Consiglio civilistico abbia dato la possibilità di toglierla migliorando il risultato ai fini civilistici, perché dal punto di vista fiscale l’operazione rimane ininfluente”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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