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Spiagge, nel 2024 via alle gare. Balneari: “Ci hanno reso la vita un inferno”

Il governo Draghi ha fissato la scadenza delle concessioni alla fine del prossimo anno. Per Assobalneari si tratta di una decisione che "rende difficili gli investimenti", mentre per Legambiente si tratta di un giusto passo dopo anni di canoni "irrisori e fuori mercato"

Trentun dicembre 2023. È questa la linea rossa per le proroghe delle concessioni balneari fissata dal Governo Draghi. Nel Consiglio dei ministri di ieri l’esecutivo ha approvato “una proposta emendativa al disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza in materia di concessioni demaniali”. Fuori dal burocratese, ha confermato che dal 2024 scatteranno le gare per assegnare le spiagge pubbliche. Il Governo si è dato poi sei mesi di tempo per scrivere la riforma del settore e quindi anche le regole per le assegnazioni. Prevedibilmente contrarie alla misura le associazioni di categoria. “I governi che si sono susseguiti negli ultimi anni ci hanno reso la vita un inferno, privandoci della serenità per pianificare gli investimenti”, dice a FocuSicilia Luca Maimone, presidente di Assobalneari Sicilia. Sul versante opposto le associazioni ambientaliste. “Noi non vogliamo una norma contro nessuno, ma è giusto che le concessioni siano messe a gara e che chi le ottiene paghi quanto dovuto”, dice Angelo Dimarca, dirigente di Legambiente Sicilia. Cosa che secondo l’associazione non sempre è avvenuta nel passato. “Pensiamo ai canoni, che sono irrisori, con evidenti disparità rispetto alle logiche di mercato”.

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Un intreccio di leggi

La decisione del governo arriva a pochi mesi da una doppia pronuncia del Consiglio di Stato, che a novembre 2021 aveva dichiarato la proroga automatica delle concessioni al 2033, prevista dalla legge 145/2018, “in contrasto con il diritto eurounitario”. In particolare con la famosa direttiva Bolkestein, con la quale l’Unione europea dispone “la libera circolazione dei servizi” all’interno dell’area Ue. Il Consiglio di Stato ha intimato inoltre al governo di non concedere ulteriori proroghe, e di intervenire con una provvedimento ad hoc che puntualmente è arrivato. Come detto, il governo Draghi ha messo nero su bianco la data in cui le concessioni scadranno, dandosi mezzo anno per riorganizzare il settore e i criteri per le gare. Una decisione non presa a cuor leggero. L’emendamento ha modificato la legge sulla concorrenza, che a sua volta dovrà essere approvata in Parlamento. Il tema infiamma non poco le forze politiche. Tanto che lo stesso Consiglio dei ministri di ieri, a quanto si apprende, è stato interrotto proprio per un “approfondimento tecnico” sul tema delle concessioni, prima dell’approvazione definitiva del provvedimento.

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Oneri e onori

Un’impostazione che gli operatori del settore contestano sin dal principio. “La direttiva Bolkestein, o più correttamente direttiva servizi, non si dovrebbe applicare alle concessioni del demanio, che è a tutti gli effetti un bene”, spiega Maimone, la cui famiglia possiede il lido Alkamar di Catania. La ratio della legge, prosegue il presidente di Assobalneari Sicilia, “è di rendere i servizi contendibili agli operatori di qualsiasi nazione europea”. Un “giusto proposito” che però non si applicherebbe alle spiagge e soprattutto “finisce per privilegiare i grandi colossi, che hanno iniziato a fare incetta di concessioni nel Nord Italia”. Il rischio, prosegue l’imprenditore, è di penalizzare gli imprenditori privati “che di fatto hanno riqualificato intere coste, basti pensare a cos’era la nostra plaia cinquant’anni fa”. Un impegno portato avanti “a nostro rischio e pericolo, con pochissimi servizi da parte del pubblico”. La maggior parte degli oneri, infatti, ricadrebbe sulle stesse imprese. “A tutt’oggi i nostri stabilimenti non hanno le fogne, dobbiamo pagare noi il servizio di scarico e pulizia. A proposito di servizi, anche la rete internet è arrivata soltanto pochi mesi fa”, osserva Maimone.

Elaborazioni Legambiente su dati del Sistema informativo demanio marittimo (S.I.D.) – Ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili

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Lo scontro sui numeri

Le sentenze del Consiglio di Stato e l’emendamento del governo, prosegue, sono arrivate in un momento particolarmente difficile per il settore. “Le perdite durante la pandemia hanno toccato il 40 per cento, in linea con il comparto turistico nazionale”. Con l’inizio della stagione gli stabilimenti “dovranno fare i conti con il caro bollette e materiali”, ma anche con tributi locali “come l’Imu, che paghiamo pur essendo soltanto degli affittuari”. In questa situazione, dice il presidente dei balneari, le concessioni demaniali “sono tutt’altro che un privilegio”. Una visione opposta a quella di Legambiente Sicilia, che a più riprese ha denunciato le condizioni favorevoli delle concessioni. Secondo gli ultimi dati forniti dall’associazione, gli stabilimenti “sono passati da 438 nel 2018 a 620 nel 2021, con un aumento del 41,5 per cento”. Inoltre il rendimento per lo Stato sarebbe ben inferiore al valore del bene, “appena cento milioni di euro l’anno”. Numeri che Maimone preferisce non commentare. “Non so dove abbiano preso questi dati, visto che anche la Regione siciliana non ha saputo darceli. Quanto al prezzo, è l’ente concedente, in questo caso proprio la Regione a fissarlo, non certo noi”, dice il numero uno di Assobalneari Sicilia.

L’iniziativa di Fratelli d’Italia

Nei giorni scorsi, un’iniziativa a sostegno dei titolari delle concessioni è giunta da Fratelli d’Italia, che ha presentato alla Camera dei deputati una mozione che impegna il governo a “disporre l’esclusione definitiva dal campo di applicazione della cosiddetta direttiva servizi delle concessioni demaniali marittime”, e a contrastare le sentenze del Consiglio di Stato “anche mediante la costituzione in tutti i giudizi pendenti presso la Corte costituzionale”. La proposta, illustrata lunedì 14 febbraio in discussione generale, non è stata messa in votazione dalla Camera. “Probabilmente non sarà votata entro la settimana, perché il Governo apporrà la fiducia su ben due provvedimenti, Decreto Covid e Mille proroghe, con ciò paralizzando l’attività dell’aula”, dice l’onorevole Carolina Varchi, deputata siciliana di Fdi, tra i firmatari della mozione. Per Varchi i balneari “rischiano di veder vanificati investimenti che hanno un senso sul medio-lungo termine, quale avrebbe dovuto essere quello delle concessioni andate a rinnovo”. Da qui l’impegno per difendere “gli sforzi di migliaia di imprenditori e delle loro famiglie, anche a garanzia del livello occupazionale”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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