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Balneari nel limbo, chiedono risposte. Governo: tavolo tecnico dopo le Europee

Obiettivo del tavolo tecnico convocato dal Governo, chiarire definitivamente se le spiagge pubbliche italiane siano una "risorsa scarsa", e quindi debbano essere assegnate tramite una procedura di evidenza pubblica, come prevede la direttiva Bolkestein. La voce dei balneari

Il nuovo capitolo dell’annosa vicenda delle concessioni balneari italiane verrà scritto il prossimo 12 giugno, quando il governo Meloni ha convocato il “tavolo tecnico consultivo” sulla mappatura delle concessioni. Obiettivo, chiarire se le spiagge pubbliche siano una “risorsa scarsa”, da assegnare con procedura a evidenza pubblica, come prevede la direttiva Bolkestein. Il Consiglio di Stato, il 30 aprile scorso, ha assicurato che la risorsa è “certamente scarsa”, andando contro le prime valutazioni del Governo. Una pronuncia che per il giurista Agatino Cariola, consultato da FocuSicilia, rende “inefficaci” le concessioni esistenti. Un’impostazione rifiutata dalla categoria, che attende risposte dal Governo ma non nasconde dubbi sulla convocazione del tavolo subito dopo le Elezioni europee dell’otto e nove giugno. “Per puro calcolo elettorale si abbandona il settore nel caos”, scrive il Sib, Sindacato balneari italiani, denunciando “gravi responsabilità politiche per le conseguenze sulla funzionalità del settore a partire dalla già iniziata stagione balneare“.

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Balneari, il punto sul tavolo del Governo

Secondo Ignazio Ragusa, presidente dei balneari di Confcommercio Sicilia, un chiarimento da parte delle istituzioni è urgente. “C’è grande confusione, sia gli operatori che le amministrazioni non sanno come comportarsi. E a pagarne il prezzo è un’intera categoria“. Ragusa parla proprio della mappatura delle spiagge. “Il Governo ha convocato un tavolo con tutti i ministeri, dal quale è già emerso che la risorsa non è scarsa. Il Consiglio di Stato, invece, continua a dire che è certamente scarsa. Siamo in un limbo dal quale non riusciamo a uscire”. Secondo l’imprenditore, al momento un giudizio univoco sulla vicenda è impossibile. “L’unica certezza è che si rischia di creare degli esodati della balneazione, persone che da un giorno all’altro dovranno reinventarsi, magari a cinquanta o sessant’anni, dopo aver fatto questo lavoro per tutta la vita”. Elezioni a parte, gli occhi sono puntati sul tavolo del 12 giugno. “Siamo convinti di essere nel giusto affermando che la categoria vada tutelata. Ci sono in ballo centinaia di imprese e migliaia di posti“.

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Consiglio di Stato “oltre le competenze”

Sulla stessa linea anche Luca Maimone, segretario regionale di Assobalneari. “Noi vogliamo un tempo congruo per organizzarci, come previsto dalla Legge 145/2018“. Si tratta della legge varata dal governo Conte I, che aveva prorogato le concessioni al 2033 per dare all’esecutivo il tempo di scrivere nuove regole. Un aggiornamento della normativa a cui la categoria non è affatto contraria, precisa Maimone. “In Italia, in alcune materie, siamo ancora con i regi decreti. Quindi siamo d’accordo a scrivere una nuova norma, ma da concordare con tutti gli stakeholders“. Per Maimone “forse il Consiglio di Stato sta andando oltre le sue competenze”, e più in generale il sistema italiano “si conferma caotico e contrario alle necessità delle imprese, che hanno bisogno di regole certe per poter investire“. Tenendo conto di alcune specificità, sottolinea il segretario di Assobalneari. “Il 98% sono dei balneari fanno capo a imprese familiari, che hanno impostato tutta la vita su questo lavoro. Dirgli che dall’oggi al domani dovranno fare qualcos’altro è molto complicato“.

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La norma regionale (e il ricorso)

A chiedere chiarezza anche Antonio Firullo, presidente dell’Associazione turistica balneare siciliana. “Noi non abbiamo avuto una proroga tacita al 2033 come altri colleghi nel resto di Italia, bocciata dal Consiglio di Stato. Al contrario, abbiamo presentato una richiesta formale alla Regione siciliana, che ha rilasciato un nuovo titolo concessorio pubblicato sul sito istituzionale”. L’evidenza pubblica, insomma, sarebbe assicurata “come prevede la direttiva Bolkestein“. Una procedura non esente da costi, spiega il titolare. “Io ho pagato 1.946 euro per la registrazione del nuovo decreto”. Per Firullo non c’è alcun dubbio che il rinnovo sia valido, insomma, anche se pochi giorni fa Legambiente Sicilia ha impugnato la norma regionale. “Siamo convinti che l’iter seguito in Sicilia sia corretto. Il governo regionale deve prendere una posizione, per difendere la propria legge in tutte le sedi”. Quanto alla convocazione del tavolo tecnico il 12 giugno, “sembra un po’ strana”, ma l’auspicio è che si chiuda “una vicenda che sta danneggiando gravemente il nostro settore“.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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