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Banche, il punto sulla sicurezza in Sicilia. Fabi: “Il Covid ha cambiato tutto”

L'anno di emergenza sanitaria ha aumentato il rischio di usura ed estorsioni, oltre alle frodi informatiche. Ce ne ha parlato, in diretta, il segretario di Fabi Palermo Gabriele Urzí

Un anno di emergenza sanitaria dovuta alla pandemia da Covid 19 ha avuto conseguenze anche nel rapporto tra utenza e banche. Con un significativo aumento del rischio di frodi informatiche, ma anche di usura ed estorsione. Dati che non fanno eccezione in Sicilia dove anche furti e rapine restano ancora un problema. Ne abbiamo parlato con Gabriele Urzí segretario e responsabile sicurezza di Fabi Palermo, la Feder6 autonoma dei bancari.

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La pandemia aumenta il rischio usura

“Purtroppo la pandemia ha cambiato la vita di tutti noi, quella personale e professionale”, afferma Urzí. Il fenomeno dell’usura è in aumento, e la Sicilia non fa eccezione, “anzi è stato sempre presente e in questo periodo in cui tantissimi privati, soprattutto aziende, sono in grandissima difficoltà”, spiega. Un dato, la crescita “del 50 per cento dei reati d’usura a Palermo secondo gli ultimi dati della Corte d’Appello”, per Urzì si spiega con la crisi e la conseguente difficoltà di accesso al credito. E purtroppo – prosegue – c’è sempre una banca che abbiamo chiamato Cosa nostra spa, che è sempre pronta ad approfittare di queste cose. Ci sono due leggi (108/96 e 44/99) che tutelano le aziende in difficoltà in questo senso però i meccanismi per ricevere materialmente le somme, com’è comprensibile, sono molto complessi. Tutto questo sicuramente non aiuta le persone in difficoltà e purtroppo c’è sempre qualcuno che, per necessità, cade nei canali non convenzionali”.

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Frodi informatiche sempre più diffuse

Altro fenomeno strettamente connesso alla pandemia, e con casi in aumento, è quello delle frodi informatiche. L’uso elevato di carte di pagamento ha poi aumentato il rischio anche nelle transazioni quotidiane. “Nella nostra regione ci sono fasce d’utenza che per varie ragioni non hanno facile accesso a questi strumenti. Da una parte dunque, le banche spingono verso la digitalizzazione, dall’altro la criminalità si organizza”, spiega Urzì. I dati, però, “non sono mai realmente aggiornatissimi perché vengono resi noti dopo mesi. Ma soprattutto non emerge nella sua gravità perché c’è una fascia di utenti colpiti da questo fenomeno che non denuncia”. Secondo Urzì ci sono quindi migliaia di casi mai denunciati per via di addebiti di piccolo importo, su cui gli utenti preferiscono non perere temo. “I delinquenti che si specializzano in questa attività, privilegiano il numero delle operazioni non i grossi importi. Viene fatto con messaggi mandati al cellulare o tramite email con il link da cliccare che ripropongono l’ambiente dell’azienda di cui sei cliente”. In Sicilia non sono però mancati i casi di frodi di importo più consistente, anche oltre i 500 euro. “Ad esempio nell’agrigentino, dove a persone assolutamente in buona fede sono state sottratte anche somme considerevoli”.

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Rapine, in Sicilia rischio tra i più alti

La Sicilia è purtroppo al secondo posto nella classifica delle rsapine in Italia con 35 nel 2019. Un dato “in diminuzione da anni”, afferma Urzì, “perché per i rapinatori non è conveniente fare una rapina in banca. A parte le guardie giurate che sono sempre uno dei deterrenti più efficaci, c’è anche un sistema di cassetti blindati che impediscono a chi si trova sul posto di lavoro di prelevare materialmente il contante. Le rapine portano dunque a importi ridicoli”. Il numero è comunque ancora preoccupante e le tre province più colpite, in Italia, sono Catania, Palermo e Siracusa. “Analizzando i dati si vede che ci sono giornate in cui il fenomeno è più importante. Con il sabato e la domenica che rappresentano i giorni predestinati ai furti agli atm perché è più facile colpire in quelle giornate”.

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I record in negativo di Catania

A Catania c’è anche un record negativo specifico, relativo alle rapine e ai furti nelle farmacie e uffici postali. “La verità è che ci sono dei territori che necessitano di un maggiore controllo. Le forze dell’ordine non possono fare miracoli”, spiega Urzì. Strappare un bancomat con una ruspa, come avvenuto nel caso dell’ufficio postale di Librino a inizio febbraio, “non può essere messo in atto certo da principianti”. Atti pianificati quindi, che “spesso falliscono ma deve fare riflettere il dato che sottolinea una recrudescenza di questi fenomeni. Con la sempre più diffusa problematica della chiusura di agenzie bancarie, e gli uffici postali che ancora resistono per diffusione, alla chiusura di uno sportello l’utenza rimane senza il bancomat almeno finché non viene ripristinato”.

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Estorsioni, meno denunce nel 2020

E a crescere sono anche le estorsioni, sottolinea Fabi. “Anche questo è un fenomeno collegato alla maledetta pandemia”, afferma Urzì. Ma prendendo un dato in controtendenza, e controintuitivo. Le denunce nel 2020 rispetto al 2019, 19 contro 75, sono in netto calo. Ma non è un dato positivo. “Non sono diminuite le denunce perché ci sono meno casi ma per le difficoltà del periodo e delle leggi. La diminuzione è preoccupate”. Se si denuncia meno, insomma, significa che c’è più gente che si rivolge a quello che Urzì ha defintito “welfare mafioso di prossimità”. “Basta camminare nelle nostre città e si tocca con mano quello che stiamo dicendo. Purtroppo c’è sempre qualcuno che ha la disponibilità finanziaria e che è pronto ad approfittarne. Quando un imprenditore è disperato fa delle cose che in un momento di serenità non avrebbe fatto”. E, nonostante le leggi dello stato, i fondi di garanzia e molte altre tutele, “spesso sono strade senza uscita purtroppo”, conclude Urzì.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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