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Banda ultralarga, Sicilia spaccata: la mappa dei lavori

Dai dati di Infratel emerge una regione a due velocità. In alcuni comuni la connessione veloce è già realtà. In altri, come Catania e Siracusa, non si vedrà prima del 2023

C’è un divario digitale nel divario digitale. La Sicilia è tra le regioni italiane dove i lavori per la diffusione della banda ultralarga sono più avanzati. Ma allo stesso tempo è una tra quelle con più comuni nei quali le reti non sono neanche state progettate. È una terra spaccata quella che viene fuori dalla mappa interattiva pubblicata da Infratel, la società pubblica incaricata di portare ovunque la fibra (sopratutto dove le compagnie private non investono perché non avrebbero una remunerazione proporzionata ai costi).

Mezza Sicilia è a buon punto

In Sicilia ci sono 14 comuni dove i lavori sono “terminati”. La fibra è pronta. Sono tutti piccoli centri: da Zafferana Etnea a Gibellina, da Milo a Falcone. Quattordici piccoli comuni non sono pochi, se si considera che quelli italiani già al traguardo solo 87. Certo, a questi andrebbero aggiunti quelli dove a posare la fibra non è lo Stato ma le compagnie private. Al di fuori di Milano e di buona parte dell’Abruzzo, però, i casi sono pochi. Al netto di questo arrotondamento, i risultati sono buoni: la fibra è già arrivata nel 3,6 per cento dei 390 comuni dell’isola. Un tasso triplo rispetto a quello del Paese nel suo complesso. Ci sono poi 78 centri in fase di collaudo (che dovrebbero vedere la fibra pronta entro la fine dell’anno) e 109 cantieri in esecuzione (con l’obiettivo di finire i lavori entro la metà del 2021). Stavolta non sono solo piccoli centri: ci sono, tra gli altri, Enna, Modica, Acireale, Marsala, Noto. Mettendo insieme i comuni dove i lavori sono in stato avanzato, entro un anno la fibra dovrebbe coprire oltre la metà dei municipi siciliani. In Italia si arriverà a un terzo. Una discrepanza simile si ha nei casi di banda ultralarga wireless. Al momento la mano pubblica non è riuscita ad attivarla in nessun comune italiano. Ma in Sicilia è in fase di collaudo in 67 centri e in altri sette sono partiti i cantieri. Anche qui: la percentuale regionale dei comuni nei quali i lavori sono in stato avanzato (vicina al 22 per cento) è molto più alta rispetto a quella italiana (che non arriva al 16).

Un comune su quattro al palo

A questa parte della regione che si espande con relativa velocità, ce n’è una che rischia di rimanere al palo. Ci sono 116 comuni che sono alla fase di progettazione (come Palermo, Messina, Ragusa, Trapani, Agrigento): non vedranno fibra fino al 2022. Ma non sono i peggiori. Ancora più indietro, ce ne sono altri 73: un municipio siciliano su quattro è ancora fermo alla “programmazione”. La quota di chi, in Italia, è piantato allo stesso punto non arriva al 10 per cento. E la proporzione è simile se si guarda al wireless. Nell’isola c’è quindi un gruppo di testa numeroso (in proporzione, più numeroso rispetto al resto del Paese), ma anche uno di ritardatari molto folto (in proporzione, più folto rispetto al resto del Paese). Una regione a due velocità. Perché chi è impantanato nella progettazione non vedrà la fibra prima di metà 2023. Cioè con quattro anni di ritardo rispetto alle prime attivazioni siciliane. Al gruppo non appartengono aree periferiche ma anche grandi città. Due su tutte: Catania e Siracusa.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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