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Bankitalia: “In Sicilia nel 2021 il Pil cresce del 5,7%”. Ma pesa il caro energia

Pubblicato il Rapporto annuale sull'economia della Sicilia. Incoraggiante la ripresa della produzione industriale e dell'occupazione. Ma la strada è in salita, tra una pandemia da recuperare e l'impatto dei rincari energetici dovuti al conflitto russo-ucraino

La buona notizia è che, secondo le ultime stime, “nel 2021 l’attività economica in Sicilia è tornata a crescere, con un prodotto regionale che sarebbe aumentato del 5,7 per cento”. Quella meno buona è che nel complesso questa ripresa “non ha ancora consentito di recuperare la perdita di attività connessa con la pandemia, tanto che il livello del prodotto stimato per il 2021 risulterebbe infatti di circa tre punti percentuali inferiore rispetto al 2019”: così scrive la Banca d’Italia nel suo Rapporto annuale sull’economia della Sicilia, pubblicato ieri e che contiene le stime basate sull’indicatore trimestrale dell’economia regionale (Iter). L’Isola ha quindi sperimentato una fase di forte ripresa congiunturale, condizionata positivamente dalle migliori condizioni epidemiologiche e dall’allentamento delle restrizioni, ma la strada resta ancora in salita e ciò non può sorprendere: la forte contrazione subita nell’anno precedente era stata di portata storica: un calo del Pil del 8,4 per cento, diretta conseguenza delle restrizioni Covid, che Bankitalia aveva definito “di dimensioni mai rilevate dal dopoguerra a oggi”.

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Il conflitto russo-ucraino e gli aumenti energetici

Adesso, se la zavorra economica della pandemia ce la stiamo lentamente lasciando alle spalle, cominciamo a fare i conti con il mutato scenario economico generale dovuto al conflitto russo-ucraino. In particolare nei settori dell’industria e dei servizi privati non finanziari, dove le ripercussioni sono dovute “all’incremento dei prezzi energetici e alle difficoltà di approvvigionamento, che potrebbero avere sul settore produttivo regionale un impatto superiore alla media nazionale, soprattutto sul settore manifatturiero che si caratterizza per un più intenso utilizzo dei beni energetici nei processi produttivi per via del più elevato peso delle attività di raffinazione dei prodotti petroliferi”, sottolinea la Banca d’Italia.

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In crescita tutti i settori produttivi

Nel 2021 la crescita dell’attività produttiva ha comunque interessato tutti i principali settori ed è stata più intensa nell’industria e nelle costruzioni, comparti nei quali – secondo le stime disponibili – il valore aggiunto ha più che recuperato il brusco calo dell’anno della pandemia. Anche le esportazioni di merci sono aumentate a tassi sostenuti, con riferimento sia ai prodotti petroliferi, il comparto che più contribuisce al Pil siciliano grazie all’apporto in primo luogo del polo petrolchimico siracusano, oggi in crisi, sia alle altre principali specializzazioni regionali. Inoltre “nel 2021 il valore aggiunto dell’industria siciliana è cresciuto del 12,7 per cento, un tasso leggermente superiore a quelli registrati nel Mezzogiorno e in Italia”.

Meno ammortizzatori sociali nel settore costruzioni

“La ripresa economica si è tradotta in un incremento dell’occupazione e in una riduzione del ricorso agli strumenti di integrazione salariale, in particolare nel settore delle costruzioni”, emerge dal report di Bankitalia. Tra le possibili spiegazioni del fenomeno, l’avvio dei cantieri legati al Bonus 110 e che hanno ridato operatività al settore. Tolto il blocco dei licenziamenti, nel corso del 2021, come nel resto d’Italia, questi sono “lievemente risaliti, ma si sono mantenuti su livelli inferiori a quanto osservato nel 2019”, mentre nel 2021 le nuove assunzioni nel settore privato, al netto delle cessazioni, “sono tornate positive per i contratti a tempo determinato e si è rafforzata la crescita per quelle a tempo indeterminato”. La crescita del numero degli occupati, da vedere in un contesto di perdurante riduzione della popolazione in età lavorativa residente in regione, ha favorito l’incremento del tasso di occupazione, salito al 41,1 per cento nel 2021. “Non vi si è però associata una riduzione dell’ampio divario di genere che contraddistingue la regione e che la crisi pandemica aveva acuito”, mentre le dinamiche regionali del lavoro restano caratterizzate da un “invecchiamento della popolazione”, oltre che dal “trasferimento in altre aree geografiche”, si legge nel report.

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Redditi in aumento, ma adesso c’è paura dei rincari

Reddito delle famiglie siciliane che torna a crescere, mercato del lavoro che riprende ad offrire opportunità e consumi in ripresa dopo il forte calo del 2020, ma anche prestiti che tornano ad aumentare, per esempio i mutui per comprare casa, che erano in contrazione da un biennio. Sono tutti fattori incoraggianti, ma Bankitalia è cauta: questa ripresa potrebbe infatti essere inficiata dagli aumenti dei prezzi di beni e servizi e dal generalizzato calo di fiducia da parte dei consumatori, per via della guerra in Ucraina. I rincari potrebbero avere in Sicilia ripercussioni maggiori perché qui vi è una più rilevante presenza di nuclei familiari in condizioni di povertà energetica (difficoltà o impossibilità ad accedere ai servizi energetici come gas, illuminazione, climatizzazione), rispetto al resto d’Italia. “Il risparmio finanziario delle famiglie e delle imprese siciliane – osserva poi il report – ha continuato a crescere nel 2021. I depositi bancari, dopo la significativa espansione dell’anno precedente, hanno rallentato; il tasso di variazione è stato analogo a quello del periodo pre-pandemico. I titoli a custodia sono tornati ad aumentare a ritmi sostenuti, dopo la sostanziale stazionarietà dell’anno precedente”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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