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Export, Pmi in rete con BeeNet: “Da soli non si va lontano”

Il progetto, cofinanziato dalla Commissine Ue, coinvolge 49 aziende. Sette sono siciliane, tra le quali la Provenzano-Galardo di Roccamena. Da Palermo verso gli Stati Uniti

A Roccamena, in provincia di Palermo, c’è una piccola azienda agricola che produce ceci, grano e olio. Affonda le radici nell’800, ha già messo un piede negli Stati Uniti ma vuole rafforzare le esportazioni. E per questo ha deciso di fare rete con altre imprese aderendo al progetto pilota BeeNet. “Sono sempre stata convinta che per un’azienda piccola o familiare sia difficile andare lontano se si è da soli”, spiega Orsola Provenzano, general manager della Provenzano-Galardo.

Cos’è BeeNet

BeeNet (Building European Export Networks) è un progetto per reti d’impresa cofinanziato dalla Commissione europea. Ne fanno parte 47 aziende, sette delle quali siciliane: tre trapanesi, due agrigentine, una ragusana e una palermitana. “Per la prima volta – afferma Nino Salerno, delegato di Sicindustria per l’internazionalizzazione – la Commissione ha deciso di scommettere sull’unione delle imprese europee per riuscire a farle sopravvivere in uno scenario globale difficilissimo, dove è fondamentale far emergere la forza del brand Europa rispetto ai giganti dell’economia, Cina e Stati Uniti in primis, e ai Paesi emergenti”. “Il fine – aggiunge Giada Platania, responsabile del servizio di internazionalizzazione di Sicindustria e coordinatrice del progetto BeeNet – è quello di supportare la cooperazione tra piccole e medie imprese che vogliono crescere a livello globale e sviluppare un modello comune e replicabile per l’internazionalizzazione”.

L’azienda agricola Provenzano-Galardo

Tra le imprese coinvolte nell’iniziativa, c’è anche l’azienda agricola Provenzano-Galardo. Prende il nome dal titolare, Giuseppe Provenzano, ed è gestita dalla figlia Orsola. “La nostra azienda parte nel 1852, è stata acquistata dal mio trisavolo, è a stampo prettamente familiare e si estende su 120 ettari”. Le coltivazioni riguardano, in questo momento, grano e ceci. Nella zona di Roccamena, l’azienda possiede anche un uliveto di sei ettari, l’unica parte coltivata in biologico. Nel trapanese è presente un vigneto. “Abbiamo poi una struttura ricettiva con quattro appartamenti, anche se è in via di espansione”. La sua storia è singolare: era un baglio arabo scoperto da Idrisi tra il 1100 e il 1140 circa, poi divenuto un monastero delle suore del Santissimo Salvatore di Monreale. Espropriato da Garibaldi, è stato successivamente acquistato dal trisavolo di Orsola Provenzano.

Perché fare rete conta

Oggi l’imprenditrice ha deciso di fare rete con BeeNet. Un po’ perché convinta che facendo squadra si vada più lontano e un po’ perché “è importante fare la selezione delle persone che abbiamo vicino”. Quindi la rete d’imprese “è una buona opportunità perché le aziende coinvolte sono tutte piccole realtà di eccellenza”. L’obiettivo è “essere più performanti e penetranti nel mercato estero”, anche grazie al supporto finanziario europeo.

Olio bio, da Palermo agli Usa

L’azienda guarda già all’estero. Il business del’olio, spiega la general manager, “è nato con gli Stati Uniti”, l’unico Paese che lo importa. Per arrivare dall’altra parte dell’Atlantico è partito da lontano: “Il prodotto ricorda la figura femminile e riporta alla mente la forza e il coraggio delle donne dell’antica Sicilia nel mettersi in campo insieme agli uomini, quando ancora era una cosa piuttosto rara. L’olio infatti prima era prodotto dalla mia bisnonna, poi l’oliveto è passato a mia nonna e adesso alla sottoscritta”. Si trova negli store e in piccoli ristoranti, in particolare della Virginia (dove è arrivato anche sulla tavola del Governatore) e a New York.

Obiettivi: export e vino

“A livello agricolo – afferma Orsola Provenzano – ovviamente ci sono tutte le difficoltà che una donna può trovare, ma ho accanto due persone eccezionali, i nostri due dipendenti. Mi hanno visto crescere e mi agevolano molto”. Come per tutte le imprese agricole, preventivare un fatturato è difficile. La natura fa il suo corso e i raccolti dipendono dal clima e dai cambiamenti meteorologici. “D’altro canto ci sono grandi soddisfazioni, come i complimenti che mi fanno i turisti, che vedono una donna che lavora in campagna e che ha costruito partendo da zero”. Per il padre, infatti, l’azienda era solo un luogo di lavoro e stoccaggio di grano e altre coltivazioni. È stata Orsola Provenzano a ristrutturarla, “mettendomi a costruire di sana pianta anche mobili” e aprendo al commercio con l’estero dopo un viaggio negli Stati Uniti. Allargare l’export, come dimostra l’adesione a BeeNet, resta una delle priorità. Poi, in futuro, spiega la general manager, c’è la prospettiva di “fare anche un’etichetta di vino per sfruttare i 12 ettari di vigneto e soprattutto sviluppare l’immagine della struttura anche per matrimoni e eventi”.

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