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Beni confiscati, a Catania un nuovo regolamento: priorità l’impatto sociale

"Casa della musica", spazio per associazioni, ma anche un locale con ristorante in "partenariato pubblico privato". Queste le ipotesi per il destino dell'ex discoteca Empire, locale simbolo dei beni confiscati alla mafia a Catania, dove c'è ora un nuovo dettagliato regolamento sul loro riutilizzo sociale

Confiscata nel 2017, a sette anni di distanza il destino dell’ex discoteca Empire di Catania è da decidere. Potrebbe diventare una “Casa della musica”, cioè un centro giovanile aperto al territorio come ipotizzato nel 2022 dalla precedente amministrazione comunale, ma anche un luogo aperto alle associazioni. Oppure “potrebbe diventare come mi auspico un partenariato pubblico privato con attività di ristorazione” ha detto il sindaco di Catania Enrico Trantino nel corso del convegno organizzato proprio dalla sua amministrazione all’interno del bene e dal titolo “La gestione dei beni confiscati negli enti locali. L’importanza del nuovo regolamento del Comune di Catania”. Si tratta, per l’Empire, di tre ipotesi previste all’interno del nuovo regolamento sui beni confiscati approvato dal Consiglio comunale. Incentrato sul riutilizzo a fini sociali, il regolamento consente infatti anche l’ingresso dei privati nella gestione. Ma lo questo è possibile solo dopo un lungo iter.

A Catania 154 immobili da assegnare, Empire compreso

Compreso l’ex Empire, attualmente “154 immobili, di cui 117 fabbricati e il resto terreni” i beni affidati dall’Agenzia nazionale (Anbsc) al Comune di Catania, come ha specificato l’assessora Viviana Lombardo, che ha una delega specifica ai Beni confiscati. Spesso si tratta “di appartamenti di piccole dimensioni ubicati all’interno di condomini dove magari risiedono ancora i familiari dei soggetti ai quali sono stati sottratti”, spiega Lombardo. Per la precisione sono 63 gli immobili in questa complessa situazione. E per arrivare a un’assegnazione e all’uso del bene in contesti complessi la volontà unitaria dell’intera città è fondamentale. Da questo punto di vista il regolamento ne è un esempio chiaro, secondo l’assessora in quanto “approvato all’unanimità, con spirito bi-partisan”.

Per l’assegnazione ai privati una procedura “aggravata”

Una circostanza sottolineata anche dalla consigliera comunale Gianina Ciancio, presidente della Commissione sui regolamenti. “Io sono esponente dell’opposizione – esordisce Ciancio – ma questo regolamento, approvato all’unanimità, parte da una bozza nata nella precedente sindacatura. La bozza è stata oggetto di studio per sei mesi con importanti contributi di associazioni e docenti universitari, e sono state apportate importanti modifiche”. Tra queste quella che “aggrava” la procedura che porta alla possibilità di uso degli immobili da parte dei privati, possibile “solo dopo che il bando per l’assegnazione è andato deserto due volte”. Ai bandi potranno partecipare “anche gruppi informali di cittadini, che avranno poi un anno di tempo per costituirsi formalmente in una forma associativa”, conclude Ciancio.

Possibilità del fine del “lucrativo”, ma solo marginale

Il regolamento, di cui sia Ciancio che Lombardo si dicono “orgogliose“, dà infatti una esplicita destinazione a uso sociale del bene. E il privato che dovesse eventualmente avanzare la proposta, potrà farlo “purché in partenariato, con il controllo del Comune”, specifica il sindaco Trantino. “Il regolamento approvato è frutto di un lungo lavoro di audizioni, e all’interno l’attività lucrativa è esplicitamente rimasta marginale”, spiega a FocuSicilia il professor Livio Ferrante del Dipartimento di Economia dell’Università di Catania. Ferrante è autore di vari studi sul fenomeno del riutilizzo dei Beni confiscati, i cui risultati sono chiari: il loro riutilizzo per fini sociali dà dei benefici economici al territorio.

Corda (Anbsc): “Pià che i fondi serve la progettualità”

Un beneficio che però passa spesso dalle difficoltà di avvio delle attività. Secondo Bruno Corda, direttore di Anbsc, l’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, “il problema principale non è economico, ma di progettualità. Ricordo ad esempio che per 2600 beni messi a bando con fondi provenienti dal Pnrr, solo mille sono stati richiesti. Molti comuni, soprattutto quelli piccoli hanno la consapevolezza di non farcela con le proprie forze”, spiega Corda. Un problema superabile “con l’avvio di accordi consortili, ma anche con l’aumento delle risorse per avviare i progetti. Problematiche su cui abbiamo avviato un dialogo fruttuoso anche con la Regione siciliana“, conclude il direttore Anbsc.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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