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Blutec, nuovi arresti

Domiciliari per Roberto Ginatta, presidente della società di Termini Imerese. L'accusa è di aver distratto i fondi per lo stabilimento ex Fiat

Il presidente di Blutec, Roberto Ginatta, è nuovamente agli arresti domiciliari. La nuova misura cautelare, arrivata su richiesta della procura di Torino, è per la distrazione di fondi pubblici ricevuti per il sostentamento dell’impresa che ha preso il posto dell’ex Fiat a Termini Imerese. La Blutec, nata nel 2015, aveva allora sottoscritto un accordo con il ministero dello Sviluppo Economico, la Regione Sicilia e il Comune di Termini per ricevere 95 milioni di euro. I primi 21 erano stati erogati da dicembre 2016. Già nell’ottobre 2018, la Procura di Termini Imerese aveva aperto un’inchiesta per capire che fine avessero fatto questi finanziamenti pubblici ricevuti per il rilancio dello stabilimento. L’azienda aveva cominciato a lavorare nel maggio 2016 con i fondi ricevuti da Invitalia, ma il 12 marzo 2019 sono scattati gli arresti. Ai domiciliari era finto, oltre Ginatta, anche l’amministratore delegato Cosimo Di Cursi. L’accusa era di malversazione ai danni dello Stato e la Procura mise sotto sequestro lo stabilimento, le quote sociali della Blutec e le disponibilità finanziare dei due manager, per un totale di 16 milioni di euro. Questi soldi, ricevuti da Invitalia, sarebbero stati distratti.

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Un sequestro da 16 milioni di euro nel 2019

Il 28 marzo 2019 il tribunale del riesame di Palermo ha deciso di scarcerare Ginatta accusando di incompetenza territoriale la Procura di Termini Imerese. Il successivo 9 aprile anche Di Cursi è stato rilasciato e i fondi sequestrati, che a rate sarebbero dovuti rientrare nelle casse di Invitalia, sono stati invece restituiti. Lo stabilimento continua a essere sotto sequestro e in amministrazione giudiziaria. Il fascicolo d’inchiesta è stato poi trasferito a Torino per competenza territoriale, vista la provenienza di Ginatta. A luglio dello scorso anno la Guardia di Finanza di Palermo ha nuovamente sequestrato i beni di Ginatta e Di Cursi, i 16 milioni di euro che costituirebbero il profitto del reato. L’accusa è sempre la stessa: i soldi ottenuti dal ministero per lo Sviluppo economico non sarebbero stati tutti impiegati nel rilancio della struttura, che produce componenti per auto elettriche e ibride. Dopo la restituzione del denaro ai due manager, i pm hanno chiesto una nuova confisca per evitare che potesse andare perduto.

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Sequestrata la holding Mog srl

Oggi, a quasi un anno dal nuovo sequestro dei soldi e a un anno e mezzo dal suo rilascio, Ginatta torna ai domiciliari. Stavolta insieme a lui anche il figlio, Matteo Orlando Ginatta, e la contabile, Giovanna Desiderato. L’accusa è sempre la stessa: riciclaggio, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta, quindi capire che fine abbiano fatto i finanziamenti pubblici. Stavolta a finire sotto sequestro sono anche il complesso aziendale della holding Mog srl, di proprietà di Matteo Orlando e amministrata da Desiderato. La società è affidata a un amministratore giudiziario.

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Business, Lavoro, Ambiente, Legalità e Sicurezza. FocuSicilia ha l'obiettivo di raccontare i numeri dell'isola più grande del Mediterraneo. Valorizzare il meglio e denunciare il peggio, la Sicilia dei successi e degli insuccessi. Un quotidiano che crede nello sviluppo sostenibile di una terra dalle grandi potenzialità, senza nasconderne i problemi.

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