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14 milioni per i borghi fascisti. Lo storico: “Creati per isolare”

I tre insediamenti, abitati oggi da un totale di 60 persone, saranno oggetto di un recupero straordinario. "Ma non c'entrano con i trascorsi contadini", avverte lo storico Rosario Mangiameli

Duecentododicimila euro ad abitante. È la cifra che la regione Siciliana ha stanziato per ristrutturare tre borghi rurali di epoca fascista: Borgo Lupo nei pressi di Mineo, il Borgo Bonsignore a Ribera ed il Borgo Borzellino a Monreale. Con rispettivamente 15, 51 e zero abitanti. Il governatore Nello Musumeci li definisce “uno straordinario patrimonio di architettura rurale appartenente alla storia contadina della nostra Isola e che rischia di scomparire del tutto”, assegnando un totale di 14 milioni di euro per il recupero a un Fondo speciale dell’assessorato regionale ai Beni culturali. “La storiografia ha però sostanzialmente bocciato queste operazioni non solo come inutili dal punto di vista dello sviluppo agrario, ma soprattutto dal punto di vista sociale: erano luoghi di isolamento per chi li abitava”, spiega Rosario Mangiameli, ordinario di Storia contemporanea del dipartimento di Scienze politiche dell’università di Catania. La regione ha stanziato per i lavori di riqualificazione di Borgo Bonsignore due milioni e cinquecentomila euro, mentre per Borgo Borzellino, di fatto mai abitato in quasi 80 anni, si arriva a cinque milioni e cinquecentomila euro. Per il recupero di Borgo Lupo, già destinatario di un progetto di recupero non andato a buon fine nel 2003, quando Musumeci era presidente della provincia di Catania, vengono ora destinati cinque milioni e 775 mila euro.

“Non appartengono alla storia contadina”

I borghi sono tre degli otto costruiti – su nove previsti, uno per provincia -, dall’Ente per la colonizzazione del latifondo siciliano tra il 1939 ed il 1943, e passati nel dopoguerra prima all’ente regionale per la riforma agraria (Eras) e poi all’ente per lo sviluppo agricolo Esa. Ma non sono gli unici borghi rurali costruiti nel ventennio: tra questi vi sono le più note località di Pergusa, nato dalla bonifica della zona dove ora sorge l’omonimo lago, e di Libertinia, frazione di Ramacca di 90 abitanti per la quale la regione ha stanziato 180 mila euro per eseguire lavori di consolidamento dell’unica chiesa del minuscolo abitato. “Alcuni di questi borghi, come Libertinia, si sono poi negli anni integrati nel tessuto urbano diventando dei quartieri tutt’ora abitati. Ma – prosegue Mangiameli -, in uno dei maggiori studi sul tema Salvatore Lupo definisce queste operazioni frutto della ‘utopia totalitaria del fascismo’. Di fatto questi borghi non solo non appartengono alla storia contadina, ma crearono l’isolamento di centinaia di famiglie, deprivate anche dell’opportunità di mandare i figli a scuola o di partecipare alla vita dei paesi di riferimento”. Un contesto “già studiato e descritto da storici come Paul Ginsborg e Liliane Dufour, i quali sottolineavano come l’isolamento avesse finalità anche politiche per evitare la partecipazione attiva di questi cittadini”, afferma Mangiameli. Ha quindi senso, per la regione Siciliana, spendere milioni di euro per il recupero? “Chiaramente, dipende. Certo l’operazione serve come salvaguardia anche di un patrimonio architettonico rimasto sepolto nella memoria, ma non c’erano anche da questo punto di vista specificità particolari, come ad esempio successo con operazioni analoghe nell’Agro pontino”.

Mussolinia, il borgo mai nato narrato da Camilleri

La storia dei borghi rurali è stata anche citata in alcuni romanzi storici. Tra questi Mangiameli ricorda quello forse più noto, Privo di titolo di Andrea Camilleri dove viene raccontata in termini grotteschi la storia del borgo Mussolinia, nei pressi di Caltagirone. Nel racconto la nuova cittadina dedicata al Duce viene promessa dalle autorità cittadine a Benito Mussolini in persona nella sua visita del 1924. Gli avanzamenti dei lavori furono documentati negli anni tramite delle fotografie al fine di far inviare i finanziamenti dal governo centrale. Ma le foto erano di altri luoghi, con Camilleri che racconta il clamoroso errore dell’invio della foto di un borgo in riva al mare. “Mussolinia nella realtà non fu mai costruita. Ma la vicenda, anche se con gli espedienti narrativi che la rendono comica, è sostanzialmente corretta e ormai patrimonio popolare”, conclude Rosario Mangiameli.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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