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Brucellosi, ancora allarme in Sicilia. L’Unione europea attiva le sanzioni

Il 63 per cento degli allevamenti "non indenni" è nel messinese. Casi anche a Catania, Enna e Siracusa. I dati dell'Istituto zooprofilattico

Non solo Covid-19. Sono tanti i virus trasmissibili dall’animale all’uomo, e alcuni sono particolarmente radicati in Sicilia. Come la brucellosi, malattia che continua a colpire gli allevamenti dell’isola. Soprattutto nella città metropolitana di Messina, che ospita il 63 per cento degli allevamenti siciliani “non indenni”. Sono i dati dell’ultimo rapporto dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Sicilia, l’ente che si occupa dei controlli sulla salute e la qualità degli alimenti di origine animale. Nel corso del 2020 sono stati controllati 9.183 allevamenti bovini e 8.389 allevamenti ovi-caprini. La stragrande maggioranza, circa il 97 per cento, risulta “ufficialmente indenne” dalla malattia. Ma negli altri il virus sopravvive, rendendo necessari severi controlli per evitarne la diffusione. Anche tra gli esseri umani.

Cos’è la brucellosi

Il virus della brucellosi è infatti capace di compiere la cosiddetta “zoonosi”. Quel “salto di specie” che, si ipotizza, ha portato all’esplosione della pandemia da Covid-19. Per bovini e ovini, gli effetti più comuni sono infiammazioni delle mammelle e aborto. In caso di trasmissione all’uomo, per ingestione di carni infette o di latte non pastorizzato, si possono accusare sintomi simili a quelli dell’influenza come febbre, mal di testa e debolezza. Nei casi più gravi possono manifestarsi infezioni al sistema nervoso centrale e in alcuni casi cronicizzazioni. Il virus ha diverse varianti, e può comportare varie complicazioni. Sono stati sviluppati diversi vaccini per gli animali, ma nessuna formula si è dimostrata per adesso sicura per l’uomo. Per questo i protocolli di controllo sugli allevamenti sono particolarmente rigidi, soprattutto nelle regioni più colpite. Tra le quali spicca, non da oggi, la Sicilia.

Le zone più colpite

Su 1.813 aziende bovine controllate in provincia di Messina, 179 hanno fatto riscontrare casi di brucellosi (circa il 10 per cento). Segue Catania, con 636 aziende controllate di cui 32 positive (cinque per cento). La provincia di Enna registra 35 casi su 1.272 allevamenti controllati (oltre il due e mezzo per cento). Dati simili a quelli della provincia di Siracusa, con 798 aziende controllate e 21 casi di positività (oltre il due e mezzo per cento). Caltanissetta mostra un solo caso di brucellosi su 179 aziende controllate (non si arriva all’uno per cento). Decimale anche a Palermo, dove su 2.470 aziende controllate 13 sono risultate positive. Quanto ad Agrigento, Ragusa e Trapani, tutte le aziende controllate sono risultate “pulite”. Non ci sono allevamenti indenni invece tra gli ovi-caprini. Qui la percentuale più alta si riscontra sempre a Messina (oltre il due per cento), seguita da Caltanissetta e Siracusa (entrambe meno del due per cento).

Il caso della Sicilia

Percentuali che fanno della Sicilia la Regione più colpita d’Italia per quanto riguarda la brucellosi. A livello nazionale la malattia è ancora presente, avverte il ministero della Salute, “anche se la maggior parte delle province del nord e centro Italia ha acquisito la qualifica di territorio ufficialmente indenne”. Il virus persiste principalmente “nelle regioni del sud Italia e in Sicilia”, e non riguarda soltanto gli addetti ai lavori. I più esposti al contagio sono allevatori, veterinari, dipendenti di mattatoi e macellai. Ma può essere colpita anche la popolazione comune, “tramite il consumo di latticini freschi prodotti a partire da latte crudo”. Per questo il ruolo dei veterinari che collaborano con le Aziende sanitarie provinciali e gli Istituti zooprofilattici è particolarmente importante e delicato. Proprio in queste ore il Governo regionale ha deciso di intervenire per la categoria, presentando un apposito disegno di legge all’Assemblea regionale siciliana.

Sanzioni pecuniarie

L’allarme sulla diffusione della malattia in Sicilia è stato lanciato negli anni scorsi anche a livello europeo. A partire dal 2011, secondo la Commissione europea, sono stati versati all’Italia quasi 35 milioni di euro per l’eradicazione della brucellosi bovina e ovi-caprina. Secondo la Commissione “la percentuale di mandrie e greggi infette è diminuita”, sebbene con una tendenza “più lenta del previsto, specialmente in Sicilia”. Per questo negli ultimi anni sono state promosse “varie visite tecniche”, al fine di verificare l’attuazione del programma e “richiedere un ulteriore miglioramento della situazione”. Vista la mancanza di progressi nell’eradicazione, “sono state imposte sanzioni pecuniarie alla Sicilia”. Oltre a questo, nel 2018 la Commissione ha messo nero su bianco che senza un progresso chiaro nella lotta alla malattia “il sostegno finanziario potrebbe essere riesaminato”.

Non solo brucellosi

Tra le altre malattie seguite dagli esperti dell’Istituto zooprofilattico, la tubercolosi bovina. Anche questo virus può passare dall’animale all’uomo attraverso un processo di zoonosi, e viene tenuto rigidamente sotto controllo. A registrare la maggiore incidenza è la città metropolitana di Catania, con 637 allevamenti controllati e 22 casi di positività (oltre il tre per cento). Segue Enna, con 1.273 aziende controllate e 32 casi accertati (due e mezzo per cento). La Città metropolitana di Palermo vede 2.476 allevamenti verificati e 55 positivi (poco più del due per cento). Le restanti province, Agrigento, Caltanissetta, Messina, Ragusa, Siracusa si attestano poco sopra o sotto l’uno per cento. A Trapani, infine, non è stato rilevato nessun allevamento infetto.

Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e saggista. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", (Circolo Poudhron Editore), con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni.

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