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Caldaie a gas, in Sicilia dal 2022 c’è un nuovo “catasto termico”. Come funziona

Tutti gli impianti termici nell'Isola sono da inserire nel Curi "Catasto unico regionale impianti", la nuova piattaforma che sostituisce la precedente Cite. "Ma costa solo 8 euro in quattro anni", rassicura Ivan Donato, presidente dei Termoidraulici di Confartigianato Palermo

Arriva l’autunno, si abbassano le temperature. E si controllano gli impianti di riscaldamento. In questi giorni sono migliaia i siciliani che, nelle annuali procedure di manutenzione, hanno però notato una novità: otto euro da pagare per l’iscrizione al “catasto termico”. L’operazione, chiesta dai manutentori, è spesso foriera di domande soprattutto per chi è perfettamente in regola con la manutenzione e, la catastazione della propria caldaia, l’ha già effettuata. “In realtà – spiega Ivan Donato, presidente dei Termoidraulici di Confartigianato Palermo – è cambiato il sistema, e si deve procedere a una nuova iscrizione. Da aprile 2022 in Sicilia non c’è più il Cite ma il nuovo Curi“. Il nuovo servizio pubblico per gli accertamenti e le ispezioni degli impianti termici, attivo in tutti i comuni siciliani tranne la provincia di Palermo, dove sono inseriti il solo capoluogo e Bagheria, è stato affidato dalla Regione alla Organismo ispezioni impianti termici Srls, società con sede a Roma.

Iscriversi “costa otto euro per quattro anni”

Si tratta, in entrambi i casi, di due registri che rispondono a quanto stabilito dalla Regione siciliana nel 2014 con il D.D.G. n. 56 del 23 luglio, e sono entrambi degli acronimi: Cite, non più attivo, stava per “Catasto impianti termici”, mentre Curi significa “Catasto unico regionale impianti”. Sia nella vecchia piattaforma che nella nuova sono memorizzate le informazioni sull’ubicazione – con dati catastali dell’abitazione o del locale dov’è installato l’impianto termico appunto – e soprattutto le “informazioni sulla sicurezza certificate dall’operatore abilitato”, spiega Donato. Solo che, praticamente, “il vecchio catasto è come se non esistesse più, e si deve quindi rifare”. L’operazione, rassicura Donato, non ha però dei costi proibitivi: “Solo otto euro ogni quattro anni, con l’installatore e il manutentore che appone un ‘bollino verde’ virtuale che vale quattro anni. Si tratta solo di un contributo da due euro l’anno che andrà al Curi per le spese ispettive e gli obblighi informativi, come l’invio di brochure, di lettere di sensibilizzazione o l’installazione di avvisi pubblicitari”, spiega Donato. Ogni costo “aggiuntivo alle spese della manutenzione annuale, 80 euro, e agli 8 euro chiesti per l’iscrizione al catasto” eventualmente richiesto per l’adeguamento al nuovo catasto non è quindi lecito.

Manutenzione annuale obbligatoria

La manutenzione “va comunque fatta per legge ogni anno”, specifica il presidente dei termoidraulici di Confartigianato Palermo, e l’obbligo di catastazione deve essere portato al termine al primo appuntamento di manutenzione annuale. “Per chi non si adeguasse, ci sarà prima un avviso che arriverà via lettera, con una richiesta di iscrizione da portare a termine entro 30 giorni. Dopo arriverà un ispettore del Curi che farà pagare 80 euro, ai quali si aggiunge comunque l’obbligo di fare la manutenzione annuale”, specifica Donato. L’iscrizione al nuovo sito è naturalmente possibile per installatori e manutentori “mandando una semplice visura camerale”, ma anche per l’utente finale “che iscrivendosi può controllare se il manutentore andrà a caricare il modulo di manutenzione che comprende un check control completo sull’impianto”.

Controlli per tutti gli impianti sopra i 100 kw

Il nuovo Curi garantirà naturalmente anche i controlli ispettivi, “che avverranno per tutti gli impianti superiori a 100 kw, mentre saranno a campione per quelli domestici, normalmente inferiori ai 35 kw”, prosegue Donato. Attenzione particolare dovranno però fare, viste le nuove norme europee in materia di consumo energetico che vieteranno l’installazione di nuove caldaie dal 2029, i possessori di impianti installati prima del 2005: “I vecchi impianti devono avere un rendimento al controllo almeno del 87 per cento, con un 2 per cento di scarto per eventuali errori strumentali. Significa che se a un controllo si trova un rendimento di 84 su 100 avrò 180 gironi per cambiare caldaia”, spiega l’esperto. Da quest’anno inoltre il catasto prevede anche l’inserimento degli impianti a biomassa, quelli cioè con alimentazione a pellet, legna o altro “materiale solido, come quelle a mais sempre più diffuse, che noi installatori e manutentori scherzosamente chiamiamo con alimentazione pop-corn”, conclude il presidente dei Termoidraulici di Confartigianato Palermo.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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