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Cannabis, luci e ombre del settore. Persi 6 miliardi di euro

Curare malattie e favorire un'alimentazione sana, la canapa non è solo da fumare. C'è una legge per regolamentarne coltivazione e produzione ma manca qualcosa

È un prodotto dai mille impieghi, da quelli terapeutici a quelli tessili, passando per quelli alimentari. Ci sono anche il biogas e i prodotti cosmetici oltre al semplice diletto di fumarne i fiori. Secondo uno studio del professore Ferdinando Ofria dell’Università di Messina, inoltre, le potenzialità economiche del settore sono notevoli. Si parla di un incasso di circa sei miliardi l’anno per lo Stato italiano applicando una tassazione simile a quella per i tabacchi, pari al 75 per cento del prezzo di vendita. Accanto a un maggiore gettito fiscale, notevoli sarebbero anche i risparmi in termini di spese di repressione, regolamentazione e sanitari. In questo contesto aumenterebbe anche la qualità del prodotto e si darebbe un duro colpo alla criminalità organizzata. Insomma, la legalizzazione e regolamentazione della canapa industriale servirebbe proprio all’Italia, eppure la si guarda solo come droga al pari di cocaina ed eroina e la sua coltivazione e trasformazione è osteggiata. Così facendo i coltivatori e produttori, tra i 20 e i 30 nella sola Sicilia che lavorano poche centinaia di ettari, si trovano una sorta di limbo.

Clima di paura

“Da circa un anno la situazione è peggiorata e si è creato un clima di paura. Tutto nasce dopo le esternazioni di Salvini e i conseguenti controlli così, molti, hanno sia dismesso la produzione che chiuso i tanti negozi di cannabis light che negli scorsi anni hanno avuto un boom. Il business più grosso è al momento legato alle infiorescenze e quindi non è più conveniente”, afferma Giuseppe Sutera Sardo, presidente dell’Associazione per la canapa siciliana. Tra i primi coltivatori in Italia con la sua azienda Sicilcanapa Trade Srl fondata a Ispica, in provincia di Ragusa, nel 2012, ammette di avere bloccato tutto anche lui. Un clima di tensione che nasce dai dubbi in tema di tolleranza nell’utilizzo. Si parla dello 0.5 per cento come limite oltre il quale è considerata sostanza stupefacente, mentre, secondo quanto afferma il produttore siciliano, “l’Organizzazione mondiale della sanità fissa il limite all’uno per cento”. “Sono un ex carabiniere, figuriamoci se voglio dei problemi con la legge. Chiedo che tutto sia regolamentato così da essere concorrenti in Europa e nel mondo. Invece – aggiunge – siamo come sempre gli ultimi e importiamo il prodotto da altri. È come se bloccassimo la produzione di auto ma le importassimo dagli altri Paesi. Una follia”.

La legge c’è ma…

Esiste una legge, la 242 del 2016, dedicata proprio alla coltivazione di canapa ad uso industriale e cannabis light ma, secondo Sutera Sardo, è manchevole di alcune parti. Le stesse che avrebbero dovuto essere inserite nella legge di bilancio appena approvata e che la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha invece deciso di eliminare auspicando un ddl specifico. “Nella legge 242 hanno stralciato la tassa sulla produzione sul prodotto specifico, il riconoscimento di tutte le parti della pianta non prevedendo tabelle di tolleranza dei cannabinoidi, ma anche ciò che riguardava il sostegno economico sia alla produzione di oli che alla produzione di fibra”, afferma. “Il problema della fibra lunga, in particolare al Sud, è il fatto che ha bisogno di una macerazione in acqua post coltivazione. Questo però avrebbe un impatto talmente alto sia in termini di costi che di ambiente che non vale la pena, non sarebbe redditizio”.

La concorrenza europea

L’arretratezza dell’Italia in tema di canapa si scontra con i grandi passi avanti fatti negli altri Paesi, in particolare Francia, Olanda, Germania e Cina. “La cosa più assurda e inaccettabile è che questo Paese non vuole avere a che fare con mercato che per il 2028 prevede introiti per 58 miliardi di euro”, afferma Sutera Sardo. “È un mercato che già oggi in Italia muove milioni di euro, potrebbe fare molto di più, ma non c’è la volontà istituzionale”. In questo modo l’Italia non è concorrenziale e poiché l’importazione è possibile e pure conveniente dal punto di vista economico, molti gruppi legati a negozi erboristici preferiscono fare arrivare l’olio dalla Cina a costi bassissimi piuttosto che impelagarsi in tutti i problemi che ci sono in Italia. Non ci sarebbero problemi neanche per la qualità, dal momento che, secondo Sutera Sardo, “la produzione cinese è biologica e riconosciuta dall’Unione europea. Sono i primi produttori al mondo”.

L’utilizzo della fibra per tessuti

Il settore ha potenzialità ma è ancora alla prime fasi. Per la produzione di tessuti, ad esempio, non ci sono impianti di trasformazione. Ci vorrebbero investimenti di milioni di euro e senza incentivi statali tutto diventa più complicato. “È stata fatta richiesta di agevolazioni per investimenti, considerando che è eco-sostenibile, che incrementa l’economia circolare e che crea posti di lavoro, ma le istituzioni se ne sono sempre fregate. Lo stesso vale per le associazioni di categoria. Coldiretti o Confagricoltura facciano ora la voce grossa”, accusa Giuseppe Sutera Sardo. Non potendo trasformare le fibre, i fusti sono separati dalla parte legnosa che viene utilizzata in edilizia mentre la parte restante è riutilizzata nei campi come compost.

Il seme ha più usi ma anche tanti problemi

La produzione di canapa si fa a partire dai semi, ma se fino agli anni 40 l’Italia era il secondo produttore al mondo di prodotti derivati e i semi venivano definiti italici, come racconta il produttore siciliano, adesso sono i francesi a farla da padrone. “Hanno un monopolio di produzione di varietà di sementa che però è inidonea al clima siciliano”. Secondo quanto racconta Sutera Sardo sono gli unici produttori di semi con Thc, la sostanza cannabinoide, allo 0.2, ovvero l’attuale limite riconosciuto a livello europeo. “Ecco perché stanno facendo di tutto per evitare che l’Unione europea aumenti il limite allo 0.3”. È utilizzato intero o decorticato “con proprietà allucinanti. Ha omega 3 e 6 in quantità ma anche vitamina E, B1, B2, una concentrazione di proteine nobili molto importante”, spiega Sutera Sardo.

Usi medici e alimentari

La cannabis è molto usata per la lotta ad alcune malattie come alzheimer, il morbo di parkinson, cure oncologiche o la semplice insonnia. Le sue caratteristiche sono antiemetiche, antiepilettiche, antinfiammatorie, analgesiche e antipiretiche. Stimola la fame inoltre e viene data anche a chi soffre di anoressia. Le sue proprietà sono anche nutrizionali, in particolare per chi ha fatto una scelta alimentare vegetariana o vegana, tanto che Sutera Sardo parla del seme come “unico al mondo ad avere tutti gli amminoacidi, di cui gli otto essenziali per sintetizzare le proteine e diventare immunoglobulina”. Utile anche per creare massa muscolare e quindi anche per tutti gli appassionati di fitness.

Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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