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Brand Etna, parla il presidente del Parco: “Prima serve governance unica”

"Difficile far dialogare i molti enti che si dividono le funzioni nel territorio del Parco", ammette il presidente Carlo Caputo. Intanto è in dirittura d'arrivo un marchio collettivo per i prodotti delle aziende locali e i progetti di promozione ambientale

Creare un brand unico per l’Etna, un marchio che caratterizzi il territorio, come per Dolomiti, Garda o Valle d’Aosta, sarebbe certo importante, ma chi dovrebbe pensarci? Per Carlo Caputo, presidente del Parco dell’Etna, si tratta di un’operazione (come ha suggerito l’esperto Benedetto Puglisi in questa videointervista a FocuSicilia), non facile: non c’è un unico ente che possa occuparsene e far dialogare più enti per un obiettivo simile. “Il parco – sottolinea Caputo – è protagonista, ma ha funzioni limitate. Inoltre ci sono due fronti che si scontrano: chi vuole meno persone possibili sul vulcano e chi vorrebbe uno sviluppo economico e turistico più intensivo. Quando parliamo di presenze e turismo, parliamo anche di servizi che servono al turista. Faccio un esempio: quest’inverno c’è stata molta neve, la stagione sciistica è durata tre mesi, ma si è creato un caos, non c’era lo spazio in cui ospitare le auto. Ciò significa che servono nuove aree parcheggio, magari a bassa quota. Tuttavia, quando si inizia a parlare di nuove infrastrutture si crea un dibattito che rende difficile pianificare le opere. Se ci fosse un solo ente – ipotizza il presidente del Parco – ad occuparsi di conservazione, tutela, sviluppo turistico, gestione e sorveglianza, questo potrebbe arginare meglio la situazione e aiutare a fare delle scelte, anche quella della valorizzazione turistica, perché no”.

Un marchio collettivo per i prodotti dell’Etna

“L’Etna finora è solo un nome conosciuto – ricorda il presidente del Parco – non è trainato da alcun brand, neanche nel mondo dei vini, nonostante questi siano in qualche modo collegati al nome dell’Etna. Tuttavia, qualcosa l’abbiamo fatta: proprio in questi giorni arriverà al Consiglio del Parco la votazione del regolamento e dei disciplinari per un marchio collettivo che certamente contribuirà a sviluppare il brand dell’Etna. In questo Parco non c’era una maglietta, una cartina ufficiale, sono mancati gli uomini nelle istituzioni giuste. Anche oggi il marchio sarà gestito da venti Comuni, non sappiamo bene come andrà perché con così tanti enti coinvolti è difficile ragionare in termini di pianificazione e progettazione. Sono fiducioso ma voglio essere realistico: non penso che il marchio basterà, anche se per la prima volta iniziamo a individuare dei prodotti che vengono dall’area protetta. Tutte le aziende che coltivano, producono e trasformano all’interno dell’area potranno utilizzare il marchio Parco dell’Etna, realizzato graficamente dall’Accademia delle Belle arti di Catania e giuridicamente dal dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Catania, insieme ai nostri dirigenti. In un momento come quello che viviamo, con richiami ad ambiente, sostenibilità e green, è un fatto importante poter dire ai consumatori che il prodotto viene dal Parco. Ma il marchio riguarderà anche i servizi e le scuole che svolgono progetti di promozione ambientale”, aggiunge Caputo.

Leggi anche – Parco dell’Etna, intesa con le Pro Loco del territorio per il turismo sostenibile

La complessità del Parco richiede un gestore unico

“Tornando alla creazione di un brand di destinazione per l’Etna – dice Caputo – e nonostante la leva importantissima del riconoscimento Unesco del 2013, che ha fatto crescere le presenze del 112 per cento, oggi non vedo un ente che possa assolvere totalmente al compito. Vedo diversi enti che possono collaborare con i privati, ma – ripeto – se ci fosse un ente unico, molte cose sarebbero più semplici. Voglio fare un esempio per far capire la complessità: il Parco ha un numero di abitanti importante e ben 15 mila abitazioni. È un’anomalia e ciò rende l’idea delle difficoltà che si incontrano all’interno del Parco. La Sicilia sul fronte dei parchi è riuscita a fare cose straordinarie e ad essere all’avanguardia in Italia, con la famosa legge 81 negli anni Settanta. Allora non c’era una consapevolezza ambientalista, ma venne istituita comunque una legge per i parchi un decennio prima della legge nazionali. Anche stavolta potremmo essere promotori di una legge nuova su una governance unica per i parchi e spero che prima o poi si arrivi ad una riforma con la quale si possano riordinare le competenze finora frammentate tra Parco, Comuni, Regione e altri enti. Molti dei problemi che mi vengono presentati, infatti, non sono di nostra competenza, visto che la gestione appartiene ad altri, i controlli ad altri ancora, il problema dei rifiuti a più di venti tra Comuni e istituzioni”.

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Agostino Laudani
Agostino Laudani
Giornalista professionista, nato a Milano ma siciliano da sempre, ho una laurea in Scienze della comunicazione e sono specializzato in infografica. Sono stato redattore in un quotidiano economico regionale e ho curato la comunicazione di aziende, enti pubblici e gruppi parlamentari. Scegliere con accuratezza, prima di scrivere, dovrebbe essere la sfida di ogni buon giornalista.

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