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Cardiochirurgia Pediatrica di Taormina, il grido delle mamme: “Non chiudetela”

"Il cuore non ci avverte prima dell'emergenza. Se chiude Taormina come dobbiamo fare?". Lo dice, durante una protesta davanti la presidenza della Regione, una delle mamme dei piccoli pazienti in cura al Centro di Cardiochirurgia pediatrica del mediterraneo (CCPM) di Taormina che chiuderà a fine luglio. La Regione intanto organizza un incontro al ministero per il 20 marzo. Obiettivo: mantenere due Centri in Sicilia

“I bambini stanno male, il loro cuore non ci avverte prima dell’emergenza. Se chiude Taormina come dobbiamo fare?”: a gridarlo questa mattina davanti Palazzo D’Orleans, sede del governo della Regione siciliana, è Maria Concetta, una delle mamme dei piccoli pazienti del Centro di Cardiochiururgia pediatrica del mediterraneo (CCPM) all’interno dell’ospedale San Vincenzo di Taormina. La chiusura del centro, già prevista la scorsa estate per via dell’apertura del nuovo Centro di cardiochirurgia a Palermo al policlinico “Paolo Giaccone”, è stata più volte rinviata.

Le mamme: “Due Cardiochirurgie in Sicilia”

L’ultimo rinvio, di sei mesi, è di fine gennaio, e la data di chiusura prevista per il centro, attivato nella “Perla dello Ionio” dopo la chiusura nel 2010 del vecchio reparto del Civico di Palermo grazie a una convenzione con l’ospedale Bambin Gesù di Roma, è il 31 luglio. Ma i genitori, insieme ad alcuni medici dell’ospedale, non sono a Palermo per chiedere un’ennesima proroga: “Vogliamo che in Sicilia ci siano due centri, uno a Taormina e uno a Palermo“, grida fra gli applausi la signora Maria Concetta. Del resto “Taormina ha accolto tutti, siciliani, calabresi, e stranieri. Qui non si è mai guardato a colore della pelle, provenienza, religione”.

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Il decreto Balduzzi: un reparto ogni 5 milioni di abitanti

Il centro, però, dovrà chiudere, almeno secondo le regole. A impedire la coesistenza in Sicilia di due cardiochirurgie – quella inaugurata a Palermo all’ospedale Giaccone è in convenzione con il San Donato di Milano -, sono le regole dettate da una legge del 2012, il cosiddetto “decreto Balduzzi“. Per la norma è possibile solo una Cardiochiurgia pediatrica per ogni 5 milioni di abitanti. E la Sicilia, da qualche anno, è scesa poco sotto la soglia per numero di abitanti. Costringendo a un ipotetico viaggio di 300 chilometri all’interno della Sicilia fino a Palermo “anche solo per i controlli periodici”, come spiega Maria Concetta. Che non ha dubbi: “Se mio figlio si dovrà operare, dopo il 31 luglio andrò al Bambin Gesù a Roma. Lì i medici lo conoscono”.

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Da Monza alla Sicilia: “Hanno salvato la vita a mia figlia”

La chiusura è “una beffa” per le tante madri presenti, come Letizia che racconta la sua esperienza: “Vengo qui da Monza. La scorsa estate nostra figlia si è ammalata improvvisamente qui in Sicilia. A Taormina ho trovato un ospedale speciale, unico nel suo genere. E hanno salvato la vita di mia figlia di 13 anni“. Giusi ha in cura la sua bambina di due anni. “Mia figlia fa una terapia salvavita al CCPM ogni 10 o 15 giorni. A Palermo come dovrei arrivare? Mia figlia è un soggetto molto delicato e non può affrontare tre ore di viaggio all’andata e altre tre al ritorno. Non sarebbero viaggi della speranza, ma della disperazione. Togliere il punto di riferimento a chi ha una patologia così grave è vergognoso”, afferma.

Il 20 marzo un incontro al ministero: obiettivo “deroga”

A ricevere una delegazione di manifestanti è stato questa mattina il Capo di gabinetto della Presidenza della Regione siciliana, Salvatore Sammartano. “Ci aspettavamo – afferma Rosanna Zanai, Medica anestesista del CCPM – la presenza del presidente della Regione Renato Schifani. Purtroppo non è stato possibile ma Sammartano ci ha garantito che a breve, il 20 marzo, ci sarà un incontro al Ministero con i vertici della Regione e del Bambin Gesù. Quindi ci aspettiamo una risposta più concreta sul nostro futuro”, afferma Zanai. Presenta alla manifestazione e all’incontro con Sammartano anche Elisabetta Billitteri, avvocata e presidente dell’associazione “Virdimura Spazio Consapevole”. “Sammartano ci ha assicurato l’interesse da parte della Regione per la nostra richiesta non solo di deroga ma anche di proroga. Vorremmo essere informati, e non ci fermeremo qui. Non è giusto parlare solo di decreto Balduzzi e di deroga ma anche di parlare di diritto alla Salute e alle Cure, che non devono avvenire lontano da casa ma nel territorio. E questo vale in particolare per le cardiopatie”, conclude.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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