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Case all’asta e sfratti: i sindacati degli inquilini in protesta chiedono soluzioni

La Sicilia ha il primato italiano di immobili residenziali all'asta, uno specchio di "una crisi socio-economica che vede a rischio sfratto 20 mila famiglie", spiega la segretaria del Sunia Sicilia Giusi Milazzo, oggi in piazza con Sicet e Uniat

Le vendite forzate di immobili sono aumentate del 60 per cento in diciotto mesi, con la Sicilia prima regione in Italia con quasi tremila aste a febbraio 2022. Il dato vale un quinto del totale nazionale, ed è stato diffuso da Sogeea, agenzia specializzata nel settore, che sottolinea come il 65 per cento di questi immobili siano case sotto i centomila euro come valore di mercato. Secondo Giusi Milazzo, segretaria regionale del sindacato degli inquilini Sunia, il numero di immobili all’asta “è un chiaro sintomo della situazione socio-economica regionale. Tante famiglie di piccoli artigiani e professionisti negli scorsi anni hanno acceso un mutuo, che oggi non possono pagare. E sono sostanzialmente nelle stesse condizioni di chi oggi è a rischio sfratto per morosità”. Un problema “invisibile” normalmente nelle statistiche, che creano un’ampia fascia di famiglie in difficoltà nei pagamenti che si aggiungono alle già numerosissime a rischio di sfratto. Un numero allarmante compreso “tra 15 e 20 mila”, secondo il dato diffuso da Sunia insieme Sicet e Uniat.

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“Mettere nel bilancio della Regione i fondi contro gli sfratti”

I tre sindacati degli inquilini legati rispettivamente a Cgil, Cisl e Uil saranno oggi in piazza a Catania, seconda città in Italia per immobili all’asta dopo Roma, con oltre 900, e con “3600 richiesta di esecuzione degli sfatti, più che a Palermo dove manifesteremo il 21 marzo”, sottolinea Milazzo. Alla politica si chiede a gran voce di affrontare il tema della sofferenza abitativa nell’Isola, e chiamata in causa sulla tematica è innanzitutto la Regione siciliana, che deve “inserire in bilancio un fondo per contrastare gli sfratti”, ribadisce Milazzo. Del resto soluzioni simili sono non solo giustificate dai numeri ma dalle buone prassi di altre regioni come “Veneto, Emilia Romagna e Lombardia”. Regioni con situazioni non così emergenziali come la Sicilia “dove si contano anche altre 30 mila famiglie in attesa di un alloggio popolare. In tutti i territori stiamo chiedendo incontri in prefettura per un tavolo che permetta di analizzare la situazione sfratti e la disponibilità di immobili”, specifica la sindacalista.

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Alle prefetture un protocollo per valutare le situazioni “caso per caso”

In alcuni territori, come Catania, esiste già da un anno un accordo tra i tre sindacati e l’amministrazione comunale per avviare l’Osservatorio sulla condizione abitativa previsto dalla legge 431 del 1998. Ma per farlo funzionare, sotto l’Etna e in tutta la Sicilia, “ci vuole un protocollo d’intesa per esaminare caso per caso e venire incontro alle famiglie morose incolpevoli che hanno perso casa per importante diminuzione redditi, e a cui dare un contributo per l’affitto, per un nuovo alloggio o ripagare i canoni ai proprietari”. La valutazione “caso per caso”, sottolinea Milazzo, è fondamentale per graduare l’entità degli interventi e destinarli a chi ha davvero bisogno in un panorama che vede anche morosità colpevole. “I contributi per l’affitto dati per l’emergenza Covid avremmo dovuto usarli con questo scopo. Ad esempio a Catania questi sono stati destinati a sostenere il pagamentod ella Tari”.

Il contributo straordinario 2020 si può richiedere online

Al momento è attiva in Sicilia la possibilità di ottenere, con un indicatore della situazione economica Isee inferiore ai 15 mila euro, un contributo all’affitto per l’anno 2020: la procedura è accessibile online tramite un portale dedicato della Regione siciliana fino al 21 aprile e, secondo il bando, dovrebbe consentire sostegni fino a tremila euro a famiglia. “Ma in pratica, secondo le esperienze passate, il contributo per famiglia sarà inferiore, presumiamo nella migliore delle ipotesi non superiore ai 1500 euro”, specifica Milazzo. Il calcolo si basa sul numero delle domande da famiglie aventi diritto previste, “almeno diecimila, considerando però che potremmo arrivare anche a 40 mila, che stimiamo anche aiutandoci con i dati sulla povertà di Caritas siano i nuclei interessati”, spiega Milazzo. Le famiglie dovranno spartirsi i sedici milioni “del fondo straordinario determinato dallo Stato per il sostegno affitti, rimpinguato per l’emergenza Covid”. Il primo anno della pandemia ha del resto già avuto un impatto devastante sulle famiglie. “Nonostante il blocco degli sfratti, nel 2020 ne sono stati eseguiti 15 mila. Oggi le famiglie in lista di attesa per una casa popolare sono 30 mila rispetto alle 22 mila del 2020. In questo contesto pensiamo che alla sofferenza abitativa bisogna rispondere con misure articolate, e aumentando gli alloggi”.

Beni confiscati per l’emergenza abitativa

Milazzo cita come una possibile buona pratica da applicare in modo standardizzato “l’utilizzo dei beni confiscati da riassegnare per scopi abitativi. Si sta facendo, in emergenza, per accogliere i profughi ucraini, facciamo in modo che questo recupero possa diventare permanente”. Per ristrutturarli, a oggi, “i fondi non mancano. Oltre al Pnrr e alla nuova programmazione europea avremmo a disposizione ancora quelli del Patto per la Sicilia, oltre a residui del Pon Metro. L’emergenza guerra ha reso evidente che si possono trovare soluzioni all’emergenza abitativa”. In conclusione Milazzo ricorda comunque che la vertenza “è a livello nazionale, perché nella nuova finanziaria non c’è un euro per il fondo affitto. Tutto sembra esaurito al 2020, anno col quale sembra si sia chiuso il problema abitativo. Noi pensiamo che invece sia l’inizio, aggiungendo all’emergenza sanitaria anche l’aumento di energia e prezzi dei prodotti. L’impoverimento e la disoccupazione aumentano, e il problema della casa è chiaramente collegato a questi”, conclude Giusi Milazzo, segretaria Sunia Sicilia.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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