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Case green, il Parlamento Eu dice sì. Giorgetti: “Bonus 110 per tutti mai più”

Il Parlamento europeo ha approvato il mandato negoziale, obiettivo ridurre il consumo energetico e le emissioni nel settore edilizio. Il governo italiano restringe il campo: detrazioni e tipologie limitate di bonus

Nuovo passo avanti in Europa verso l’approvazione della legge sulle case green. Il Parlamento ha infatti approvato il mandato negoziale che adesso dovrà quindi essere trattato con il Consiglio. L’obiettivo è aumentare il tasso di ristrutturazioni e ridurre consumo energetico e emissioni nel settore edilizio. E lo si vuole fare in tempi celeri: entro il 2030, per poi tentare di raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. Non mancano polemiche in Italia in un periodo in cui il governo ha deciso di cambiare la regole del gioco a proposito del bonus edilizio, prima al 110 per cento. Un approccio “garantista”, lo definisce il ministro per l’Economia e le Finanze, Giancarlo Giorgetti in occasione dell’evento a Roma “I bonus edilizi e le opzioni di sconto e cessione. Tra passato da sistemare, presente da gestire e futuro da costruire” organizzato da Eutekne, Consiglio nazionale dei commercialisti e Ordine dei commercialisti di Roma.

Allo Stato mancheranno 120 miliardi di euro

Secondo il ministro dell’Economia italiano la scelta del governo è dettata dalla necessità di “fare sintesi tra le esigenze di famiglie e imprese interessate dei bonus edilizi e le esigenze di flussi di cassa il buon funzionamento dello Stato, che sono essenziali per tutte le famiglie e tutte le imprese, comprese quelle non interessate del bonus edilizi”. Non solo. “Nel biennio 2021-2022 – ha detto Giorgetti – la misura ha prodotto crediti di imposta di 60 miliardi di euro all’anno che si rifletteranno in 120 miliardi di euro – ma la cifra è in continua evoluzione – di minori incassi dello Stato spalmati sino al 2026. Se non si fosse capito è debito maturato che lo Stato dovrà pagare. Noi abbiamo fatto un decreto legge che ha fatto cessare la cessione dei crediti, ma di fatto questa era già terminata perché il mercato era ingolfato di suo”. Per Giorgetti bisognava quindi “evitare di attrarre nuovi illusi nella trappola degli sconti in fattura”, mentre adesso bisognerà studiare “come risolvere il problema dei crediti già maturati nei cassetti fiscali delle imprese e che non trovano terzi interessati all’acquisto”.

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Per il futuro, dosare detrazioni e tipologie di interventi

“Una stagione con il bonus 110 per tutti e con opzioni di sconto a cessione per un numero ampissimo di interventi non tornerà mai più”, ha prospettato il ministro. Ma questo non vuol dire che il capitolo dei bonus sia chiuso per sempre. “Un dosaggio mirato di percentuale di detrazione spettanti e una perimetrazione accurata di tipologia di interventi per i quali consentire ancora, in presenza di determinate condizioni soggettive e oggettive sconti e cessioni, costituisce un’ipotesi di futuro sostenibile rispetto alla quale nessuna persona di buon senso avrebbe ragione di porsi in antitesi a priori”, ha aggiunto Giorgetti. “il Governo – continua – è assolutamente aperto al confronto per la costruzione di un secondo tempo sostenibile del bonus edilizia, con sconti e cessioni che guardino a importanti sfide di transizione che attendono il Paese nei prossimi anni”. Il ministro ha infine precisato che “qualsiasi proposta che il governo o il Parlamento facessero propria dovrà camminare su solide gambe di spazi fiscali e finanziari che potranno tenere conto anche dell’esperienza pregressa e delle nuove regole di contabilità ai fini delle loro classificazioni nel deficit dello Stato”.

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Vendi o affitti? Dovrai alzare la classe energetica

La proposta di legge al vaglio del parlamento europeo, approvata con posizione negoziale martedì con 343 voti favorevoli, 216 contrari e 78 astensioni, prevede che tutti i nuovi edifici siano a emissioni zero dal 2028 (2026 per gli edifici pubblici). Gli edifici residenziali dovranno raggiungere almeno la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e D entro il 2033. Per gli edifici non residenziali e quelli pubblici il raggiungimento delle stesse classi dovrà avvenire rispettivamente entro il 2027 (E) e il 2030 (D). Nella peggiore classe energetica, la G, non potranno rimanere oltre il 15 per cento degli edifici di uno Stato Ue. Previsto inoltre che in fase di vendita, locazione o ristrutturazione dell’edificio, vadano effettuati gli interventi per migliorare la prestazione energetica, come l’isolamento o l’installazione di un nuovo impianto di riscaldamento. Per i deputati europei, è importante che i piani nazionali di ristrutturazione prevedano regimi di sostegno per facilitare l’accesso alle sovvenzioni e ai finanziamenti. Gli Stati membri dovranno allestire punti di informazione e programmi di ristrutturazione neutri dal punto di vista dei costi e prevedere un premio cospicuo per le cosiddette ristrutturazioni profonde, in particolare nel caso degli edifici con le prestazioni peggiori, e sovvenzioni e sussidi mirati destinati alle famiglie vulnerabili.

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