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Caso Cigd all’Ars. “I dieci euro? L’idea non è dei sindacati”

La commissione Lavoro ha convocato l'assessore e i sindacati per discutere dei ritardi nella cassa in deroga. Ma per i deputati M5s "il governo ha scaricato tutto sull'ex dirigente Vindigni"

La proposta di progetto da dieci euro a pratica per eliminare l’arretrato Cigd “non è partita dai sindacati”. Sentiti in udienza alla commissione Lavoro Ars, insieme all’assessore Antonio Scavone e al neo dirigente Giovanni Bologna, i rappresentanti dei lavoratori ricostruiscono quanto accaduto nella riunione dello scorso 4 maggio con il dirigente del dipartimento Lavoro, poi dimissionario, Giovanni Vindigni. “Finalmente si è fatta chiarezza: la richiesta non è partita né dalle organizzazioni sindacali né dai lavoratori, come era stato detto in notizie diffuse dalla stampa”, spiega Gaetano Agliozzo, segretario generale della Funzione pubblica Cgil. I presenti in commissione riferiscono di un clima sereno: niente scontri tra i deputati né accuse dirette dei sindacati ala giunta. L’incontro in commissione arriva del resto quando, dopo le scuse pubbliche del governatore Nello Musumeci, lo stallo delle pratiche di cassa integrazione in deroga sembra essersi sbloccato, con 35 mila già istruite, di cui 14 mila già approvate da Inps. “Ai ritmi attuali, dovrebbero essere completate entro i primi giorni della settimana prossima”, spiega il sindacalista.

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I Cinquestelle: “Responsabilità scaricata su Vindigni”

La ricostruzione del progetto di accordo fatta dal ragioniere generale (e ora responsabile ad interim del dipartimento Lavoro Giovanni Bologna) è stata in linea con quella dei sindacati. La proposta dei dieci euro, quindi, non sembra essere arrivata né dalla giunta né dai rappresentanti dei lavoratori. “Bologna ha chiarito che non c’è mai stato nessun accordo sui dieci euro, mancando il vaglio del governo regionale: l’incontro del 4 maggio con Vindigni del resto era puramente finalizzato all’organizzazione del lavoro”, spiega Agliozzo. Resta però il passaggio, non chiarito, sul perché dell’ipotesi di un corrispettivo per singola pratica, emersa in un incontro istituzionale con un dirigente. Su questo punto a rispondere sarebbe “il governo, che ha scaricato tutta la responsabilità su Vindigni, che si poi è dimesso”, è sicuro il deputato del Movimento Cinquestelle e membro della commissione Lavoro, Giovanni Di Caro. Di Caro, che ha inviato un comunicato firmato anche dai colleghi di partito Nuccio Di Paola, Roberta Schillaci e Ketty Damante, sottolinea inoltre come “non sia stata un’iniziativa di Scavone ma della compagine governativa. Del resto Musumeci si è assunto tutte le responsabilità, il nome di chi ha partorito l’idea non è uscito fuori, ma si è acclarata la piena responsabilità del governo, che ha lanciato il sasso e nascosto la mano. Faremo un accesso agli atti per sapere cosa c’è scritto nella relazione prodotta da Vindigni al momento delle sue dimissioni. Relazione che Scavone ha detto di non poter produrre nemmeno alla commissione”.

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Avviata una indagine interna sui ritardi

Sui ritardi intanto è stata avviata un’indagine interna alla Regione. “Non c’è nessun dolo, ne sono certo. Ci sono ora tre alti funzionari della regioni che si sono attivati per fare luce su cosa non ha funzionato”, spiega Agliozzo. Per Di Caro invece le responsabilità sono chiare, anche alla luce dell’accelerazione degli ultimi giorni. “Si è parlato di poca efficienza del sistema informatico, peraltro affidato alla stessa società che aveva già prodotto il disastro del click day quando era presidente Rosario Crocetta. Ma credo – prosegue Di Caro – che i problemi stiano tra la scrivania e la sedia. Non si possono impiegare solo cento unità su duemila impiegati. A maggior ragione, come sostenuto, se il progetto doveva ricadere sul fondo efficienza servizi. Il timore è che poi, alla fine, a piangere le conseguenze saranno i dipendenti, che sono stati fatti apparire come quelli che non fanno nulla”, conclude il deputato Cinquestelle.

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Cobas-Codir: “Istruite già 35 mila pratiche”

Di “chiarezza fatta sulla cassa integrazione” parla anche il sindacato Cobas-Codir, rappresentato oggi in commissione dai due segretari Dario Matranga e Marcello Minio. In una nota si precisa che “il sindacato non era presente all’incontro del 4 maggio”, ma si ribadisce che “nessun dipendente ha mai chiesto i dieci euro per lo svolgimento di attività durante l’orario di lavoro, anche se i contratti di lavoro devono essere adeguati allo svolgimento del lavoro anche online”. Il sindacato riferisce inoltre come al momento, secondo quanto dichiarato in commissione dal neo dirigente Bologna, sono state già istruite 35 mila pratiche, di cui 21 mila già approvate con decreto e inviate all’Inps, che a sua volta ne ha autorizzate 14 mila, in linea con quanto fatto dalla media delle altre Regioni. Circa 4 mila pratiche sono state dichiarate non ammissibili e le restanti 13 mila saranno istruite entro la prossima settimana. Secondo quanto riferito da Cobas-Codir Bologna avrebbe comunque affermato come i contratti vigenti “consentono il meccanismo di incentivi per lo svolgimento di attività fuori l’orario di lavoro che vanno remunerate con l’utilizzo delle risorse già disponibili per la remunerazione del salario accessorio, quindi senza alcun ulteriore costo”. Al termine dei lavori il presidente della commissione Lavoro, Luca Sammartino, avrebbe inoltre preso l’impegno con i sindacati di procedere alla convocazione del governo regionale per chiedere un report sullo stato dei lavori per la riclassificazione di tutto il personale regionale.

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