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5G, il caso Huawei interessa anche le imprese siciliane

Dietro il conflitto tra Pechino e Washington c'è una battaglia per il primato tecnologico. E per lo sviluppo delle reti che riguardano le aziende

A furia di leggere di Casa Bianca e Cina, di dazi e guerre commerciali, si rischia di dimenticare che parliamo di una tecnologia destinata ad avere un enorme impatto nei prossimi anni. Sì, perché dietro i bandi e le indagini nei confronti di Huawei, più che gli smartphone – anche se proprio ieri la società cinese ha presentato al pubblico il primo smartphone Android “senza servizi Google” -, c’è il 5G. Mentre a Washington e Pechino la gara tecnologica si traduce in competizione per l’egemonia globale, lo sviluppo della reti di nuove generazioni va guardato molto da vicino, ovunque.

Perché il 5G riguarda tutti

Per capire perché il caso Huawei riguarda le imprese, facciamo un passo indietro, alle caratteristiche della nuova tecnologia. Le reti 5G sono molto più veloci di quelle attuali. Questo consente di scaricare contenuti in meno tempo, caricare siti in modo istantaneo, vedere streaming con qualità superiore. Già oggi, però, le reti 4G più evolute (dove ci sono) soddisfano il “fabbisogno” di connessione di un utente medio. Il vero cambiamento, quello che con enfasi – per una volta, forse, non esagerata – viene definita la “rivoluzione del 5G” sta soprattutto altrove: nella latenza e nella “capienza” delle reti. La latenza è il tempo che passa tra uno stimolo digitale e la sua risposta. C’è sempre, ma diventa evidente in alcuni casi, ad esempio durante le videochiamate. Il classico “ritardo” è il tempo di latenza. Il 5G lo comprime, avvicinandolo (molto) all’immediatezza. Significa non solo videochiamare in modo molto più naturale, ma anche operare con robot a centinaia di chilometri di distanza, oppure giocare online in modo sempre più complesso. Il tempo di latenza consente di far dialogare macchinari e dispositivi quando un decimo di secondo fa la differenza: guida autonoma, ma anche macchinari negli impianti di produzione. Terza caratteristica, oltre a velocità e latenza ridotta: il 5G ha una capacità enorme di mantenere prestazioni elevate in aree molto dense di dispositivi. Oggi, anche nelle zone ben coperte, il segnale rallenta o s’indebolisce quando siamo in luoghi affollati, ad esempio nei periodi estivi. Il 5G dovrebbe far estinguere questo problema. Non vuol dire solo avere una copertura migliore, ma un’inedita libertà da vincoli. Niente “imbuti” di dati: potranno dialogare migliaia di dispositivi, dalle case agli impianti industriali ai sensori piazzati nelle città.

Il 5G dove la connessione non c’è

Si dirà: ma possiamo pensare ai sensori quando, in molte aree, non c’è neppure la banda larga? In realtà, il 5G potrebbe essere una soluzione diretta senza passare da quella intermedia. Per farla breve: la banda ultra-larga può arrivare collegando fisicamente un cavo in fibra ottica (la tecnologia Ftth) o con una serie di “ponti” radio (la tecnologia Fwh). Se il 5G è più “capiente” ed efficiente, potrebbe spingere questo ibrido fisso-mobile, raggiungendo aree scoperte con prestazioni elevate e costi d’impianto ridotti. Mica male come vantaggio, soprattutto per chi abita nelle cosiddette “aree bianche”: sono le zone dove, a livello commerciale, non conviene portare la rete. Ospitano una quarto della popolazione italiana. 

L’impatto del caso Huawei

Cosa c’entra Huawei con tutto questo? Il gruppo cinese è il secondo produttore di smartphone al modo. Ed è conosciuto soprattutto per questo. A maggio la Casa Bianca lo ha iscritto in una lista nera di società che non possono avere rapporti di fornitura con quelle americane (anche se poi l’ordine è stato congelato per 180 giorni). Ma Huawei è anche il leader nelle connessioni per il 5G. Compete con una manciata di società: Ericsson, Nokia, Zte. Negli Stati Uniti Huawei non c’è, perché escluso da tempo. In Europa (Italia compresa) il discorso è diverso: la tecnologia della società cinese è molto presente. È chiaro che la sicurezza avrebbe la precedenza, ma un eventuale blocco di Huawei in Europa potrebbe rallentare lo sviluppo del 5G o ridisegnare gli equilibri di potere con Ericsson e Nokia. Ritardi o cambiamenti che impatterebbero sulla velocità (e in alcuni casi sulla disponibilità) delle connessioni, condizionando l’accelerazione di interi settori e ampliando il divario con quelle aree non soggette a freni tecnologici. Ecco perché la battaglia che sembra volare ben oltre le nostre teste, potrebbe finire nelle nostre mani e nelle nostre tasche.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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