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Cerco lavoro. Le posizioni richieste al Sud. Un’assunzione su 4 è in Sicilia

Unioncamere-Anpal: nella nostra Isola quasi 22 mila gli ingressi nel mondo del lavoro previsti a febbraio ma a deludere le aspettative delle imprese è la carenza di competenze: il 45,5 per cento dei profili professionali ricercati non si trova

Cerco lavoro al Sud, una chimera? Dipende dalle competenze. A febbraio quasi una assunzione su quattro previste nel Sud Italia e nelle Isole riguarda la Sicilia. Secondo il bollettino del Sistema informativo Excelsior pubblicato da UnioncamereAnpal, il mese in corso dovrebbe registrare quasi 22 mila ingressi nel mondo del lavoro nell’Isola a fronte dei 104.480 stimati nel Mezzogiorno e dei 407.770 che riguarderanno invece tutto il territorio nazionale. Dopo Lombardia, Lazio, Veneto, Emilia Romagna e Campania, quello siciliano è il dato più significativo. Se guardiamo al periodo febbraio-aprile, infatti, per la Sicilia i posti di lavoro “in gioco” diventano ben 71.730. In pratica +8.010 rispetto allo stesso intervallo di tempo del 2023 e 1.250 in più rispetto a febbraio 2023. Numeri incoraggianti che la dicono lunga su un mercato del lavoro in grande fermento. A dicembre 2023 l’Istat ha certificato la crescita del numero degli occupati nel nostro Paese, pari a 23 milioni e 754 mila (+456 mila unità rispetto a dicembre 2022). E ancora, un tasso di disoccupazione al 7,2 per cento che segna il livello più basso da dicembre 2008 quando era al 6,9 per cento.

Il mercato chiama i lavoratori non rispondono

Tutto bello, tutto perfetto? Affatto. L’ottimismo che trasuda dai dati Unioncamere-Anpal, altro non sono che una stima delle assunzioni che le imprese vorrebbero fare nel mese di febbraio. Stima che si scontra con il grande paradosso del disequilibrio tra domanda e offerta di lavoro. In buona sostanza, il mercato chiama e i lavoratori non rispondono, non ne hanno i requisiti. Tutti così continueranno a essere insoddisfatti, al Sud come al Nord, sia io che cerco lavoro che le aziende che cercano altre competenze dalle mie. Siamo di fronte ad una contraddizione che sta frenando i ritmi di crescita dell’occupazione, da Nord a Sud. La grave carenza di competenze attraversa tutto lo Stivale e pesa sulla competitività delle imprese. Ne condiziona le dinamiche di sviluppo e in qualche caso ne mette a rischio la stessa sopravvivenza. “A risentire maggiormente del mismatch – recita il Bollettino – sono le industrie del legno e del mobile (65,5 per cento dei profili ricercati è di difficile reperimento). Poi le imprese della metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (62 per cento), le industrie tessili, abbigliamento e calzature (61,2 per cento), le imprese delle costruzioni (58,9 per cento) e le imprese della meccatronica (57,3 per cento).

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Le figure più difficili da reperire

Dal Borsino delle professioni sono difficili da reperire sul mercato gli operai specializzati addetti alle rifiniture delle costruzioni (70,7 per cento), i fonditori, saldatori, lattonieri, calderai, montatori di carpenteria metallica (70,5 per cento). Ancora, meccanici artigianali, montatori, riparatori, manutentori macchine fisse e mobili (69,8 per cento), i tecnici della gestione dei processi produttivi di beni e servizi (68,9 per cento). Seguono i fabbri ferrai costruttori di utensili (68,1 per cento), gli operatori della cura estetica (66,2 per cento) e i tecnici in campo ingegneristico (66,1 per cento)”. L’allarme è stato lanciato più volte dal mondo imprenditoriale ma ad oggi gli appelli sono caduti puntualmente nel vuoto. Quello a cui assistiamo è un aumento della difficoltà di reperimento di determinate figure. In Sicilia la percentuale si attesta al 45,4 per cento. Un dato inferiore alla media italiana (49,3 per cento) e ancor più lontano da quello dell’Umbria (maglia nera con il 57,7 per cento). Comunque fotografa una condizione in costante peggioramento e rispetto alla quale non si intravedono soluzioni, quanto meno nell’immediato.

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Cinque anni per trovare il candidato perfetto

Una cosa è certa: vanno ripensati i percorsi di studio e va rivoluzionato il sistema di formazione professionale. È considerato ormai in maniera unanime anacronistico e “scollegato” dalle esigenze di un mercato del lavoro in costante evoluzione. Ma si tratta di uno di quei processi che richiedono tempo e investimenti. Ci vorrà molto prima di intravedere una inversione di tendenza. Nel frattempo, se nella migliore della ipotesi una azienda può arrivare ad impiegare fino a cinque anni per trovare il candidato “perfetto”, nella peggiore delle ipotesi, come certifica Unioncamere-Anpal, si verifica addirittura la totale mancanza di candidati. Un fenomeno (chiamiamolo così) per cui la bilancia si sposta dal cerco lavoro a cerco dipendenti, che riguarda sia il sud che il Nord del Paese per il 31,3 per cento delle assunzioni programmate.

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Patrizia Penna
Patrizia Penna
Sono nata a Catania nel 1980, mi sono laureata con lode in Lingue e Culture europee all'Università di Catania. Giornalista professionista, dal 2006 lavoro nell’informazione. Ho lavorato come redattore al Quotidiano di Sicilia, ho curato contenuti ma anche grafica e impaginazione. Mi sono occupata di organizzazione di eventi e pubbliche relazioni. Ho moderato convegni e tavole rotonde su politica, economia, lavoro e parità di genere ed ho partecipato a diverse trasmissioni radiofoniche, anche di respiro nazionale, come Caterpillar (Rai Radio 2) e Tutta la città ne parla (Rai Radio 3). Ho tenuto lezioni di giornalismo in licei e istituti tecnici di tutta la Sicilia

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1 commento

  1. I lavoratori non rispondono perché le aziende e agenzie propongono contratti a scadenza e al ribasso, es. 1 anno, posizione di responsabilità e non adeguata risposta economica.

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