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Cig, Vindigni accusa i sindacati: “Dieci euro proposti dal Siad”

La versione dell'ex dirigente: non c'è stato nessun accordo. Da alcune sigle una "falsa rappresentazione dei fatti". I ritardi? Anche colpa dello smart working

Dopo un mese e mezzo di silenzio, ecco la versione di Giovanni Vindigni, l’ex dirigente del Dipartimento lavoro. Si era dimesso il 6 maggio, travolto dai ritardi della Cig in deroga e, ancora di più, dalla proposta di pagare gli impiegati dieci euro a pratica per velocizzare gli arretrati. “La proposta è arrivata dal Siad”, spiega in un lettera il legale di Vindigni Antonio Brancaforte. L’ex dirigente regionale smentisce quindi i rappresentati dei lavoratori. “La proposta non è arrivata dai sindacati”, avevano affermato diverse sigle. L’idea di un cottimo per gli impiegati, si legge nella dichiarazione, “non è stata caldeggiata da tutti gli altri sindacati” ed è stata “osteggiata da Vindigni”, convinto che i dieci euro sarebbero dovuti scattare “solo oltre un certo numero di pratiche completate, per creare un forte incentivo”.

“Nessun accordo”: la storia del pizzino

Il 4 maggio, cioè cinque settimane dopo il suo l’insediamento, Vindigni ha incontrato i sindacati. Durante la riunione è sta consegnata “un’ipotesi di massima della proposta, riportata sul verbale della seduta e firmata da tutti i presenti”. È l’ormai famoso “pizzino” in cui si avanza l’ipotesi dei dieci euro e si fa una stima complessiva dei costi. Il legale dell’ex dirigente accusa chiaramente una distorsione: è stato “consegnato dal rappresentate del Siad alla stampa e interpretato erroneamente e inopinatamente come un accordo siglato”. Vindigni accusa i sindacati, in particolare Siad Fp e Cisl, di aver diffuso comunicati stampa “non in linea con il contenuto della riunione”, nei quali si parla di progetto partito e già concordato con la Regione. Si sarebbe trattato di “un’interpretazione errata” e di una “falsa rappresentazione dei fatti”. Il pizzino non era un accordo: Vindigni aveva chiesto “24-48 ore di tempo per approfondire e al fine di avviare, per la prima volta, la procedura inerente questo progetto innovativo di performance”. Il progetto avrebbe dovuto quindi seguire la trafila prevista, passando prima all’assessore al Lavoro, poi all’assessore alla Funzione Pubblica e infine all’Aran Sicilia per l’approvazione definitiva. Invece, come riferisce lo stesso Vindigni, Scavone e Musumeci hanno appreso della questione dieci euro dalla stampa. Un “imbarazzo” che ha convinto il dirigente al passo indietro. “Le dimissioni non hanno riguardato, direttamente, il rapporto di lavoro ma la sfera personale e il rispetto delle istituzioni”.

I ritardi della Cig: piattaforma Inps e smart working

Nel comunicato firmato da Vindigni e dal suo legale, vengono anche ricostruiti i motivi dei ritardi sullo smaltimento della Cig in deroga. L’ex dirigente, insediato il 25 marzo, si è ritrovato a capo del dipartimento in contemporanea con l’emergenza Covid, quando – fatta eccezione per “6-7 dipendenti” – erano già tutti in smart working. Dal 20 aprile è stato reso operativo il sistema per la fase istruttoria. “Due domande su tre, al passaggio dalla piattaforma del dipartimento a quella Inps, risultavano irricevibili pur se corrette per problematiche legate alla piattaforma informatica Inps”, spiega Vindigni. Il dipartimento ha deciso di “apportare modifiche al sistema di normalizzazione delle istanze”. Ma questo intervento ha provocato “un ritardo di circa dieci giorni lavorativi”. Se ne sono accumulati poi altri, per un ritardo complessivo “di circa un mese”. Vindigni assicura che “tutti si sono impegnati al massimo delle loro capacità lavorative”. Ma non manca di sottolineare come lo smart working abbia avuto un impatto. L’intoppo principale è stato causato da “problemi di compatibilità tra la piattaforma Inps e quella del dipartimento” e ha peggiorato le cose il meccanismo previsto (“la previsione di un decreto per ogni domanda”). Ma ha anche pesato “la minore efficienza degli strumenti di lavoro personali utilizzata dagli impiegati da casa rispetto a quelli degli uffici”. Più che colpa degli impiegati, della digitalizzazione che non c’è e di uno smart working improvvisato.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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