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Giostrai in roulotte e tagadà spenti. “Meglio restare fermi”

Luci e macchine restano sotto i teloni. Senza feste, si sono fermate anche le giostre. Tra permessi comunali e rischi sanitari, ripartire non sarà semplice

Stesso giro, stessa corsa: giostrai e gestori di luna park sono in crisi. L’industria del divertimento è uno dei settori più penalizzati dall’emergenza Covid-19. Montagne russe e giostre sono ferme da mesi, le attrezzature sono riposte nei magazzini e alcuni circhi sono rimasti bloccati dove avevano piantato il tendono al momento del lockdown.

I giostrai abbandonati

I giostrai di Sicilia, così come del resto del Paese, sono alla fame, senza nessun introito e con le tasse da pagare. Nella regione, le imprese del settore sono 200, per la maggior parte itineranti e con una trentina di luna park stabili. Il loro giro d’affari è di solito compreso tra i 50 mila e gli 80 mila euro l’anno, decisamente più basso rispetto al passato, quando le giostre costituivano un’attrattiva maggiore per giovani e meno giovani. I giostrai seguono feste e sagre. La primavera, la stagione di maggiore introito, è di fatto stata annullata. I proprietari sono rimasti nelle loro case e, in alcuni casi, nelle roulotte che utilizzano come abitazione, dove gli spazi sono ristretti. Una difficoltà non da poco. “Nessun politico si è occupata di noi”, spiega Salvatore Speciale, presidente nazionale di Unesv (Unione nazionale esercenti spettacoli viaggianti). È una delle tre sigle che, in Italia, rappresentano la categoria ed è la più diffusa nelle regioni in Sardegna, Calabria e Sicilia.

L’assistenza dello ong e i circhi bloccati

“Restare dentro una roulotte è una situazione certamente difficile, ma lo abbiamo fatto volentieri perché questo serve al nostro Paese”, continua Speciale. L’industria del divertimento, dunque, è immobile e probabilmente lo sarà a lungo. “Molte nostre famiglie sono in difficoltà, non riescono nemmeno ad acquistare i viveri di prima necessità”, spiega Speciale. “Ci sono stati vicini la Caritas e Migrantes. Ci hanno raggiunto lì dove siamo portando viveri ed altri generi di prima necessità. Hanno aiutato anche i circhi. In questo momento, in Sicilia, ce ne sono sei. Si trovavano nell’isola per la normale attività e sono rimasti fermi lì dove erano senza la possibilità di spostarsi. Uno dei più grandi è bloccato a Santa Teresa Riva, in provincia di Messina. Anche loro hanno ricevuto i pacchi spesa di Migrantes, che bastavano per tre-quattro giorni”.

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“Meglio restare fermi”

I problemi non si fermano alla chiusura attuale ma riguardano la riapertura futura. “Per noi non sarà facile ripartire. Possiamo montare una giostra, dove le macchine sono distanziate, ma molte cose non potremo farle. Il tagadà, il castello incantato, il treno fantasma non possono garantire il distanziamento. Alcuni sono dei percorsi al buio, dove è possibile incontrarsi e toccarsi”. Molti giostrai chiedono di riaprire subito. Speciale va controcorrente: “Credo che sia meglio, per ora, restare fermi. Diamo una mano allo Stato ed evitiamo di riaprire. Al governo chiediamo di assegnarci una sorta di reddito di cittadinanza che ci permetta di sopravvivere per alcuni mesi e di lasciare le nostre giostre nei magazzini. Evitiamo che anche il divertimento possa trasformarsi in un problema sociale”. La voglia di ripartire fa a pugni con la realtà. E consiglia, per ora, cautela.

Perché non si può ripartire senza certezze

La richiesta dell’Unesv riguarda soprattutto i luna park itineranti. Per loro le difficoltà sono legate anche ai rapporti con gli organismi comunali, perché la loro attività passa dall’obbligo di avere un permesso e ottenere l’utilizzo del suolo pubblico. “Non è scontato che ci concedano queste autorizzazioni. Resta la necessità di evitare gli assembramenti”. Un’ulteriore incognita. “Noi – afferma Speciale – non potremmo affrontare ulteriori costi (Tarsu, Enel, carburante) senza la sicurezza di poter lavorare e senza la certezza che le persone ritornino nei parchi giochi. Molte delle nostre attività sono legate a sagre e feste religiose, che per ora sono sospese. Allora io dico: evitiamo rischi altissimi per tutti. Restiamo fermi e chiediamo allo Stato di aiutarci a superare questo momento difficile. Speriamo però di poter ripartire al più presto”. Anche perché, dietro le luce e le macchine da scontro, c’è l’industria dei produttori di giostre. “Ci sono costruttori a Rovigo, Napoli, Lecce, nel Lazio e in Emilia. Anche per loro il Covid-19 ha prodotto perdite ingenti”.

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