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Codice Appalti: cosa cambia e quali sono i rischi

Lo Sblocca Cantieri ha modificato vincoli e procedure. Obiettivo: rendere il percorso più semplice. Ma Autorità anticorruzione e Ufficio Parlamentare di Bilancio indicano possibili rischi

Ormai le norme, per cercare di essere comprensibili, hanno nomi accattivanti. È così anche per la “Sblocca Cantieri”. Meglio così che con il rigido “conversione del Decreto Legge n. 32/2019”. Il nome dichiara l’obiettivo: velocizzare le procedure, con un ritocco del Codice appalti. Cioè delle procedure e dei limiti con cui è possibile ottenere contratti pubblici. Troppo presto per dire se funzionerà. Ma si può già dire che cosa cambia e quali sono i punti critici.

Coma cambia il Codice degli Appalti

Gli interventi dello Sblocca cantieri sul Codice degli appalti combina nuove misure la sospensione di altre, già previste, fino a fine 2020. Per un anno e mezzo, i Comuni non capoluogo sono esentati dall’obbligati di passare dalle centrali appaltanti e dalla scelta di un commissario di gara dall’albo del’Autorità Anticorruzione, anche perché (altra sospensione) l’albo non ci sarà fino a dicembre 2020. Sospeso anche lo stop all’appalto integrato (in cui l’azienda che ottiene l’appalto si occupa anche della sua esecuzione), che quindi sarà ancora possibile. I ritocchi limitano l’intervento del Consiglio superiore dei lavori pubblici, che deve esprimere un parere per importi oltre i 75 milioni (erano 50). Aumenta invece la soglia massima dei lavori che possono essere affidati in subappalto: passa dal 30 al 40% dell’importo complessivo. E non sarà più obbligatorio indicare la terna dei subappaltatori già dalla fase di offerta. Lievita anche la soglia sotto la quale si può ricorrere alla procedura semplificata: 1 milione di euro. Per gli appalti da 40 a 150 mila euro è previsto l’affidamento diretto, con l’obbligo di consultare almeno tre preventivi. Oltre i 150 mila euro, si passa alla procedura negoziata, con l’obbligo di consultare almeno 10 operatori sotto i 350 mila euro e 15 se si supera questa soglia.

Le critiche dell’Autorità Anticorruzione

Raffaele Cantone, ex presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), poco prima di lasciare l’incarico ha criticato la norma nel corso di un’audizione al Senato. Secondo il magistrato, tornano “i rischi dell’appalto integrato”, che era stato abbandonato a causa di “risultati molto negativi”. Cantone non se la prende tanto con le soglie più elevate sotto le quali le procedure vengono alleggerite. Indica però i rischi e i pericoli legati ai subappalti. È vero che a spingere per una maggiore liberalizzazione è l’Ue. Ma, spiega Cantone, all’Europa andrebbe spiegato che i limiti sono legati alla presenza enorme della criminalità organizzata. Oggi le interdittive ad appalti pubblici sono oltre 2 mila, a dimostrazione che le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici in Italia non siano come in Finlandia o Svezia, ma sono semmai simili ad altri Paesi che fingono di non vedere”.

I dubbi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio

Nonostante il provvedimento sembra obbedire a un logica d’emergenza, di fatto, ha spiegato Cantone, “riscrive già il codice dei contratti in modo strutturale”. Alcune decisioni intervengono in modo “chirurgico”, creando un nuovo “ibrido”. Insomma: una via di mezzo tra vecchio e prossimo, senza una direzione precisa. È la stessa convinzione espressa dall’Ufficio Parlamentare di Bilancio: le correzioni dello sblocca cantieri mirano a “rilanciare gli investimenti pubblici e superare una serie di criticità normative”, ma “non presenta una chiara direzione strategica”. I ritocchi rischiano di non reggere, perché il Codice dei contratti dovrebbe essere costituito da “un delicato meccanismo complesso, fatto di pesi e di contrappesi, per conseguire finalità e obiettivi confliggenti (ad esempio, semplificazione e rapidità delle procedure di appalto e adeguato contrasto dei fenomeni corruttivi e criminali): una modifica normativa in una logica emergenziale che rafforzi il conseguimento di una finalità, potrebbe determinare l’indebolimento di un altro obiettivo, alterando il bilanciamento”. Tradotto: se snellisco le procedure con il solo scopo di velocizzarle, rischio di renderle meno sicure. Un po’ come se a un automobilista che deve fare in fretta si concedesse di passare con il rosso: va di sicuro più veloce, ma mette a rischio se stesso, chi viaggia con lui e chi percorre la stessa strada. Anzi, l’Ufficio Parlamentare di Bilancio è ancora più duro: “Le frequenti modifiche del quadro normativo, senza una adeguata trasparenza del punto di arrivo perseguito, accrescono l’incertezza, rischiando di produrre l’effetto opposto di quello desiderato”. Nonostante possa passare con il rosso, se l’automobilista non sa dove andare, c’è il rischio che – alla fine – arrivi in ritardo.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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