fbpx

Come e perché è nato il nuovo logo Unict. “Ci darà respiro internazionale”

Il progetto di restyling è costato 8 mila euro. Un'operazione più commerciale che formale. Lo spiega a FocuSicilia il responsabile della comunicazione dell'Ateneo, professor Castelli

Un elefante raffigurato di profilo, con “la proboscide rivolta verso l’alto”. Le orecchie a forma di fiamma, “che simboleggiano la sommità dell’Etna e la sua lava”. È la descrizione del nuovo logo dell’Università degli studi di Catania, realizzato dall’agenzia di comunicazione milanese Imille e presentato oggi durante l’apertura dell’anno accademico, alla presenza del presidente del Parlamento europeo David Sassoli. Non si tratta della sostituzione del sigillo storico, quello che riporta anche l’anno della fondazione di Unict, il lontano 1434. Il nuovo logo, piuttosto, lo affianca, più che altro come operazione di marketing. Il restyling, spiega il professor Rosario Castelli, coordinatore della comunicazione d’Ateneo, è costato ottomila euro. La cifra più bassa tra le proposte che sono arrivate, “ben al di sotto dei prezzi di mercato per un’operazione di questo tipo”. Un accordo possibile “anche perché l’agenzia ci teneva a farlo”.

Investimento sul lungo periodo

Il logo non riguarderà soltanto l’Ateneo, ma anche una serie di prodotti di vestiario e oggettistica a marchio Università di Catania, che sarà resa disponibile nei prossimi mesi. Il pittogramma, si legge ancora nel sito dell’agenzia Imille, “può essere utilizzato singolarmente nelle applicazioni di marketing, comunicazione commerciale e merchandising”. Un’operazione che secondo Castelli “permetterà di rientrare ampiamente dalle spese affrontate”, ma anche di caratterizzare l’immagine dell’Università “tra i nostri studenti e verso l’esterno”. Perché il progetto si sviluppi, precisa il professore, bisognerà aspettare almeno un anno. “Alla fine l’Ateneo avrà un’immagine completamente rinnovata. Siamo certi che l’investimento risulterà vantaggioso, anche nel lungo periodo”.

“Un passo irrinunciabile”

Per il professore, tutti gli enti che vantano una storia centenaria come l’Università di Catania, “hanno bisogno di adeguare la loro immagine ai tempi che cambiano”. Quand’è nato il sigillo attualmente in uso, nel 1934, non esistevano i mezzi che esistono oggi. “Era impensabile che la comunicazione sarebbe corsa su tanti canali, compresi i social”, ricorda Castelli. Per questo molte realtà universitarie italiane e internazionali hanno ridisegnato la loro immagine. “Anche per Catania, tra i dieci mega-Atenei italiani e tra le principali università europee, il passo avanti era irrinunciabile”. Se il logo è stato ridisegnato, tiene a precisare il professore, “il sigillo storico resterà in uso nei documenti ufficiali e nelle cerimonie protocollari”. Il pittogramma digitale verrà utilizzato nei contesti che richiedono “un’immagine più innovativa e moderna”. Un modo di “fidelizzare gli studenti”, con un simbolo “più vicino al loro gusto e al loro stile”.

Un catanese tra i realizzatori

Non solo un cambio di immagine, dunque, ma un vero e proprio cambio di strategia. Per Castelli la comunicazione “deve essere coordinata”, non solo sui canali social “ma anche a livello di merchandising”. Il progetto ha avuto uno sviluppo di circa un anno, “ed è stato preceduto da uno studio durato diversi mesi”. Prima di scegliere l’agenzia Imille, l’Università ha valutato proposte diverse. La più alta, dice Castelli, ammontava a circa 15 mila euro. “Quella scelta, oltre ad essere la più vantaggiosa economicamente, viene da un gruppo di cui fa parte un ex studente”. Il riferimento è a Simone Tornabene, capo della strategia di Imille, catanese e laureato presso l’ateneo cittadino. Un fatto che sottolinea “la natura internazionale e non periferica dell’Ateneo”, capace di aprire strade “che come recita il motto, possono portare ovunque”.

Sognando lo scudetto

Come sempre, quando viene cambiato un simbolo storico, non mancano le polemiche. Sui giornali e sui social sono fioccate le critiche nei confronti del logo, definito da molti “freddo” e poco rappresentativo della storia dell’Università. “Mentirei se dicessi che non ce lo spettavamo”, sorride il professor Castelli. La storia, in tal senso, è ricca di precedenti illustri. “Penso alla sostituzione dello scudetto della Juventus. Quando fu presentato il nuovo logo, montarono le proteste. Oggi è un brand amato e riconosciuto in tutto il mondo”. Anche in seno al personale dell’Università le reazioni sono state variegate. “La dirigenza ha apprezzato in modo pressoché unanime”. Per quanto riguarda i docenti, l’ateneo conta “circa milleduecento professori”, dunque sarebbe impensabile “trovare un apprezzamento totale”. In ogni caso, Castelli è certo che col tempo il logo sarà accettato e amato. “Forse non quanto quello della Juventus, ma sognare non costa nulla”.

- Pubblicità -
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

DELLO STESSO AUTORE

2 Commenti

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

18,249FansMi piace
313FollowerSegui
300FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli