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Confindustria vuole una regione normale. “Ma ci vorrà tempo”

Per le imprese che chiedono servizi e infrastrutture non ci sono ancora tempi certi, "anche per la Catania Ragusa" afferma il viceministro Cancelleri, di nuovo sullo stesso palco con Musumeci

“Per la Catania Ragusa ci sono troppe voci e le dobbiamo dipanare: prima di arrivare a una delibera nuova del Cipe dobbiamo lavorare con i sindaci, formalizzare il passaggio del progetto all’Anas entro fine anno e poi agire. Questa strada la dobbiamo realizzare”. Il viceministro alle infrastrutture Giancarlo Cancelleri, presente all’incontro “Una impresa a Statuto speciale” dei giovani di Confindustria di Sicilia a Catania, lo dice chiaramente: non è in condizioni di dare scadenze. “Ma l’incontro con i sindaci per la nuova autostrada ci sarà il 21 di ottobre, e poi agiremo con Rete ferroviaria italiana per modificare il progetto della alta velocità Catania Palermo, prevista a un binario e sul percorso attuale rimodernato, un anacronismo”, spiega, aggiungendo “la Sicilia deve essere una regione con le stesse opportunità delle altre”. Sul palco anche il presidente Nello Musumeci, giunto appena in tempo per firmare una patto formale in sei punti con i giovani di Confindustria, che ribadisce il concetto. “Tempi? Per la Sicilia ce ne vorrà per risalire la china. Dieci, quindici anni fa ragionamenti politici vicini agli imprenditori non sono stati fatti, guardando solo alle grandi aziende, sparite a parte alcune decine, e non alla programmazione. Una programmazione che oggi deve pensare anche a diventare riferimento per l’Africa, in alternativa a Parigi o altre città europee. Ricominciamo a lavorare con gli imprenditori, anche con la nostra banca, l’Irfis”, afferma il presidente della Regione.

“Vogliamo essere normali, non speciali”

Una affermazione perfettamente in linea con le parole di Antonello Biriaco, presidente di Confindustria Catania: “Vorremmo essere normali, non speciali. Attualmente una opportunità è data dalle Zes, le zone economiche speciali”. Parole che conducono fin dall’apertura l’evento sui binari delle infrastrutture mai realizzate. Alla presenza del viceministro Giancarlo Cancelleri, l’appello rivolto dai giovani imprenditori siciliani alla politica è fin troppo normale nella sua necessità. “Vogliamo infrastrutture e servizi”, come afferma Gianluca Costanzo, presidente di Confindustria giovani Catania e “imprenditore di quarta generazione, che si sente quattro volte responsabile verso un male che si chiama rassegnazione”. A Costanzo fa eco il presidente regionale Gero La Rocca: “Noi ci impegniamo ad essere giovani che assumono altri giovani, questo è il vero reddito di cittadinanza, la dignità del lavoro reale. Scommettiamo sul restare in Sicilia. Il rimpallo di responsabilità non ci appassiona, ma in una regione con una finanza pubblica al collasso, come possiamo evitare un futuro che non sia uno sgabuzzino chiuso pieno di cambiali?” 

Uno statuto speciale mai sfruttato in pieno

La Rocca fornisce alla platea, che attende impaziente l’arrivo del presidente Nello Musumeci, anche dei numeri: “Siamo con un pil pro capite di 17 mila euro contro i 38 mila della Lombardia. Disoccupazione al 21 per cento contro il 6. Il numero più basso di occupati dal 1996. E 50 mila giovani laureati hanno lasciato la Sicilia in pochi anni”, e rivolgendosi al viceministro presente “e con infrastrutture bloccate da burocrazia e indagini per mezzo miliardo”. Cancelleri ribadisce quanto già detto nei giorni scorsi: “Impegno per trovare soluzioni condivise con il governo regionale, e garantendo un piano per le infrastrutture di cinque anni”. In una regione che ha una autonomia larga, ma mai veramente sfruttata. Per il professore di diritto Costituzionale Giacomo D’Amico, anche lui ospite dei panel previsti dall’evento “oggi quello che più fa male della Sicilia è una visione nostalgica dello statuto. Oggi ci vuole una contrattazione delle competenze con lo Stato, sull’esempio delle province autonome di Trento e Bolzano, con un margine di autonomia finanziaria. Tutto questo però – conclude D’Amico – richiede uno sforzo di attuazione che in Sicilia non c’è stato. Qui le risorse sono arrivate comunque con trasferimenti senza vincoli. Nel momento in cui il rubinetto si è chiuso ci siamo ricordati di attuare lo statuto speciale?”. Il professore Felice Giuffrè, della Commissione paritetica Stato Regioni, concorda: “Dobbiamo di smettrla di agitare lo statuto come una bandiera, ma iniziare a usarlo”.

Razza: “Sicilia non abbia paura”

Controcorrente va invece Antonio Perdichizzi, ceo di Tree ed ex presidente di Confindustria giovani Catania: “Dobbiamo andare incontro al cambiamento, che vede la mobilità dei giovani, l’Erasmus è la cosa più bella che abbia prodotto l’Europa. Dobbiamo imparare ad attrarre. Noi stessi abbiamo investito in tre sedi in Italia, e molti dei ragazzi che lavorano per noi sono quegli stessi siciliani emigrati. Questa visione conta più delle infrastrutture non realizzate”. “La Sicilia che dobbiamo costruire è quella che non si preoccupa di mandare i ragazzi fuori, che non abbia paura e non si arrenda”, gli fa eco l’assessore alla Salute della Regione Ruggero Razza. A lungo atteso, e giunto ad incontro quasi al termine, Nello Musumeci scherza infine sul suo secondo evento in pochi giorni alla presenza dell’ex avversario nella corsa a presidente della Regione. “Dobbiamo lavorare per gli interessi dei siciliani con Cancelleri, col quale è noto non siamo mai andati a mangiare la pizza insieme”. Con toni più seri, Musumeci afferma: “Sono presidente dagli ultimi 20 mesi, e nella programmazione dei fondi Europei 2014-2020 ho trovato di tutto. Compresi tre progetti per realizzare dei crocifissi. Se avessimo fatto una programmazione vicina agli imprenditori nei decenni passati non avremmo avuto opere avulse dal nostro contesto come il petrolchimico di Gela o la Fiat a Termini Imerese. Quale miraggio abbiamo inseguito nel corso dei decenni? Dovevamo, e dobbiamo, concentrarci sul manifatturiero, sull’agricoltura, sull’innovazione”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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