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Confindustria Siracusa. Bivona: “Il futuro? Resilienza e investimenti”

La pandemia ha messo a dura prova il presente e gli investimenti futuri nel polo industriale di Augusta. "Abbiamo grandi aspettative sul Recovery plan", afferma il presidente dell'associazione degli industriali Diego Bivona

“Resilienza come chiave per la ripresa”. Queste le parole chiave del momento anche per l’area industriale di Augusta nell’anno del Covid secondo Diego Bivona, presidente di Confindustria Siracusa. La pandemia ha portato “a un calo del mercato dei prodotti dell’area, nel campo della chimica dei combustibili e della raffinazione del 70 per cento, e la dimensione di queste imprese ha permesso di utilizzare questo tempo per fare manutenzioni e revisioni e migliorare le performance”, spiega Bivona in diretta a FocuSicilia. L’area industriale compresa tra i comuni di Augusta, Melilli e Priolo è la più importante della Sicilia in termini di fatturato, con oltre 12 miliardi di euro “quanto il Pil di una piccola nazione”, vale il 15 per cento del valore aggiunto della produzione industriale di trasformazione dell’Isola e conta oltre settemila addetti. Tremila sono impiegati direttamente nei grandi impianti industriali, ovvero tre raffinerie, due stabilimenti petrolchimici, due stabilimenti per la produzione di gas, oltre a un cementificio e tre centrali elettriche, conta anche oltre quattromila lavoratori nell’indotto. Un vero e proprio “sistema interconnesso, per il quale l’attività di una industria si ricollega direttamente a un’altra”, spiega Bivona. E se crolla un pezzo, è a rischio l’intera area industriale.

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“Grandi aspettative dal Pnrr”

La prospettiva in cui si muove questo colosso della produzione industriale italiana non è però quella del breve termine, come spiega Bivona. “Abbiamo degli appuntamenti già fissati, con oltre due miliardi di euro di investimenti già programmati per rispettare gli obiettivi dell’Unione Europea sulla decarbonizzazione. Ovvero ridurre del 50 per cento le emissioni nel 2030, e azzerarle nel 2050”. Step e investimenti che incontrano però anche una potenziale accelerazione data dal Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza, meglio noto come “Recovery plan”, che proprio in queste ore sta vedendo l’esame del Parlamento. “La riduzione dell’impatto ambientale è qualcosa a vantaggio di tutti i cittadini, quindi come è stato per gli impianti eolici, fotovoltaici e di idrogeno dovrebbero arrivare gli investimenti anche per la riconversione dei poli petrolchimici”, afferma Bivona. Nonostante “la diminuzione dell’impatto ambientale sia ormai insita nel modo di procedere delle aziende che insistono sul territorio”. I dati che vedono una riduzione dal 2010 al 2018 del 20 per cento nei consumi elettrici, del 23 per cento per quanto riguarda le emissioni di CO2, e del 52 per cento le polveri totali, “resta una sfida epocale nonostante il know how accumulato in 70 anni”. Le attese per il Pnrr “sono enormi, deciderà le sorti di questo polo industriale e i tempi sono stringenti. Le imprese hanno dimostrato la resilienza, hanno capacità di cambiare ma devono essere supportate”.

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Il caso Bpis e l’impegno di Lukoil

La paura di una crisi generalizzata del polo industriale si è del resto gà fatta strada tra i lavoratori. Un esempio è il caso della Bpis, azienda fallita a dicembre 2020, che effettuava manutenzioni industriali anche per impianti elettrici e idraulici nei grandi siti della Sonatrach (ex Esso) e di Lukoil (la grande raffineria Isab), con 132 lavoratori, 50 dei quali al momento senza una ricollocazione. E a tirarsi indietro da un impegno verso questi lavoratori del’indotto, sul quale Confindustria Siracusa insieme ai sindacati Fiom Fim e Uilm ha sottoscritto un impegno per la mediazione, è stato proprio il colosso russo. “Un eventuale disimpegno di una delle aziende non potrà non avere ripercussioni su tutto il polo, che è anche quello che ha permesso di ricollocare parte dei lavoratori. Molti di loro sono ancora con indennità di disoccupazione, ma speriamo con gli investimenti programmati, per due miliardi di euro, diano anche una visione maggiormente ottimistica sul futuro”.

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Il Ponte per attrarre altre grandi opere

Da un mese è stata ricostituita Confindustria Sicilia, unione delle tre rappresentanze regionali Sicindustria, Confindustria Catania e Confindustria Siracusa. Il nuovo soggetto vede Alessandro Albanese di Sicindustria alla presidenza, con Antonello Biriaco (Catania), e Bivona che in futuro prenderanno a rotazione il suo posto. Una ritrovata sintonia che vede il Recovery plan come grande opportunità, anche per contrastare il pericolo che le grandi opere diventino solo un affare per i “colossi del Nord”, come paventato da Santo Cutrone presidente di Ance Sicilia, l’associazione dei costruttori edili parte di Confindustria. “Questo momento è particolarmente importante e non potevamo permetterci di non essere coordinati. Non possiamo rassegnarci a che le grandi opere come il Ponte sullo Stretto non vengano fatte, bisogna avere una visione più ottimistica. Non fare questa grande opera non fatta significherà non averne tante altre”. Per Bivona non realizzare il Ponte sarebbe un controsenso, soprattutto realizzando “una rete di strade e autostrade all’interno dell’Isola che non collegano con l’Europa”. Prima di questo un cambio di visione sembrerebbe necessario, con la consapevolezza “di quanto siamo stati in questi decenni una palla al piede, affrontando le grandi opere con lo spirito di un piccolo cantiere provinciale”. Per Bivona quindi, prima degli aiuti, serve un cambio di mentalità “per essere competitivi. E serve unirsi e coordinarsi, il know-how non manca anche per attrarre le grandi opere. Un messaggio che ha lanciato anche Mario Draghi prima di diventare presidente del Consiglio. Bisogna integrarsi per diventare trainanti per l’intero Paese”, conclude il presidente di Confindustria Siracusa.

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Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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