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Coronavirus, un’agenzia viaggi su due rischia di chiudere

Con il blocco dovuto al virus, il settore rischia di perdere un miliardo di euro. Ma gli effetti collaterali non si fermano al turismo. Cambiano anche i consumi. I dati di Confcommercio

Almeno il 50 per cento delle agenzie di viaggi siciliane rischia la chiusura a causa del blocco delle gite scolastiche. Il danno economico si aggira attorno al miliardo, denuncia Giuseppe Ciminnisi, presidente di Fiavet, l’associazione delle agenzie di viaggio di Confcommercio. È il turismo, che in Italia vale 90 miliardi di euro, a subire maggiormente i guai da psicosi da coronavirus. Ma secondo Francesco Picarella, presidente di Confcommercio Sicilia, sono solo gli effetti di breve termine: “Soprattutto nel medio periodo è a rischio tutta l’economia siciliana”, sostiene. Accanto al calo nelle prenotazioni alberghiere di circa l’80 per cento e ai problemi delle agenzie, segnala anche un cambio nei consumi verso beni di prima necessità che mette in ginocchio circa 35 mila aziende dell’agroalimentare e non solo.

Le agenzie anticipano le spese delle scuole

È il blocco di tutte le gite scolastiche nell’isola a rappresentare il danno maggiore. A soffrire di più sono le 1.049 agenzie di viaggio siciliane. Soprattutto quelle specializzate nei viaggi d’istruzione. “Il fatturato del settore si aggira mediamente sui 200 mila euro, che corrisponde a un ricarico molto basso sul costo delle gite, circa l’otto per cento”. Il problema che nasce dall’effetto coronavirus è che le gite vengono organizzate già a partire da dicembre ma le scuole non saldano subito il dovuto. “Per garantire il prezzo dell’offerta noi operatori anticipiamo le somme”, spiega Ciminnisi. L’anticipazione più grossa è per i voli, il cui prezzo potrebbe variare secondo le leggi di mercato. Per evitarlo le agenzie acquistano i biglietti prima. Con il decreto ministeriale che blocca tutte le gite però, questi soldi rischiano di perdersi a danno degli operatori.

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Le compagnie aeree non rimborsano i voli

Secondo lo standard, spiega Ciminnisi, ci sono dei passaggi che regolano il pagamento delle scuole per le gite. Il 30 per cento dell’importo e il costo dei biglietti vanno versati alla conferma del viaggio, mentre un ulteriore 30 per cento prima di partire. Il restante 40 è trattenuto dalle scuole come caparra per eventuali disguidi. Secondo Ciminnisi però, non solo la caparra “potrebbe benissimo essere evitata, perché esiste un fondo di garanzia obbligatorio che li tutela”, ma spesso questa prassi non viene rispettata e gli operatori “anticipano anche il cento per cento”. Non ci sarebbe nulla di strano in condizioni normali, ma siamo davanti a un blocco delle gite (almeno fino al 15 marzo) senza che ci sia quello dei voli. Significa che le compagnie aeree non rimborsano i biglietti acquistati. “Non riconoscono la causa di forza maggiore e di mezzo ci andiamo noi”. Le scuole che hanno versato un acconto vorrebbero essere rimborsate, gli operatori rispondono che non possono farlo se prima non vengono rimborsati loro. Un cane che si morde la coda insomma.

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Le richieste al governo

Chi ha il potere di intervenire è il governo. Il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge che sospende (in tutta Italia e non solo nella zona rossa) i versamenti di ritenute e contributi e vara voucher per consentire alle agenzie turistiche di rimborsare le disdette. Fiavet chiede anche di posticipare gli interessi passivi dei fidi e dei mutui e un maggiore sostegno alle imprese, come fatto per Lombardia e Veneto. Propone inoltre di riprendere le gite nelle zone considerate verdi “poiché gli stessi non rientrano in quanto previsto dall’art. 41 com. 4 del D.lgs. 79 del 23 maggio 2011, dunque non sono rimborsabili”.

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Come il coronavirus cambia i consumi

In ballo non c’è solo l’economia legata al turismo, ma tutta l’economia siciliana. Accanto a una diminuzione delle prenotazioni alberghiere, il presidente di Confcommercio denuncia anche un un calo nell’acquisto di prodotti sia da parte delle aziende che dei consumatori. Da una parte non ci sono i turisti e quindi non si comprano prodotti per soddisfarli, dall’altro c’è una corsa ai beni di prima necessità che lascia indietro tutto il resto. “La psicosi della quarantena sta portando all’acquisto di alcuni prodotti rispetto ad altri. I supermercati sono stati presi d’assalto”, dice Picarella. Non è un problema di trasporto merci che, come conferma il vice presidente di Assotir, non stanno subendo variazioni. “il problema è nelle commesse che devono arrivare ai produttori. Ancora non abbiamo certezza della domanda sui prodotti alimentari”.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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