fbpx

Covid-19, Priolo è la citta con meno restrizioni d’Italia

Un nuovo studio Istat conferma la Sicilia come una delle regioni con meno imprese chiuse. E l'area del petrolchimico ha il record di lavoratori attivi

L’area industriale del golfo di Augusta è tra quelle in Italia con più persone al lavoro nonostante le restrizioni anti contagio da coronavirus. E tutti i comuni dell’area raggiungono almeno il 69 per cento di attivi. Lo afferma un nuovo studio di Istat, che incrocia i dati a livello comunale su addetti e risultati economici delle imprese incluse in settori “attivi” e “sospesi” secondo i decreti governativi approvati a marzo per l’emergenza coronavirus. La Sicilia, con il 57,8 per cento, ha una quota di addetti appartenenti ai settori aperti superiore al valore medio nazionale (55,7 per cento di lavoratori in settori dichiarati aperti), dietro solo alla Basilicata con il 64 per cento.

Leggi anche – Solo cento le grandi imprese in Sicilia. La classifica provinciale

Tra Catania e Siracusa i comuni più attivi d’Italia

Ma siciliana è la città italiana con più lavoratori attivi: è Priolo Gargallo, con l’82,3 per cento. Nel comune al confine tra Augusta e Siracusa ha sede infatti la raffineria Isab, la più grande impresa della Sicilia con ricavi annuali per oltre 5 miliardi, e mille dipendenti. Un dato che, tramite l’indotto di migliaia di lavoratori, trascina anche i comuni dell’area tra i primi posti nazionali. A Melilli (22esima per attivi a livello nazionale), lavora ancora il 71 per cento. Non lontano, a Lentini (26esima in Italia) si scende al 70,2 per cento, mentre Augusta, 41esima città d’Italia per attivi, si ferma al 69,2. Tra le altre città siciliane inserite nella “top 50” dei comuni più attivi durante l’emergenza spiccano inoltre Palagonia, comune a vocazione agricola nella piana di Catania, con il 77 per cento dei lavoratori attivi e al sesto posto nazionale. Salemi, in provincia di Trapani, impiega al momento il 70,9 per cento della sua forza lavoro (23esimo posto nazionale). Per trovare un capoluogo siciliano bisogna invece scendere fino alla posizione 29 di Enna, sede della Fratelli Arena srl, azienda del settore della grande distribuzione e settima in Sicilia per fatturato nel 2018 con oltre 500 milioni di euro e oltre mille dipendenti. Acate, in provincia di Ragusa, è 44esima in classifica con il 68,8 per cento di attivi, esattamente come Partinico in provincia di Palermo. Alla posizione 47 troviamo il secondo capoluogo, Caltanissetta, con il 68,7 per cento di attivi, mentre Scordia, in provincia di Catania, alla posizione 49 raggiunge il 68,6. La percentuale è identica in un altro comune del catanese, Motta Sant’Anastasia, che si ferma appena fuori dalla “top 50” alla posizione 51.

Leggi anche – Non essenziali ma aperte. Sicilia, mille imprese in deroga

Impossibile calcolare gli attivi delle “autocertificate”

I dati, come per un analogo studio dell’istituto di statistica pubblicato a marzo su richiesta della commissione Bilancio del Senato, derivano dal Registro esteso “Frame Territoriale” (riferito al 2017), che include tutte le unità locali appartenenti alle imprese attive italiane. A differenza del precedente parere consegnato ai parlamentari, Istat ha questa volta incluso le attività fermate sia con i Dpcm del 11 marzo che con quello del 22. La percentuale di attivi si è quindi ridotta in Sicilia scendendo da oltre il 75 per cento di attivi stimati dopo il Dpcm del 11 marzo all’attuale 57,8 per cento. Dato che segue quello italiano, passato dal 66 per cento di attivi nella precedente stima, all’attuale 55,7. Istat precisa però che dall’elenco sono esclusi per definizione i settori non rientranti nelle statistiche sulle imprese ovvero agricoltura, il credito e assicurazioni, la pubblica amministrazione e parti importanti dei servizi personali, tutti comunque non interrotti dai vari decreti. Più problematico è invece per l’Istituto di statistica dire quanti siano i lavoratori delle aziende che, pur non rientrando tra i codici Ateco ritenuti essenziali, hanno autocertificato alle prefetture di non poter chiudere. E in Sicilia, su un totale di poco superiore alle 68 mila imprese, quelle che hanno autocertificato la propria “essenzialità” sono almeno mille.

- Pubblicità -
Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

DELLO STESSO AUTORE

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Iscriviti alla newsletter

Social

21,128FansMi piace
511FollowerSegui
350FollowerSegui
- Pubblicità -

Ultimi Articoli