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Covid-19, la gestione delle assenze dal lavoro

Quali sono le misure adottate dalle autorità per aziende e lavoratori dopo i vari DPCM del governo?

Dal 23 febbraio scorso, nel tentativo di limitare gli effetti negativi del fenomeno epidemiologico determinato dal virus COVID-19 sul mondo produttivo, abbiamo assistito all’emanazione di vari DPCM che incentivavano il lavoro agile “applicabile in via provvisoria, in un primo momento fino al 15 marzo 2020, per i datori di lavoro che svolgano attività lavorativa nella “zona rossa”. Successivamente, con il DPCM del 4 marzo 2020 con una procedura di accesso semplificata, limita solo alla “durata dello stato di emergenza”, fino al 31 luglio 2020, per tutto l’intero territorio nazionale rientrante in “zona protetta”, l’uso di tale strumento.

L’#iorestoacasa e il conseguente invito a non uscire se non per comprovate ragioni di necessità, ha portato i cittadini ad interrogarsi su come muoversi e gestire aziende ancora aperte e studi professionali, evitando i rischi di contagio. Sono circa tre milioni i lavoratori che si sono ritrovati dall’oggi al domani a casa per via dei provvedimenti “straordinari” adottatati dal Governo per fronteggiare l’emergenza sanitaria. Vi sono tra questi sia lavoratori autonomi che dipendenti e il numero rischia di crescere, viste le  tante persone al lavoro per garantire servizi essenziali. Si è assistito pertanto all’impossibilità di prestazione della propria attività lavorativa per fatti non imputabili al lavoratore né al datore di lavoro, con la possibilità di esonero dalla corresponsione della retribuzione.

I consulenti del lavoro, quali tecnici e custodi delle tutele di aziende e lavoratori, non possono accettare che le conseguenze negative ricadano su aziende e lavoratori. Si chiede, infatti, al legislatore la tutela del diritto alla retribuzione per i dipendenti attraverso gli ammortizzatori sociali e misure concrete alle aziende, oggi motore trainante dell’economia italiana, affinché le stesse non collassino. Pertanto le assenze dei lavoratori devono essere gestite con assenza per malattia (quando ne ricorrano i casi), ferie già maturate e permessi retribuiti (compatibilmente con le esigenze organizzative aziendali per evitare assenze di massa) per poi terminare con i permessi non retribuiti, la banca ore e i congedi parentali fino al lavoro agile ove questo sia possibile.

Il lavoro agile

L’ipotesi del lavoro agile, con prestazione a distanza, è una soluzione di immediata attuazione. Il lavoro agile, disciplinato dagli articoli da 18 a 23 della legge 22 maggio 2017 n. 81, ha come nucleo essenziale l’accordo, con il quale le parti regolano le modalità di esecuzione del contratto. Questo deve avere forma scritta ai fini della regolarità amministrativa e della prova e deve contenere ogni indicazione necessaria alla individuazione dei poteri di controllo e disciplinare del datore di lavoro, oltre all’individuazione dei tempi di riposo del lavoratore, delle misure tecniche e organizzative e la previsione di disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Oggi, limitatamente alla tipologia “emergenziale”, tale tipologia di lavoro è stata resa più flessibile nella sua attuazione semplificando la procedura. Il lavoro agile di natura emergenziale trova ora riferimento all’art. 2 co. 1 lett. r del DPCM 8 marzo 2020, può essere applicata, per la durata dello stato di emergenza, dai datori di lavoro a ogni rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza degli accordi individuali; gli obblighi di informativa di cui all’articolo 22 della legge 22 maggio 2017 n. 81, sono assolti in via telematica ricorrendo alla documentazione resa disponibile sul sito dell’Inail. Questa, attiva fino al 31.7.2020, consente di scavalcare l’accordo e ottemperare agli obblighi comunicativi del lavoro agile attraverso il semplice upload di due file:

– l’autocertificazione attestante gli elementi essenziali del rapporto di lavoro (in formato pdf), contenente l’elenco dei lavoratori in smart working;

– il file excel (formato .xlsx), con i dati obbligatori richiesti dalla procedura di comunicazione (codice fiscale del datore di lavoro, codice fiscale del lavoratore insieme al relativo nome, cognome, data e comune di nascita, n. di PAT e voce di tariffa Inail applicata, insieme alla data di inizio e fine del periodo di applicazione dello smart working derogatorio).

Nel campo “data di sottoscrizione dell’accordo” sarà poi inserita la data di inizio della prestazione di lavoro agile.

Vista la particolare situazione anche l’Agenzia delle Entrate sospende le attività di liquidazione, controllo, accertamento, accessi, ispezioni e verifiche, riscossione e contenzioso tributario da parte della stessa. Inoltre con comunicati dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps sono stati annunciati i differimenti dei versamenti previsti al 16 marzo, che dovrebbero avere il loro supporto nel decreto legge di prossima adozione da parte del Consiglio dei ministri contenente le misure per il contenimento degli effetti dell’epidemia e prevedere fondi a sostegno di lavoratori, imprese, professionisti e partite IVA colpite dagli effetti dell’emergenza sanitaria.

Le misure previste

La presidente del consiglio nazionale dell’Ordine, Marina Calderone, ha inviato delle proposte in una lettera al presidente del Consiglio Conte per sostenere le famiglie, i lavoratori e le imprese di tutta Italia, a seguito dei provvedimenti adottati per contenere l’emergenza coronavirus. Tra le richieste vi è estensione a tutto il territorio nazionale di provvedimenti a sostegno del mercato del lavoro, come la cassa integrazione in deroga, con ampliamento, a tutte le zone del Paese, delle limitazioni all’esercizio di numerose tipologie di attività lavorative. Nel nuovo D.L. di prossima pubblicazione sono previste misure:

– a sostegno delle imprese che producono dispositivi di protezione individuale e medicali, con finanziamenti a fondo perduto o contributi in conto gestione, nonché finanziamenti agevolati;

– potenziamento della sanità militare in grado di supportare la gestione dei casi urgenti e per il contenimento degli effetti negativi che l’epidemia sta producendo;

– norme speciali in materia di trattamento ordinario di integrazione salariale e assegno ordinario. In particolare, è prevista la possibilità, per i datori di lavoro che sospendono o riducono l’attività lavorativa per eventi riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19, di richiedere il trattamento ordinario di integrazione salariale o di accesso all’assegno ordinario per un periodo massimo di nove settimane. Previste in tali occasioni procedure semplificate come l’esclusione del versamento del contributo addizionale. Stabiliti inoltre termini per la presentazione della domanda. Il predetto trattamento è concesso con la modalità di pagamento diretto della prestazione da parte dell’Inps.

– Previsti i congedi per i genitori con la distinzione dei figli sotto i 12 anni e dai 12 ai 16 anni costretti a casa dalla chiusura delle scuole. I permessi validi dal 5 marzo per tutti i dipendenti vedranno un’indennità per un massimo di 15 giorni pari al 50 per cento della retribuzione per figli fino a 12 anni mentre in assenza di retribuzione per i figli da 12 a 16 anni. Nessun limite di età in caso di figli disabili.

– In alternativa ai congedi parentali, si possono utilizzare i voucher baby–sitter, nel limite massimo complessivo di 600 euro, per i figli fino a 12 anni.

– I genitori lavoratori iscritti in via esclusiva alla Gestione separata hanno diritto a fruire, per i figli di età non superiore ai 12 anni, di uno specifico congedo, con indennità pari al 50 per cento del compenso rapportato a giorno, secondo la base di calcolo utilizzata ai fini della determinazione dell’indennità di maternità. La medesima indennità è estesa ai genitori lavoratori autonomi iscritti all’Inps ed è commisurata, per ciascuna giornata indennizzabile, al 50 per cento della retribuzione convenzionale giornaliera stabilita annualmente dalla legge, a seconda della tipologia di lavoro autonomo svolto.

Inoltre il D.L. dovrebbe prevedere quale forma di tutela residuale rispetto ai datori di lavoro del settore privato, compreso quello agricolo e della pesca. Regioni e province autonome possono riconoscere in conseguenza dell’emergenza, previo accordo con le organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale per i datori di lavoro che occupano più di cinque dipendenti, trattamenti di cassa integrazione salariale in deroga, per la durata della sospensione del rapporto di lavoro e comunque per un periodo non superiore a nove settimane. Resta escluso il lavoro domestico. Se ciò dovesse essere confermato rimarrebbero fuori le micro imprese sotto i cinque dipendenti oggi rappresentanti il maggior numero di aziende presenti sul territorio italiano con una probabile ipotesi di cessazione delle stesse.

Infine dovrebbe vedere la luce nel D.L. anche il “Fondo per il reddito di ultima istanza” per i lavoratori danneggiati dal coronavirus, ossia una forma di sostegno per lavoratori dipendenti e autonomi che abbiano cessato, ridotto o sospeso la loro attività e che nel corso del 2019 non avevano guadagnato più di 10 mila euro. A tali lavoratori autonomi dovrebbe essere riconosciuta un’indennità una tantum di 500 euro.

La disposizione del D.L. di prossima imminente approvazione, sospende i termini relativi agli adempimenti e ai versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali e ai premi per l’assicurazione obbligatoria in scadenza nel periodo dal 23 febbraio 2020 al 31 maggio 2020, in conseguenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, termini che riprendono a decorrere dal 1° giugno 2020, consentendo anche la rateizzazione dei pagamenti senza applicazione di sanzioni e interessi.

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Giuseppina Saraceno
Giuseppina Saraceno
Presidente ordine dei Consulenti del Lavoro provincia di Ragusa.

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