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Crisi di liquidità e occupazione. La Sicilia per Bankitalia

Nello studio annuale di Banca d'Italia, si sottolinea come la pandemia abbia avuto in Sicilia i tassi di diffusione più bassi. Ma le imprese sono quelle con la sofferenza maggiore

La pandemia ha colpito la Sicilia in una fase di sostanziale stagnazione dell’economia, con effetti negativi superiori all’impatto stesso del Covid-19, che è stato il più basso d’Italia. Questa la prima e principale analisi del rapporto sull’economia della Sicilia presentato da Banca d’Italia. Secondo quanto evidenziato nel rapporto annuale della banca centrale, questo accade nonostante le imprese coinvolte nel lockdown pesino “nel valore aggiunto solo per una media del 22 per cento”. Si tratta di quattro punti percentuali in meno della media nazionale, ma “gli effetti e le ricadute sull’economia della Sicilia sono altrettanto rilevanti”, spiega il rapporto. Tanto che un terzo delle aziende con almeno 20 dipendenti prevede per il primo semestre del 2020 un calo di fatturato di almeno il 30 per cento. Una contrazione delle entrate a cui non è corrisposta una analoga contrazione delle uscite, con affitti, imposte e pagamento fornitori da effettuare comunque. La percentuale di imprese a rischio di liquidità ha raggiunto il 24 per cento, superiore alla media italiana (21,5 per cento), ma anche a quella del resto del Mezzogiorno (22,4).

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L’occupazione, già stagnante, è a rischio

La Sicilia ha visto i dati più bassi d’Italia nella diffusione del coronavirus: solo 0,7 ogni mille abitanti, mentre i morti sono stati 279, 56 ogni milione, un decimo della media italiana di 568. Nonostante questo le misure di distanziamento sociale, con la chiusura delle attività non essenziali dal 26 marzo, hanno avuto “pesanti ripercussioni sull’attività economica regionale”. Si tratta, secondo il report, di effetti combinati della pandemia e della doppia recessione del 2008 e del 2014, alla quale la Sicilia, aveva reagito “più lentamente del resto d’Italia e d’Europa”. Una situazione di difficoltà riscontrabile non solo nella sofferenza bancaria delle imprese, dato già sottolineato da Cerved e ripreso dal rapporto di Bankitalia, ma soprattutto nell’occupazione. La Sicilia nel 2019 ha avuto una sostanziale stagnazione rispetto al 2018, con un aumento dello 0,1 per cento e un valore di occupati nella fascia 15-64 anni di appena il 41 per cento, contro il 59 della media italiana. Il report riporta dati stabili anche per il primo trimestre 2020, ma nel resto dell’anno “il numero di occupati potrebbe calare anche per il possibile mancato rinnovo dei contratti a termine in scadenza”. Resta inoltre da capire quanto l’effetto della cassa integrazione, su cui le imprese siciliane hanno fatto grande affidamento, riuscirà a contenere una difficoltà di accesso al credito particolarmente marcata al termine delle garanzie statali.

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Armao: “In Sicilia allarme per le casse pubbliche”

Tra le imprese a maggior rischio di liquidità figurano peraltro quelle della ristorazione, dove la percentuale raggiunge il 33,3 per cento. Un dato che, nella presentazione online del report, è stato commentato dal vicepresidente ed assessore all’Economia della Regione siciliana Gaetano Armao. “Non si possono usare misure uguali per un paese diviso, come evidenziato dallo studio”, ha sottolineato Armao, per il quale “la garanzia per l’accesso al credito ha causato refluenze ben diverse rispetto al Nord in Sicilia, dove c’è oltre al demerito bancario molto diffuso anche il sommerso”. Il vicepresidente della Regione mette in allarme anche sulla tenuta delle casse pubbliche”, perché si prevede “una grande flessione delle entrate”. Gli enti locali, prosegue Armao, “non possono operare in deficit, abbiamo calcolato che ci saranno 5 miliardi di minori entrate, con lo Stato che concederà un miliardo e mezzo. Altri 5 miliardi mancheranno ai comuni, ma ci saranno solo 3,5 miliardi”.

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Torrisi (Sac): “La Sicilia è una meta sicura”

Secondo Nico Torrisi, amministratore della Sac, società di gestione dell’aeroporto di Catania e presidente di Federalberghi Sicilia, “si tratta di una crisi forse non ancora sorpassata, con le aziende turistiche che sono state le prime a subire e saranno le ultime a rialzarsi”, sottolinea Torrisi. Al di là delle misure di liquidità presenti nei decreti del governo, “che hanno portato molta confusione anche sulla concessione di soldi a tassi non veritieri”, il nodo della questione è la ripresa delle attività. “La gente deve ritrovare la voglia di viaggiare: la Sicilia è una meta sicura con una condizione di salute migliore di quella di molte altre parti del mondo. Si ripartirà a luglio, con Alitalia e altre compagnie che avvieranno l’80 per cento dei voli”, conclude Torrisi.

Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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