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Dal sogno di Gorgone agli affari di Pfizer. Come nasce la farmaceutica a Catania

Da piccola impresa locale a sede di una multinazionale con migliaia di dipendenti in tutto il mondo. La storia dello stabilimento etneo risale ai lontani anni Quaranta. A iniziarla un imprenditore visionario il cui spirito, dice la sindacalista Faranna, "si è perso da tempo"

In principio fu il dentifricio. Sviluppato in un laboratorio casalingo ai piedi dell’Etna e venduto ai soldati nel corso della Seconda guerra mondiale. Pochi avrebbero immaginato, in quei lontani anni Quaranta, che il commercio avviato dall’imprenditore Franco Gorgone avrebbe dato vita a un insediamento farmaceutico con centinaia di dipendenti, tale da attirare l’attenzione delle multinazionali del farmaco fino a essere acquisito dalla più importante di esse: la Pfizer. “Gorgone era un uomo capace, preparato, audace, che ha regalato a Catania anni di prosperità, lavoro, dignità”, dice a FocuSicilia Graziella Faranna, dipendente di lungo corso di Pfizer e membro della Rsu in quota Cgil. Per la sindacalista Gorgone ha lasciato “un ricordo indelebile”, soprattutto in un momento così delicato per l’azienda, alle prese con una vertenza che riguarda il futuro di 130 lavoratori. “Certo fa tristezza che il frutto del suo lavoro, oggi, sia oggetto dello scempio di Pfizer”, aggiunge Faranna.

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Dal dentifricio alle medicine

A raccontare l’epopea dell’imprenditore catanese è Elisa Boccia nel Dizionario biografico degli italiani dell’Istituto Treccani. Nato nel 1908 a Santa Maria di Licodia, Gorgone studiò chimica e farmacia laureandosi all’Università di Urbino nel 1934. Una volta rientrato, lavorò al prodotto che avrebbe fatto la sua fortuna: un dentifricio di sua invenzione, “da vendersi indifferentemente in farmacia e in profumeria”. A cambiare il suo destino fu il secondo conflitto mondiale. La Sicilia rimase isolata, rendendo difficile l’approvvigionamento di prodotti da fuori. Un’occasione che Gorgone seppe sfruttare meglio di altri imprenditori locali, allargando e diversificando la produzione. “Mostrando uno spiccato senso degli affari e sfruttando una solida rete di relazioni, egli riuscì a stabilire uno stretto rapporto con le autorità militari, diventando in breve uno dei maggiori fornitori dell’esercito”, scrive Boccia. Nel 1943 nasceva la Cifa, Compagnia italiana farmaceutici ed affini, che di lì a poco iniziò a distribuire i farmaci forniti dagli Alleati, sbarcati in Sicilia con l’operazione Husky.

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Il successo nel Dopoguerra

Nel 1945 l’imprenditore fondava la Alfar, Azienda laboratori farmaceutici, inaugurando un periodo di intensa attività e attirando l’attenzione di partner sempre più importanti. Nel 1947 iniziò la collaborazione con l’americana Lederle, ottenendo la rappresentanza esclusiva per l’Italia e la possibilità di produrre alcuni medicinali. Per far fronte al nuovo volume d’affari, nei primi anni Cinquanta iniziò la costruzione della nuova sede, costata circa un miliardo di lire e inaugurata nel 1956. L’edificio, situato in viale Libertà a Catania, oggi ospita l’Inps ma conserva ancora il logo Alfar-Lederle sulla parete sud. “Fu sicuramente un merito del Gorgone quello di aver voluto insediare l’impianto in Sicilia, in zona atipica e comunque lontana dai luoghi di tradizionale concentrazione industriale del settore”, osserva Boccia. Il nuovo impianto diede lavoro a oltre 400 persone, contribuendo al rilancio del tessuto economico etneo nel Dopoguerra. Un successo che fruttò a Gorgone la nomina a Commendatore nel 1954, seguita da quella a Grande ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica nel 1955 e a Cavaliere del lavoro nel 1956.

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Da Catania a Roma

L’ascesa dell’azienda – e quindi dello stabilimento catanese – era soltanto agli inizi. Nel 1959 Alfar venne acquisita da Lederle, dando vita alla Cianamyd Italia Spa. Gorgone venne nominato vicepresidente e amministratore delegato. Negli anni Sessanta la sede centrale del gruppo venne spostata a Roma e Gorgone diventò presidente. Alla sua biografia, in questi anni, non mancano note di colore. “Il soggiorno romano consentì di coltivare la sua vecchia passione per il mondo dello spettacolo. […] Nel febbraio 1969 ideò e realizzò una trasmissione radiofonica, Si sono fatti dal nulla, che ripercorreva le principali tappe della sua vicenda biografica e, nel 1970, intitolò un premio annuale al giornalista e critico teatrale Sandro De Feo, di cui era stato amico”, riporta Boccia. La dolce vita della Capitale non fece scordare a Gorgone la sua Catania. Anzi. Nel 1973 fu inaugurato il nuovo stabilimento di Cyanamid Italia nella Zona industriale etnea: un edificio di quattro piani su un’area di 160 mila metri quadri, in cui lavoravano circa mille dipendenti.

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La scomparsa del fondatore

Gorgone scomparve improvvisamente nel 1975, a soli 63 anni, e non poté seguire gli sviluppi successivi dell’azienda. Una storia fatta di acquisizioni successive da parte di multinazionali sempre più importanti. Nel 1994 Cianamyd fu acquisita da Wyeth, che ottenne così il controllo dello stabilimento etneo. Nel 2009 Wyeth fu a sua volta assorbita da Pfizer: il sito di Catania divenne uno dei due insediamenti italiani del colosso farmaceutico, insieme a quello di Ascoli Piceno. A sottolineare l’importanza strategica dello stabilimento siciliano è la stessa Pfizer, sul suo sito web. Quello di Catania è descritto come “uno dei poli produttivi d’eccellenza nel panorama farmaceutico globale […] identificato come il fornitore a livello mondiale di antibiotici iniettabili, penicillinici e non penicillinici”. Parole entusiastiche alle quali non seguono i fatti, dicono i rappresentanti del sindacato che da settimane sono impegnati in una delicata vertenza con i vertici dell’azienda.

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Il futuro (incerto) dell’azienda

Per Faranna lo spirito di Gorgone e la sua capacità di guardare al territorio si sono persi da tempo. “Io ho iniziato a lavorare negli anni Ottanta, quando le acquisizioni erano già cominciate ma si respirava ancora un clima diverso, più cordiale e familiare”, dice la sindacalista. Con l’ingresso delle multinazionali tutto è cambiato. “La logica ha iniziato a essere quella del profitto a qualsiasi costo, che ci porta alla situazione che stiamo vivendo oggi, con una riduzione massiccia del personale e degli investimenti sul sito etneo”. Nei giorni scorsi, il sindacato ha scritto all’amministratore delegato di Pfizer Italia, Päivi Kerkola, chiedendo di fermare i licenziamenti e rivedere le decisioni sullo stabilimento di Catania. “La risposta è stata vaga, senza un impegno preciso a tutela dei lavoratori”, dice Faranna. I tempi di Gorgone, insomma, sono più che mai lontani. “Dobbiamo ringraziare quest’uomo per il prestigio che ha dato alla nostra città con questo stabilimento. Purtroppo non possiamo porgere gli stessi ringraziamenti a chi oggi sta distruggendo un bene così grande per i lavoratori e per l’intero territorio etneo”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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