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Decreto liquidità: Pmi, prestiti “immediati”. Tutte le misure

L'intervento punta a muovere 400 miliardi. Si rivolge alle piccole imprese e agli autonomi, ma anche alle società di maggiori dimensioni. Si rafforza il Golden Power

Doveva essere il “decreto liquidità”. Si è trasformata in una piccola manovra intermedia tra quella di marzo e quella di aprile. Le garanzie statali per dare impulso ai prestiti restano il cuore del provvedimento, con 400 miliardi di risorse mobilitate. Il decreto però è stato allargato a provvedimenti urgenti, come ad esempio il rinvio di alcune scadenze fiscali e l’allargamento del cosiddetto “Golden Power”, cioè del potere di veto dello Stato nei confronti di acquisizioni di imprese italiane da parte di gruppi esteri.

Garanzie per Pmi e autonomi

La dotazione del Fondo di Garanzia per le Pmi sale a 7 miliardi, puntando però a un effetto leva superiore all’uno a 14. In pratica, lo Stato “assicura” queste risorse in modo tale che per ogni euro sborsato dalle casse pubbliche se ne muovano 14. Cioè, in tutto, un centinaio di miliardi. L’accesso al fondo viene esteso alle imprese con meno di 500 dipendenti. C’è una copertura al 100 per cento per somme fino a 25 mila euro, rivolte soprattutto agli autonomi. In questi casi, non servirà una valutazione sul merito del credito. In sostanza, le imprese non dovranno dimostrare di avere la forza di ripagare il prestito e l’erogazione, ha affermato il ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli, “immediata”. L’obbligo spetta invece nei casi di cifre più consistenti, fino a 800 mila euro. La garanzia statale coprirà il 90 per cento di prestiti fino a 5 milioni, anche se si potrà arrivare alla copertura totale appoggiandosi a Confidi, il consorzio italiano che presta garanzie alle imprese proprio per facilitare l’accesso ai finanziamenti.

Per le grandi imprese

L’impulso ai prestiti non si ferma però alle piccole e medie imprese, ma guarda anche a quelle più grandi. In questo caso sarà Sace, controllata di Cassa depositi e prestiti, a offrire una “protezione” da 200 miliardi. La copertura sarà del 90 per cento del finanziamento per le imprese con meno di 5 mila dipendenti e fatturato fino a 1,5 miliardi di euro, dell’80 per cento per aziende con fatturato tra 1,5 miliardi e 5 miliardi e del 70 per cento per imprese con valore del fatturato oltre i 5 miliardi. Il finanziamento non potrà essere superiore al 25 per cento del fatturato o al doppio del costo del personale. Le imprese che vi accedono sono soggette ad alcuni limiti, tra i quali il divieto di distribuire dividendi.

Chi garantisce

Uno dei punti più discussi ha riguardato l’individuazione del soggetto garante. O, meglio, dello strumento utilizzato dallo Stato per fare leva. Si era parlato di Cassa depositi e prestiti o di Sace. Si è optato per quest’ultima, che peraltro rimarrà sotto il controllo di Cdp e non passerà sotto quello diretto del Ministero dell’Economia. L’opzione “Mef” sarebbe stata abbandonata soprattutto per due motivi: avrebbe comportato dei ritardi tecnici e avrebbe riportato l’operazione sotto l’ombrello della pubblica amministrazione, facendo lievitare un debito pubblico che – vista la crisi – tende già a galoppare.

Fisco: scadenze rimandate

Per quanto riguarda le incombenze fiscali, sono sospesi i pignoramenti da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione (la cui attività era già stata molto ridimensionata nel Cura Italia) e slittano le scadenza del 16 aprile e del 16 maggio 2020. Si tratta di ritenute, contributi e pagamenti di Iva, che saranno prorogati senza il pagamento di alcuna mora. La sospensione interessa non solo le filiere più colpite ma tutte le imprese che abbiano affrontato un calo del fatturato superiore al 25 per cento.

Golden Power più forte

Il “Golden Power” è la norma che permette allo Stato di intervenire in caso di operazioni che potrebbero mettere in mani straniere imprese ritenute strategiche. Il decreto espande in modo assai corposo il perimetro di questo potere di veto: il governo potrà intervenire non solo in casi “strategici” e nell’acquisizioni di quote di controllo ma anche per partecipazioni sopra il 10 per cento (cioè consistenti anche se non in grado di conquistare la maggioranza relativa). La ratio è chiara: in un momento di difficoltà, lo Stato fa da scudo a eventuali manovre mirate a inserirsi nel capitale delle imprese italiane.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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