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“Def lacunoso”: Covid, Armao chiede risorse “dirette” per il Sud

Il vicepresidente della Regione ha chiesto al governo nazionale interventi che vadano oltre il credito facile. E riproposto l'azzeramento del contributo al risanamento della finanza pubblica

L’accesso al credito “non è sufficiente”. Servono iniezioni “dirette” di liquidità, anche a fondo perduto e “soprattutto al Sud”. Nell’audizione davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, il vicepresidente della Regione, Gaetano Armao, ha ribadito la sua linea: il governo dovrebbe proporre provvedimenti su misura per il Mezzogiorno. L’assessore all’Economia definisce “simmetrico” lo shock economico legato al coronavirus, ma differenti le condizioni di partenza. Se si dà a tutti, regge meglio chi stava meglio. Ecco perché Armao invoca “strategie di riequilibrio”. Cioè più soldi al Sud.

Il Def e il reflusso gastrico

Il Def sarebbe un documento che “si attaglia ad un Paese privo del divario che è divenuto una voragine tra il centro-Nord ed il Sud”. Non sarebbe cioè adatto all’Italia. Armao si addentra in una similitudini medica: “È come se, nell’anamnesi di un paziente affetto da emiparesi, il medico lo considerasse normalmente peripatetico ed anzi prescrivesse una passeggiata prostprandiale per alleviare il reflusso gastrico”. Tradotto: non si possono alleviare con la stessa cura malanni diversi. L’assenza di una “specifica strategia” desta quindi “gravi preoccupazioni”. Ma quali sarebbero le misure che il governo dovrebbe prevedere? Le priorità sarebbero due: risorse a fondo perduto e sospensione del contributo per il risanamento della finanza pubblica.

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Non solo credito

Citando una recente audizione di Banca d’Italia, Armao definisce “non sufficiente, sopratutto nel Sud, il sostegno per l’accesso al credito”, cioè le misure contenute nel decreto liquidità. Agevolare un prestito va bene, ma resta pur sempre un prestito da onorare in futuro. Per l’assessore, invece, sarebbero “imprescindibili” misure di “immissione di liquidità diretta, in particolare per le imprese del Sud”, con “contribuzioni a fondo perduto”. Cioè, per dirla chiaramente: contante da versare alle imprese senza la pretesa che rientri alla base. Aiuti di Stato.

La posta da 1,1 miliardi

L’altra priorità è il nuovo mantra di Armao: la Sicilia non deve versare allo Stato quel miliardo abbondante l’anno di contributo al risanamento della finanza pubblica. Il vicepresidente della Regione lo va ripetendo da qualche settimana. Oltre a citare la Corte Costituzionale, che definisce il contributo legittimo solo come accantonamento (quindi per definizione come misura temporanea), Armao è tornato alla carica da quando l’Europa, causa coronavirus, ha sospeso il patto di Stabilità. In sostanza: senza gli equilibrismi contabili necessari per rispettare il rapporto deficit-Pil al 3 per cento, allo Stato non sarebbe più dovuto il “contributo al risanamento” da parte della Regione, che l’assessore punta a a “veder ridotto” o “azzerato per il 2020 ed il 2021”. È una posta da 1,1 miliardi di euro l’anno. Armao definisce la richiesta “più che legittima”. Peccato però che a decidere sia il governo. E che, al momento, da quelle parti non sembrano pensarla proprio come il vicepresidente siciliano: della riduzione “non è dato riscontrare segno alcuno nel testo del Def, nonostante le formalizzazioni e le riunioni tenute”. Armao ha chiesto. La risposta, per ora, è stata “le faremo sapere”.

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Paolo Fiore
Paolo Fiore
Leverano, 1985. Leccese in trasferta, senza perdere l'accento: Bologna, Roma, New York, Milano. Ho scritto o scrivo di economia e innovazione per Agi, Skytg24.it, l'Espresso, Startupitalia, Affaritaliani e MilanoFinanza. Aspirante cuoco, sommelier, ciclista, lavoratore vista mare. Redattore itinerante per FocuSicilia.

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