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Costi e liquidazioni: Regione, la mappa delle partecipate

Ordine e risparmio sono le direttrici del piano. Assunzioni ancora bloccate, molti bilanci in rosso. All'Ast, più stipendi che ricavi da vendite. Riscossione Sicilia verso la liquidazione

Nessuna nuova assunzione per le società partecipate nell’anno appena iniziato. Le spese di amministrazione e gestione dovranno essere ridotte del 5 per cento annuo e le liquidazioni, tra le quali quella di Riscossione Sicilia, dovranno essere chiuse entro il 31 giugno 2020. Eventuali contenziosi saranno trasferiti ad una struttura-veicolo. Seus (Sicilia emergenza urgenza sanitaria) e Parco scientifico e tecnologico diventeranno agenzie mentre Resais, che si occupa di gestione del personale, e la società per i servizi ausiliari (Sas) creeranno sinergie amministrative ed organizzative grazie a un amministratore unico. È quanto deciso dalla giunta regionale siciliana nel piano di revisione periodica delle società partecipate

Ordine e risparmio

L’obiettivo è quello di mettere ordine e “realizzare una congrua riduzione dei costi”, proprio dove (tra le altre cose) aveva bacchettato Corte dei conti. Secondo i magistrati contabili, la Regione non ha neanche un chiaro quadro della situazione. La rendicontazione delle quote che la Regione ha nelle società partecipate è stata infatti definita “imprecisa” nella relazione sulla parifica del rendiconto generale 2018.

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Riscossione Sicilia verso la liquidazione

La società incaricata di gestire la riscossione dei tributi e delle altre entrate in Sicilia, partecipata quasi al cento per cento, sarà liquidata. L’opzione, come previsto dall’articolo 28 della Legge regionale n.16 del 2017, era vincolata dalla stipula di una convenzione con il ministero delle Finanze entro il 31 dicembre scorso. Senza l’accordo “il governo regionale è autorizzato ad avviare procedure per la costituzione di un nuovo soggetto che possa essere intestatario della convenzione ministeriale per la riscossione dei tributi e delle imposte della Regione Siciliana”. Non abbiamo contezza dell’avvenuto accordo né se la società è in utile o meno. I bilanci 2017 e 2018 non sono stati approvati. Dovrebbero esserlo in apposita riunione prevista il 23 e 24 gennaio prossimi. L’ultimo bilancio approvato, quello del 2016, ha registrato un risultato d’esercizio positivo per 2,7 milioni di euro.

Gli intoppi nelle vendite

La Regione ha partecipazioni in 14 società. Ast, azienda siciliana trasporti Spa, l’intermediario finanziario Irfis, Finsicilia Spa, l’ente per il Risanamento e sviluppo attività industriali siciliane (Resais) e Sicilia digitale Spa sono le società partecipate al 100 per cento. Le quote minime sono del sette per cento nel Distretto tecnologico dei trasporti navali commerciali e da diporto e del 9 per cento nel Consorzio di ricerca per l’innovazione tecnologica, Sicilia agribiopesca. Se nella maggior parte dei casi si prevede una razionalizzazione, per quest’ultimi è in programma la “cessione della partecipazione a titolo oneroso”. Per il Consorzio ci sarebbero già accordi con l’Istituto zooprofilattico e Università degli studi di Palermo per la vendita di quasi il cinque per cento, mentre più complessa appare la dismissione delle quote del Distretto. L’atto di recesso del presidente della Regione ci sarebbe, ma è sospeso “in quanto la società ritiene che il socio Regione non possa recedere”. Per sciogliere il nodo, si legge sui documenti, si attende il parere all’avvocatura dello Stato.

Parco scientifico e tecnologico

Il Parco scientifico e tecnologico della Sicilia “ha prodotto perdite in quattro dei cinque esercizi precedenti”. La struttura non viene riconosciuta capace di garantire un “servizio di interesse generale”. Verrà quindi trasformata in agenzia, con una riduzione dei costi. La società ha registrato una perdita di 495 mila euro nel 2014. L’anno successivo si è ripresa, seppure con un utile di appena 600 euro, prima del crollo. Il 2016 si è chiuso con un rosso di 1,3 milioni di euro, il 2017 con un passivo di 2,3. Per il 2018 non è ancora stato approvato il documento contabile.

Ast autolinee perde milioni di euro

Il piano offre un’analisi dettagliata della situazione di ogni partecipata e dal punto di vista contabile non è certo rosea. L’Ast è in perdita dal 2015. I conti sono peggiorati negli anni, con un deciso deterioramento tra il 2017 (rosso da 850 mila euro) e il 2018 (meno 3,2 milioni di euro). Basti pensare che l’introito che l’azienda riesce a raggiungere con la sole vendite non arriva a 40 mila euro, mentre per il compenso dei tre componenti dell’organo di amministrazione e dei tre di quello di controllo servono circa 140 mila euro. I dipendenti sono 700, di cui quattro dirigenti e 12 quadri. Anche Jonica Trasporti spa è in rosso. Dopo tanti anni di utili, ha chiuso il 2018 con un passivo di 322 mila euro.

Aeroporti di Trapani e Lampedusa

Per la società di gestione dell’aeroporto di Trapani, Airgest, le cose non sono andate bene negli ultimi anni e i bilanci sono tutti negativi. Se però tra il 2014 e il 2015 c’era stato un recupero, passando da un negativo di oltre quattro milioni e una perdita di 280 mila euro, il bilancio 2018 segna un passivo di cinque milioni di euro. Un dato legato anche ai ricavi delle vendite, crollati da 8,8 a 4,1 milioni di euro. Trapani Air Fuelling Services, che si occupa della conduzione del deposito e stoccaggio del carburante per l’aeroporto Birgi di Trapani, non ha ancora un bilancio 2018. Quello dell’anno precedente è in rosso di 33 mila euro. Male anche l’Ast Aeroservizi che si occupa dell’aeroporto di Lampedusa. Manca ancora il bilancio del 2018, ma il 2017 segna una perdita di 250 mila euro.

Altri bilanci 2018 negativi

Per il Maas (Mercati agroalimentari all’ingrosso), manca il bilancio del 2018, ma quello del 2017 segna un negativo di 1,5 milioni di euro. Anche Interporti, società per la progettazione e realizzazione di opere pubbliche, è in negativo. Con una perdita di 350 mila euro, ha comunque migliorato il risultato dell’anno precedente, quando aveva registrato un passivo di 500 mila euro.

Per Irfis bilancio positivo ma c’è poco da festeggiare

Irfis ha chiuso il 2018 con un bilancio positivo, ma anche qui le cose sono peggiorate. Si è passati da un utile di due milioni nel 2014 ai 500 mila euro nel 2017, fino ai 94 mila euro del 2018. Per i sei membri del consiglio di amministrazione e di controllo vengono spesi circa 150 mila euro. I dipendenti totali sono 47, con un solo dirigente. Gli interessi attivi e i proventi assimilati nel 2018 raggiungono i 4,6 milioni di euro, mentre le commissioni attive i quattro milioni. Servizi ausiliari di Sicilia chiude a zero ogni anno, mentre i Servizi emergenza urgenza sanitaria Seus hanno chiuso in attivo di 56 mila euro.

Società partecipate in salute

Quello della società Sicilia digitale sembra un miracolo economico delle società partecipate. È infatti riuscita a passare da una perdita di 700 mila euro del 2016, aggravata fino a due milioni di euro del 2017, a un utile di 2,5 milioni di euro nel 2018. Anche Siciliacque ha un segno più nel bilancio 2018, di 1,8 milioni di euro. Un dato, però, in netto peggioramento rispetto all’anno precedente, quando era positivo di 4,6 milioni di euro.

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Desirée Miranda
Desirée Miranda
Nata a Palermo, sono cresciuta a Catania dove vivo da oltre trent'anni. Qui mi sono laureata in Scienze per la comunicazione internazionale. Mi piace raccontare la città e la Sicilia ed è anche per questo che ho deciso di fare la giornalista. In oltre dieci anni di attività ho scritto per la carta stampata, il web e la radio. Se volete farmi felice datemi un dolcino alla ricotta

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