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Differenziata, Messina senza cassonetti punta al 50%. “Ora la Regione collabori”

Da una settimana si raccoglie solo con il porta a porta, "ma la burocrazia rema contro". Parlano l'assessore Musolino e il dirigente Lombardo di Messina Servizi Ambiente

“La soglia del 65 per cento di raccolta differenziata non è irraggiungibile. Nel 2018 eravamo al 12, oggi siamo al 40, e puntiamo ad arrivare a una media del 50 per cento entro fine anno”. Dafne Musolino, assessore all’ambiente del Comune di Messina, parla a FocuSicilia dei progressi sulla gestione dei rifiuti. Lo scorso 24 maggio è stata completata la rimozione dei cassonetti dalla città dello Stretto. “Un risultato storico”, secondo il sindaco Cateno De Luca, visto che Messina “è la prima Città metropolitana del Sud Italia ad avere il servizio porta a porta esteso a tutto il territorio”. Anche una grossa responsabilità, sottolinea Musolino, “perché è chiaro che siamo soltanto all’inizio di un percorso, che richiederà tempo e attenzione”.

Mancanza di impianti

Un primo problema pratico è legato proprio all’aumento della differenziata. Il 40 per cento del materiale raccolto è costituito da “umido”, che va stoccato in impianti appositi. “In Sicilia, però, non ne abbiamo”, spiega Giuseppe Lombardo, presidente di Messina Servizi Ambiente, la società in house del Comune di Messina che gestisce il servizio. “In questo momento riusciamo a recuperare il 30/40 per cento dell’umido raccolto, soprattutto mandandolo fuori regione, in impianti che si trovano in Calabria, Campania e Lombardia”. Il problema è che la quantità di umido sale proporzionalmente alla raccolta differenziata. “Noi vogliamo raggiungere il 65 per cento, che oggi in Italia hanno solo Venezia e Milano. La Regione però deve darci gli impianti. Altrimenti non si va da nessuna parte”.

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Il freno della burocrazia

Quella sull’umido è una battaglia aperta, assicura l’assessore Musolino. “La città di Messina è sacrificata dalla programmazione regionale. Dovremmo avere due impianti, finanziati con i fondi del Patto per il Sud, ma a oggi non si sa quando vedranno la luce”. Il primo è quello di contrada Pace, dotato di Tmb (trattamento meccanico-biologico, ndr) vasca e impianto per il trattamento del percolato. “Questa struttura è in una fase di stallo dal 2013, malgrado diffide, incontri, conferenze dei servizi”, dice Musolino. Poi c’è l’impianto per l’umido di Mili, su progettazione della Srr e dello stesso Comune. “Ancora non ci sono i finanziamenti. Il 28 aprile la giunta regionale ha riprogrammato i fondi, ma Messina continua a non essere considerata”, attacca l’assessore all’ambiente.

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Il costo dei rifiuti

Il problema degli impianti è strettamente legato a quello dei costi. Stoccare l’umido costa più dell’indifferenziato. Se poi il rifiuto deve viaggiare, la tariffa lievita ulteriormente. “Noi paghiamo 50 euro una tonnellata di indifferenziato stoccato in Sicilia. La stessa quantità di umido portato a Mantova costa 230 euro”. Al momento, il comune gestisce un solo impianto per la frazione secca, sempre in contrada Pace, dove vengono stoccati plastica, carta, vetro, metalli, in gestione alla Messina Servizi Ambiente in accordo con l’Ato. Anche in questo caso la burocrazia regionale si è messa in mezzo, attacca l’assessore. “Abbiamo chiesto di aumentare la capacità, la Regione ci ha messo due anni a fornire il documento, per quanto si trattasse di un atto amministrativo abbastanza semplice”.

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“Pulire” l’indifferenziato

C’è anche un discorso sulla “qualità” della raccolta. Secondo alcune analisi merceologiche effettuate da Messina Servizi Ambiente, anche con il porta a porta, l’indifferenziato messinese non è ancora del tutto “pulito”. “Troviamo ancora molto vetro, plastica, carta e umido che andrebbero conferiti a parte. Parliamo di circa il 50 per cento di materiale che si può avviare a recupero”, spiega il presidente Lombardo. La popolazione non è ancora “educata” al nuovo sistema, e commette errori di smistamento che vanno “corretti”, con relativi costi. Ecco perché la società di gestione promuoverà una campagna di comunicazione sui social e sui media tradizionali, per educare alla qualità del rifiuto. “Sulla gestione dei rifiuti, in Sicilia, siamo una generazione indietro rispetto ad altre realtà italiane”.

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Un cambio di mentalità

Anche per Musolino nei prossimi mesi bisognerà investire in educazione. I controlli sono affidati alla polizia municipale, “ma il problema non si risolve con la repressione, che arriva quando il danno è fatto”. L’amministrazione registra una certa resistenza al cambiamento, “con un po’ di ritrosia legata anche a fattori culturali”. Per l’assessore bisogna andare avanti con fermezza, “spiegando ai cittadini come smaltire i rifiuti”. Prossimamente sarà implementata anche la quantità di cestini per la raccolta differenziata, “perché a causa dell’emergenza Covid e dell’estate si consumerà molto di più all’aperto”. L’obbiettivo, ribadisce Musolino, è di arrivare al 50 per cento entro l’anno, e al 65 per cento a giugno 2022. “Non escludiamo di fare prima, se questa nuova organizzazione entrerà nella mentalità dei cittadini”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci, giornalista e autore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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