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Digitale, efficienza, tecnologia. Il futuro del lavoro per Cgil

Il piano del sindacato parla di una regione in crisi, che perde occupati e pil. E che per ripartire, dopo il Covid-19 deve puntare alla semplificazione amministrativa

Cosa fare per i settori in crisi in Sicilia, come edilizia e turismo, ma anche per l’efficientamento della pubblica amministrazione, passando per la legalità, la lotta al lavoro nero e senza dimenticare le necessarie infrastrutture? A queste domande cercano di dare risposta le trenta pagine del piano del Lavoro di Cgil Sicilia. Presentato questa mattina nel corso di un lungo dibattito online con la partecipazione, tra gli altri, della ministra al Lavoro Nunzia Catalfo, del presidente della Regione Nello Musumeci e del suo vice Gaetano Armao, e del segretario nazionale Maurizio Landini, il piano è innanzitutto un punto generale sullo stato dell’economia siciliana: in crisi, con la perdita negli ultimi 13 anni di un punto di pil ogni 12 mesi, oltre che di 110 mila lavoratori. Non sono novità i numeri portati da Cgil nel documento, risalenti al periodo pre-emergenza sanitaria da Covid-19 ma già drammatici: il 18 per cento medio in meno di popolazione attiva rispetto al resto d’Italia, con l’occupazione femminile sotto al 30 per cento e una popolazione che invecchia inesorabilmente, con la prospettiva in pochi anni di 300 over 65 ogni 100 under 14. La soluzione per il sindacato è quindi una, anche se ambiziosa: ripensare l’economia isolana in ogni suo punto.

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Un “progetto aperto”, con base sulla programmazione

Punto di partenza del piano in una Regione che “ha usato i fondi comunitari per esigenze di cassa, non avendo le risorse per coprire le sue spese ordinarie”, è la progettualità, che manca. Partendo dai fondi Psr e Fse, spesi al 2019 per una quota inferiore al 20 per cento del previsto, ma che con 30 miliardi in arrivo nei prossimi anni potrebbero significare sviluppo, se ben sfruttati. Il segretario generale di Cgil Sicilia Alfio Mannino invita quindi le istituzioni a “superare ogni sterile contrapposizione per andare a un progetto per il rilancio della Sicilia che sia quanto più condiviso”. Senza dimenticare le urgenze dettate dalla crisi economica e sanitaria data dal coronavirus, come la sicurezza sanitaria, la Cgil invita a “gettare le basi per una vera e propria rinascita dell’isola con un progetto aperto”, ma basato sulle tante incompiute e opportunità finora non colte. L’elenco delle incompiute è lungo, dalle bonifiche dell’area del petrolchimico di Priolo alle infrastrutture per miliardi di euro mai completate, ma il principio cardine è innanzitutto lo snellimento burocratico, che consentirà “l’accelerazione dei processi amministrativi come la normalità, non l’eccezione nell’emergenza”.

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Romano: “La trasformazione digitale al centro”

“Il punto centrale, ribadito questa mattina anche dal segretario Landini, è la trasformazione digitale”, afferma Marco Romano, docente di Economia delle Imprese all’Università di Catania e consulente di Cgil per il piano. Secondo Cgil la Sicilia è il quarto consumatore nazionale di traffico Internet e “continuare a investire nei cablaggi può dare occupazione qualificata per almeno 10 anni”, si legge nel documeno. “Per noi è arrivato il momento di sostenere l’innovazione delle imprese finanziando le attività. Molte sono pronte, ma ferme in attesa dei fondi mai erogati”, spiega Romano. I problemi principali sono nella burocrazia, con vincoli che non permettono “erogazioni delle anticipazioni in attesa di fideiussioni o altre garanzie”. L’aspetto, sottolineato nel dibattito anche dal presidente della Regione Nello Musumeci, dichiaratosi aperto al dialogo con i sindacati, dovrebbe prevedere, da subito “una call aperta alle esigenze contestuali della digitalizzazione, ad esempio per organizzare al meglio i processi di acquisto”. Una esigenza in questa fase di riapertura e nei prossimi mesi “con ingressi contingentati nei negozi, ma anche negli eventi, nei cinema e nei teatri e in tutti gli altri luoghi come ristoranti e attività produttive”.

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Un “Centro per l’innovazione tecnologica”

Nel documento Cgil spinge inoltre sull’ammodernamento del modello industriale con “strumenti meno orientati a mantenere in vita ciò che non regge più alla prova della competitività e più focalizzati sulla capacità di attrarre e attivare nuove energie in settori competitivi e più coerenti con le vocazioni della Sicilia”. Un esempio è l’industria della trasformazione dei prodotti agricoli: la Sicilia è prima nella produzione, ma solo dodicesima in questo campo. La Cgil regionale propone quindi la creazione di un “Centro per l’innovazione tecnologica”, con il coinvolgimento delle Università che negli anni hanno visto un esodo verso il nord degli studenti. Necessario, vista la scarsità di risorse destinate alle amministrazioni locali, anche “un ente intermedio tra Comune e Regione cui affidare le competenze su alcuni servizi, come i rifiuti, le risorse idriche, le infrastrutture rurali”. Per quanto riguarda la Sanità, ambito al centro di questa fase, la Cgil chiede “una governance  unica assieme al settore socio- assistenziale, creando un sistema integrato che trovi il suo punto chiave nella medicina territoriale, per dare risposte efficaci in termini di prevenzione e cura sanando la frattura esistente oggi  tra settore socio- sanitario e territorio”. Il documento prevede inoltre un supporto dello sviluppo dell’industria, del turismo, del welfare, oltre a investimenti per la realizzazione di nuovi impianti di produzione alternativi alla raffinazione tradizionale, un “Patto per la salute” tra regione enti locali e sindacati per un “welfare di nuova generazione”, lo sblocco della spesa per infrastrutture e per le aree interne, la destagionalizzazione del turismo, il censimento e  l’ affidamento dei terreni sfitti e il controllo di quelli incolti per sottrarli alle agromafie.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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