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Diste, proiezioni nefaste. Turismo in calo del 60 per cento

Una perdita per l'intera economia da 13 miliardi, dovuta solo in parte a nove milioni di visitatori andati via rispetto al 2019. Come potrebbero fare 160 mila posti di lavoro

Dagli oltre 15 milioni di visitatori del 2019 ad appena sei. Sono le previsioni sul turismo siciliano nel 2020 di Diste Consulting. Il centro di ricerche economico, presieduto dall’economista Pietro Busetta dell’università di Palermo, ha ipotizzato lo scenario sulla base degli afflussi turistici siciliani nel periodo da gennaio a maggio 2019, segnato dalla pandemia da Covid-19. Un’emergenza che avrà un impatto complessivo sull’economia siciliana di 13 miliardi, persi in gran parte nei settori forzatamente chiusi durante il lockdown. Come il turismo per il quale il calo di fatturato, nel complesso del comparto e delle attività collegate, potrà raggiungere i 4 miliardi di euro.

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Turismo, in fumo già 2 milioni di presenze

I mesi del lockdown hanno visto un vero e proprio svuotamento di alberghi e strutture ricettive: sono 2 milioni e 400 mila i soggiorni in meno, un calo tendenziale del 60 per cento. E altri 6,6 milioni di turisti si potrebbero perdere da giugno fino a dicembre. Le presenze mancate nei primi cinque mesi del 2020 valgono da sole per le strutture ricettive 240 milioni di euro, considerando 1,3 milioni di turisti in meno negli alberghi a 5 stelle o lusso, con una media a pernottamento di 120 euro, gli altri nelle altre strutture ricettive, a una media di 90. E, secondo l’ipotesi di Diste, giugno sarà ancora un mese durissimo, con il 70 per cento di pernottamenti in meno sul 2019, che andrebbero pian piano a diminuire fino a una media del 40 per cento fino a fine dicembre 2020. Con un calo, stimato sempre sulla media dei prezzi per pernottamento, di 670 milioni, per un complessivo nel 2020 di 900 milioni di euro. Ma non è tutto, perché ad ogni pernottamento corrisponde un ritorno economico per il territorio. Un calcolo che Diste ammette essere spesso “impossibile”, data la presenza non solo di dati incompleti tra le tantissime piccole strutture, ma di un aumento della ricettività in strutture poco tracciate e poco studiate dalle statistiche, come B&B, case vacanza e affittacamere, anche in nero. E tra trasporti, commercio, ristorazione, il conto arriva a una stima di 4 miliardi, contro i 6 miliardi e mezzo dell’intero settore nel 2019.

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Dieci anni in crescita. Ma troppo lenta

Il turismo in Sicilia è lo specchio di una crisi più profonda del Covid-19. Secondo quanto riportato da Diste, l’isola non si è infatti mai ripresa dal 2008. Tanto che, fino al 2014, la perdita di prodotto interno lordo è stata costante, toccando il 15 per cento totale. Da allora l’economia dell’isola ha iniziato a risalire ma a ritmi meno veloci del resto d’Italia, con solo due punti percentuali recuperati rispetto al 4,9 del resto del Paese sul livello precrisi. Il 2019 è stato, secondo l’istituto di ricerca, un anno a crescita zero. E il 2020 sarà naturalmente di recessione. Allo stato attuale la perdita di valore aggiunto complessiva è del 40 per cento. Su 1 milione e 364 mila occupati certificati da Istat, il lookdown ha “bloccato” il 43 per cento dell’apparato produttivo regionale cioè 600 mila lavoratori, per lo più impiegati nei settori dei servizi. Con risvolti negativi sull’occupazione, che vedeva nel 2019 ancora un saldo negativo rispetto al 2007 di 80 mila unità. A fare le spese del blocco sarà sempre il comparto turistico, per il quale si stima la perdita fino a metà degli addetti, ovvero 40 mila su un totale di 80. Proprio il settore, il più colpito insieme all’edilizia, è stato in questi anni quello maggiormente in crescita in Sicilia, con una crescita dal 2008 al 2019 del 8,6 per cento. Solo che in Italia è stata del 15. Un paradosso che ha portato la Sicilia ad aumentare i turisti, ma a perdere in percentuale quote sul turismo italiano, con appena il 3,5 per cento degli arrivi, a fronte del 3,7 del 2008.

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Occupazione in calo di 160 mila unità

Su queste basi Diste prevede una contrazione complessiva del valore aggiunto nel 2020 prossima al 16 per cento, derivante da flessioni del cinque per cento dei settori essenziali e del 23 per cento dei restanti settori. Per i settori essenziali il valore aggiunto scenderebbe dai 32,1 miliardi di euro del 2019 a 30,4 miliardi, per gli altri da 48,4 a 37,2 miliardi. Una perdita di 13 miliardi di euro dunque, alla quale si affianca un regresso della spesa in prossimità del 17 per cento, cioè di oltre 10 miliardi inferiore a quella dell’anno precedente. Ugualmente problematiche sono le aspettative sul fronte dell’interscambio commerciale, già fortemente penalizzato nel 2019. Per l’export si prevede una flessione del 21 per cento, che significa una perdita di circa 2 miliardi di euro. Per le importazioni un calo del 17 per cento pari ad oltre 2,6 miliardi. Tutto questo avrà naturalmente ripercussioni sull’occupazione, che arriverà a perdere 164 mila occupati, secondo le stime. Ovvero, il 12 per cento in meno del totale. I settori più colpiti saranno quelli dei servizi, con il turismo ancora una volta più in difficoltà degli altri.

Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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