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Distretti produttivi, l’economista: “Rilancio solo con nuova visione”

Per Daniele Schilirò, docente di Economia Politica, i distretti possono essere il motore dell'export in Sicilia come nel resto d'Italia. Ma puntando su cooperazione e innovazione "e non solo sui fondi"

“C’è poca cultura ed economia di distretto in Sicilia, salvo poche eccezioni. Ma il rilancio può funzionare con un cambio di filosofia”. Il professore Daniele Schilirò, docente di Economia Politica dell’università di Messina, è lo studioso che più da vicino si è occupato dei distretti produttivi siciliani. Nati nel 2005 con un decreto della Regione siciliana, sono formalmente 23, ma solo quattro pienamente operativi. Ieri un decreto dell’assessore alle attività produttive, Mimmo Turano, ha rilanciato la formula chiedendo di formalizzare l’unione di più imprese attorno a centri produttivi nell’isola, anche a chi era presente nel vecchio elenco, fermo di fatto al 2013. “Per l’imprenditoria siciliana, poco cooperativa e individualista, forse sarebbero altri gli strumenti più adatti ed efficaci. Come ad esempio i contratti di rete che sono delle forme di network meno vincolanti e impegnative per le imprese che vi aderiscono rispetto ai distretti”, spiega il docente.

Distretti motori dell’export in Italia, ma non in Sicilia

Schilirò ha prodotto un primo studio sui distretti produttivi siciliani nel 2010 per la rivista Economia e Società Regionale, editore Franco Angeli. E, a distanza di nove anni, le criticità e limiti di “una forma di organizzazione che nelle regioni del Nord e del Centro-Nord del Paese i distretti funzionano molto bene”, sono ancora tristemente attuali. Lo studio evidenziava come nel primo triennio di attività (2007-2010), i limiti fossero la mancanza di “cooperazione, di ricerca, di innovazione, dalla qualità del capitale umano, dall’esistenza e dall’efficienza delle “reti” e dall’interazione con gli attori istituzionali”. Aspetti sottolineati, in negativo, anche dai più recenti rapporti dell’Osservatorio nazionale sui distretti italiani, dove i distretti siciliani hanno un indice di innovazione agli ultimi posti in Italia. Un dato da sottolineare perché “nel 2018 – prosegue Schilirò – l’export italiano ha superato i 400 miliardi di euro grazie soprattutto ai prodotti realizzati dalle imprese dei distretti industriali italiani (in particolare meccanica, moda, arredo, chimica di base)”.

Il rilancio può avvenire solo con un cambio di visione

Il metodo della cooperazione, del resto, è quella che regge le esperienze siciliane di successo nel panorama dei distretti come il Distretto degli agrumi di Sicilia – che è anche società consortile -, e del Distretto Pesca e crescita blu con sede a Mazara del Vallo, non a caso già attivo nel 2001 e riconosciuto da Istat nel censimento dello stesso anno come sistema produttivo locale. Il sistema dei distretti in Sicilia “invece non è riuscito a fare tesoro di questa esperienza nazionale di cooperazione, ma ha puntato solo su vantaggi di breve durata legati ai finanziamenti pubblici, soprattutto regionali”, afferma il docente. Che giudica però positivamente l’intenzione di rinnovare i patti di distretto per rilanciarli. “Potrebbe essere una cosa positiva solo se si cambia la filosofia e si dica chiaramente alle imprese: noi Regione in quanto istituzione vogliamo favorire lo sviluppo dei distretti, ma questi nascono dalla vostra capacità di fare rete, di sfruttare le cosiddette economie di distretto (economie esterne), di essere competitivi sui mercati internazionali”.

“Giusto il coinvolgimento nella programmazione Ue”

Sull’utilizzo dei fondi europei, Schilirò sottolinea come “i finanziamenti non sono né un fine né un obiettivo prioritario per le imprese distrettuali” ma l’esigenza “di coinvolgere i distretti nel tavolo della programmazione dei fondi strutturali la trovo giusta. Va interpretata più come la necessità di coinvolgere il mondo delle piccole e medie imprese in questa programmazione. Pmi che sono, in alcuni casi, meglio rappresentate dai distretti. Quindi è corretto coinvolgere quest’ultimi invece che singole aziende”, conclude il docente.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Catanese, mai lasciata la vista dell'Etna dal 1984. Dal 2006 scrivo della cronaca cittadina. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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