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Dopo il Covid si torna a morire sul lavoro. In Sicilia già 20 casi nel 2022

L'anno scorso l'Isola ha registrato meno morti del 2020, mentre gli incidenti denunciati sono stati quasi duemila in più. Il Covid pesa sui dati, e le proiezioni per l'anno in corso mostrano una situazione ancora grave sui decessi. Il report Inail e il commento di Cgil Sicilia

Meno morti, più infortuni e l’ombra del Covid che continua a influenzare la sicurezza sui luoghi di lavoro. L’anno scorso sono stati oltre 24 mila gli incidenti professionali denunciati in Sicilia, in aumento rispetto ai 22.500 del 2020. Per quanto riguarda i decessi, nel 2021 sono stati 75, contro i 105 dell’anno precedente. Sono i numeri dell’ultimo rapporto annuale dell’Inail, presentato nei giorni scorsi alla Camera dei deputati. La pandemia ha inciso profondamente sui dati. Nella fase più dura gli infortuni sono scesi, a causa dello stop delle attività e del ricorso massiccio allo smart working. Nel 2021 le denunce di infortunio “non Covid” “registrano un aumento di circa il 20 per cento rispetto all’anno precedente”, ha detto il presidente nazionale dell’Inail Franco Bettoni. Pandemia a parte, i numeri degli incidenti sul lavoro in Sicilia restano gravi. “Nei primi cinque mesi del 2022 ci sono stati già 20 morti e oltre 15 mila infortuni, e ci aspettiamo un peggioramento da maggio ad oggi”, denuncia a FocuSicilia Francesco Lucchesi, responsabile delle politiche lavorative di Cgil Sicilia, che ha organizzato per oggi una manifestazione sul tem a Palermo, sotto la sede dell’assessorato regionale al Lavoro, insieme a Uil Sicilia.

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L’impatto del Covid sui decessi

Nel 2021, come accennato, il report Inail segnala “una significativa riduzione degli infortuni mortali” in tutto il Paese. Il documento riepiloga i dati degli ultimi cinque anni. Per quanto riguarda la Sicilia, si passa da una media di 85 decessi sul lavoro l’anno tra il 2017 e il 2019 a ben 105 decessi nel 2020. Nel 2021, gli infortuni con esito mortale sono scesi a 75. A influenzare i dati, ancora una volta, è stata la pandemia. “Nel 2020 l’incidenza media dei decessi da Covid-19 sul totale di tutti i casi mortali denunciati è stata di una denuncia ogni tre, mentre nel 2021 scende a una su sei”, si legge nel documento. Delle denunce raccolte lo scorso anno, si aggiunge nel report, 38 hanno portato a risarcimento, 34 sono state respinte e tre sono tuttora in istruttoria. Guardando al Sud Italia la Sicilia registra un risultato meno grave di Campania e Calabria, rispettivamente con 142 e 101 decessi sul lavoro. A livello nazionale il primato negativo spetta alla Lombardia, con 193 infortuni mortali. Seguono Lazio (121), Emilia Romagna (120) e Veneto (114).

Denunce di infortunio con esito mortale per luogo e anno di accadimento. Dati Inail

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Denunce di infortunio

Per quanto riguarda gli infortuni, la Sicilia è passata da una media di 28 mila denunce registrate tra il 2017 e il 2019 a poco più di 22.500 nel 2020. Come accennato il calo può essere motivato con la sospensione di molte attività lavorative nella fase più dura della pandemia, non compensato dall’exploit di casi Covid nelle attività rimaste aperte. Nel 2021 i numeri degli infortuni nell’Isola sono tornati a crescere. Le denunce registrate sono state oltre 24 mila. Di queste, 1.700 non hanno portato a un risarcimento economico, 15.600 hanno dato esito positivo, 4.500 sono state respinte e 2.200 sono tuttora in istruttoria. La Sicilia è al secondo posto per numero di infortuni nel Mezzogiorno dietro la Puglia (25 mila casi), mentre fa peggio di Campania (20 mila casi), Sardegna (11.500) e Calabria (ottomila). A livello nazionale il primato spetta ancora una volta alla Lombardia, con oltre 105 mila casi di infortuni, seguita dall’Emilia Romagna e dal Veneto, rispettivamente con 75 mila e 70 mila casi.

Denunce di infortunio per luogo e anno di accadimento. Dati Inail

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Malattie professionali

Anche per quanto riguarda le malattie professionali, Inail segnala un decremento nell’anno più duro della pandemia. Si passa dai circa 1.500 casi all’anno registrati tra il 2017 e il 2019 ai 989 del 2020. Già nel 2021, però, i numeri si avvicinano ai livelli pre-Covid. “I dati indicano un aumento notevole delle denunce di malattia professionale in confronto al 2020, anno in cui il fenomeno risulta depresso dall’emergenza epidemiologica anche nel ricorso alla tutela assicurativa delle patologie correlate al lavoro”, scrive l’Istituto. Delle denunce presentate lo scorso anno, 193 hanno portato a risarcimenti, 918 sono state respinte mentre 28 sono tuttora in istruttoria. La Sicilia non è tra le peggiori regioni del Sud Italia. Registrano numeri peggiori Sardegna e Puglia (4.200 casi), Campania (2.600) e Calabria (duemila). A livello nazionale la maglia nera spetta alla Toscana (ottomila casi), seguita da Marche (seimila) Emilia (5.500) e Lazio (3.800).

Denunce di malattie professionali per luogo e anno di accadimento. Dati Inail

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Le responsabilità della politica

Per il futuro si potrebbe prevedere un peggioramento dato che, come detto, i dati parziali per il 2022 non sono positivi. “Le categorie più a rischio, come nel resto del Paese, sono l’edilizia, l’industria e la ristorazione”, spiega Lucchesi. La maggior parte delle morti bianche “riguarda i famigerati pontili”, mentre per le altre categorie “sono più comuni i semplici infortuni”. Il delegato della Cgil denuncia una carenza di ispettori del lavoro. “Al momento sono poco più di 60, mentre per monitorare la forza lavoro siciliana servirebbero circa 400 ispettori”. Il tema è stato posto al governo regionale, “in particolare all’assessore al Lavoro Antonio Scavone, ma negli ultimi dieci mesi non è stato fatto praticamente nulla”. Le aspettative per il futuro non sono rosee, dice Lucchesi. “Purtroppo nei prossimi mesi la politica sarà impegnata con le elezioni, sia a livello nazionale che regionale. Speriamo che questo appuntamento non ritardi ulteriormente misure che sono urgenti, per la sicurezza di tutti i lavoratori e delle loro famiglie”.

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Valerio Musumeci
Valerio Musumeci
Valerio Musumeci (Catania, 1992), è giornalista pubblicista e scrittore. Nel 2015 ha esordito con il pamphlet storico-politico "Cornutissima semmai. Controcanto della Sicilia buttanissima", Circolo Poudhron, con prefazione della scrittrice Vania Lucia Gaito, inserito nella bibliografia del laboratorio “Paesaggi delle mafie” dell'Università degli Studi di Catania. Nel 2017, per lo stesso editore, ha curato un saggio sul berlusconismo all'interno del volume "L'Italia tradita. Storia del Belpaese dal miracolo al declino", con prefazione dell'economista Nino Galloni. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo romanzo, "Agata rubata", Bonfirraro Editore.

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