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Dopo la breve ripresa post-Covid, crolla l’economia al Sud. E cresce l’inflazione

L'anno della ripresa non sarà il 2022, caratterizzato da una inflazione superiore al 8 per cento al Sud dopo la guerra in Ucraina. E probabilmente la situazione peggiorerà nel 2023 e 2024, scrive Svimez

Il “rimbalzo” positivo per l’economia nel post-pandemia si è rapidamente esaurito. E la causa principale è l’invasione russa dell’Ucraina, con tutte le conseguenze che questa ha avuto su carburanti e beni di prima necessità. A pagarne le spese, afferma Svimez nelle anticipazioni del proprio rapporto sull’economia del Mezzogiorno presentato oggi, sono le aree più svantaggiate del Paese, per le quali, ancora una volta “aumenta il divario con il Centro-Nord”. A destare particolare preoccupazione è però una conseguenza della particolare congiuntura internazionale, ovvero l’aumento dei prezzi, con una inflazione prevista al Sud per il 2022 al 8,4 per cento, rispetto al 7,8 per ceto nel Centro-Nord.

Aumentano i prezzi, diminuiscono gli investimenti

La dinamica dei prezzi avrà delle chiare conseguenze sulle famiglie meridionali, già mediamente più povere e con minore capacità di spesa rispetto a quelle del resto del paese. Ma a soffrire l’impatto maggiore saranno soprattutto le imprese e i loro investimenti, con “problemi di continuità aziendale più concreti nel Mezzogiorno”, scrive Svimez. Tutto questo eliminando la positiva crescita del Sud registrata finora nel 2022: più 12,2 per cento contro il più 10,1 per cento del Nord Italia. Il problema è che al Sud, e in Sicilia in particolare, spingono la crescita soprattutto il settore delle costruzioni, grazie allo
stimolo pubblico del superbonus 110%, con tutte le note problematiche correlate al reperimento e al costo dei materiali, che gli interventi finanziati dal Pnrr. A riprova di una situazione di crescita non strutturale ma legata al momento, è la percentuale degli investimenti orientati all’ampliamento della capacità produttiva è invece inferiore di tre punti a quella del Centro-Nord: più 7 per cento al Sud contro il più 10 per cento del Centro-Nord.

Crolla anche il Pil, nessun recupero sul pre-pandemia

Il prodotto interno lordo del Mezzogiorno, calato dell’8 per cento nel 2020 contro il meno 9 di diminuzione nazionale, è cresciuto solo del 5,9 per cento nel 2021, a fronte di una crescita nazionale del più 6,6 per cento. Appare quindi evidente come, nonostante il “rimbalzo” positivo dell’economia al termine del periodo pandemico non siano stati recuperati i livelli pre-crisi. Gli scenari attuali, ovvero la diminuzione del potere di acquisto delle famiglie unita ai costi in aumento e al conseguente decremento degli investimenti per le imprese, lasciano però previsioni nefaste sulla ripresa anche per il biennio 2023-2024, con crescite ben inferiori al tasso di inflazione. Svimez parla di “un contesto di drastica riduzione del ritmo di crescita nazionale”, con un più 1,5 per cento del Pil nel 2023 e un più 1,8 nel 2024. Solo che il Mezzogiorno “fa segnare tassi di variazione del Pil inferiori al resto del Paese, nonostante il significativo contributo alla crescita del Pnrr”. Secondo le previsioni nel 2023, il Pil dovrebbe segnare un incremento dell’1,7 per cento nelle regioni centrosettentrionali, e dello 0,9 per cento in quelle del Sud. Nel 2024, si manterrebbe un divario di crescita a sfavore del Sud di circa 6 decimi di punto: più 1,9 per cento al Nord contro il più 1,3 per cento del Sud.

Gli effetti, negativi, delle tensioni suo mercati finanziari

A tutto questo potrebbero aggiungersi le tensioni sui mercati finanziari, uno scenario particolarmente realistico, secondo Svimez, soprattutto dopo la caduta del governo Draghi che ha già portato a un “repentino incremento dello spread”. Una “prolungata situazione di tensione nei mercati finanziari” potrebbe quindi determinare “una perdita di Pil, nel biennio 2022-2023, di circa sette decimi di punto percentuale a livello nazionale. Nel Sud, la perdita di Pil arriverebbe al punto percentuale, mentre nel resto del Paese risulterebbe più contenuta arrestandosi a sei decimi di punto”.

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Leandro Perrotta
Leandro Perrotta
Trentasette anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Dal 2006 scrivo della cronaca di Catania. Sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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