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Drop Mask: dopo otto mesi ecco come va la mascherina ragusana

La mascherina riutilizzabile continua a essere commercializzata online e nelle farmacie. Nonostante la concorrenza delle usa e getta. "Per noi è un impegno civile", racconta il produttore Giorgio Cappello

Non una operazione commerciale, ma “un contributo al Paese, abbiamo fatto la nostra parte, contribuendo alla salute pubblica”. Lo afferma Giorgio Cappello, Ceo di Cappello Group. La sua “Drop Mask”, mascherina, in elastomero termoplastico morbido, è riutilizzabile “all’infinito”, con filtri intercambiabili. E, soprattutto con certificazioni sanitarie e CE, un aspetto che fin da subito ha marcato la differenza rispetto ad altre in vendita nel primo periodo di diffusione della Covid-19, magari realizzate con semplici stampanti 3D. Annunciata ad aprile, la produzione è da allora completamente realizzata all’interno dei propri stabilimenti, non è mai cessata. Anzi, sono state realizzate più varianti, di dimensioni e colori, vendute online su uno store dedicato, e da qualche mese anche nelle farmacie. “Andare nelle farmacie è stata la più grande soddisfazione, è stata una certificazione sulla validità del prodotto”, afferma Cappello.

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Ordini in crescita da ottobre

Diffusissima nel ragusano, dove nei grandi centri – il capoluogo, Modica, Comiso e Vittoria – non è difficile incontrare in strada degli utilizzatori, la vendita avviene in tutto il territorio nazionale, e non solo. “Abbiamo ricevuto ordini da Stati Uniti, Giappone, e anche da molti Paesi europei”, racconta Cappello. Un interesse costante e in crescita, ma senza un vero e proprio successo. “Abbiamo certamente perso il treno della prima ondata – prosegue -, quando le mascherine non erano facilmente reperibili. Abbiamo poi avuto una accelerata degli ordini dalla seconda quindicina di ottobre”. Per produrle sono stati impiegati fino a 50 lavoratori, tra addetti dell’azienda e stagionali. Ma sulle prospettive economiche, Cappello risponde con estrema franchezza: “Non è mai stato il core business di Cappello Group, ma una addiction alle produzioni che fa la nostra azienda per sopperire a una necessità di mercato. Non so se riusciremo a rientrare dall’investimento fatto, semmai andremo a break heaven. Per noi resta una esperienza votata al contributo pubblico”.

Scelta “ecologica”. Ma non piace alla Pa

Le prime produzioni sono state del resto destinate a donazioni “a sanitari e forze dell’ordine”. Un utilizzo nelle Pubbliche amministrazioni che non ha però portato a una adozione nei contratti pubblici, nonostante la Pa sia il maggior acquirente di mascherine. “Non abbiamo mai avuto un aiuto, nemmeno dallo Stato. Non siamo stati interpellati per fare forniture a enti pubblici o scuole”, afferma. Eppure sono tra le poche aziende a produrre “interamente in Italia”. L’amara constatazione che le forniture vengano fatte “al di fuori della produzione nazionale”, una scelta di sistema che stona con la propaganda fatta, da “capitani coraggiosi”. Una scelta che per Cappello ha non solo poco senso dal punto di vista ecologico e ambientale – “con le nostre mascherine si butta solo il filtro, che pesa 0,4 grami, contro i 5 di una mascherina chirurgica”, spiega – ma anche dei costi. Per acquistare, da privati, la Drop Mask sono richiesti circa 16 euro, con 15 filtri inclusi. “Le ricariche poi costano 29 centesimi, le mascherine chirurgiche in media 50”.

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Un futuro anche dopo la pandemia

Ma chi è oggi, superato il problema della reperibilità delle mascherine, l’acquirente di Drop Mask? “Sicuramente un utente di tutte le fasce di età, che magari lavora in settori dove è necessaria una protezione da aerosol, oltre alla riduzione di effetto contagio da Covid-19”, spiega Cappello. Nel corso dell’anno le finiture della mascherina sono peraltro aumentate, portandole a 12, in vari colori e misure, con l’aggiunta anche di accessori come la protezione “Drop Shield” – trasparente. “Lo abbiamo reso in qualche modo anche un accessorio vivace”. Sul futuro il creatore di Drop Mask è però certo che ci sarà una continuità, anche al termine della pandemia. “Non ci sarà sicuramente un uso quotidiano esteso come lo è oggi, ma questo evento che ci ha colpito duramente ci porterà a riflettere nell’uso anche dopo. Sarò il primo che quando andrà su un aereo la indosserà, anche dopo il vaccino che inizia a farci intravedere l’uscita al tunnel”. Ma la mascherina resterà “un’abitudine che ci accompagnerà ancora per parecchi mesi”, conclude Giorgio Cappello.

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Leandro Perrotta
Trentasei anni, tutti vissuti sotto l’Etna. Da quindici scrivo della cronaca di Catania, e da due anni sono presidente del Comitato Librino attivo, nella città satellite dove sono cresciuto.

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